DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 14 aprile 2026
Inizieranno oggi a Washington i colloqui tra l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, la sua omologa libanese, Nada Hamadeh Moawad, l’ambasciatore statunitense in Libano, Michel Issa, e il direttore della pianificazione politica del Dipartimento di Stato americano, Mike Needham. Non sarà semplice trovare una soluzione, rileva il Corriere della Sera. Come prevedibile, la decisione del governo di Beirut di negoziare con Israele «è stata condannata come “tradimento” da Hezbollah (che ieri ha chiesto al governo di cancellare i colloqui) e dai suoi alleati». Inoltre, a causa dell’instabilità della situazione interna il premier Nawaf Salam ha rinviato un viaggio a Washington, dove era previsto un incontro con il Segretario di Stato americano Marco Rubio. In Libano, viene spiegato, «ogni leader sunnita che provi a forzare gli equilibri del sistema o a sfidare frontalmente gli interessi incrociati di Hezbollah, Iran o Israele sa di muoversi su un campo minato».
Proprio attorno alle vicende libanesi si riaccende la tensione tra Roma e Gerusalemme. Ieri il governo israeliano ha convocato l’ambasciatore italiano Luca Ferrari. A irritare Israele, come riporta il Corriere, le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani al suo arrivo a Beirut. Il titolare della Farnesina ha definito «inaccettabili» i raid dell’Idf «che dal 2 marzo scorso hanno causato oltre 2.000 morti e 6.700 feriti in Libano» e ciò ha fatto scattare una reazione «in un momento particolarmente teso, a poche ore dal fallimento dei colloqui di Islamabad tra Teheran e Washington e subito prima dell’inizio del bilaterale tra Israele e Libano».
«Monta ancora la tensione tra Italia e Israele sul Libano», chiosa il Sole 24 Ore. Due settimane fa, ricorda Repubblica, «era stato l’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, ad essere convocato dalla Farnesina, dopo che le autorità israeliane avevano vietato l’accesso al Santo Sepolcro al cardinale Pizzaballa».
Prosegue intanto il conflitto. «L’obiettivo israeliano, in vista delle fragili trattative, è impiantare 15 avamposti in territorio libanese a Sud del fiume Litani. In mezzo ci sono i caschi blu dell’inefficace missione dell’Onu», sottolinea il Giornale. «L’unica via d’uscita è il disarmo di Hezbollah come forza militare», sostiene il politico libanese Abou Nader in una intervista con Avvenire. «La componente politica può continuare ad esistere come partito. Ma i combattenti devono essere reintegrati: una parte nell’esercito, una parte nelle forze di polizia, il resto nella vita civile libanese». Secondo Nader, non tutti agli aderenti a Hezbollah «sono fanatici».
“Da Zucchero alla Albanese spopolano i vip dell’odio contro Israele”, scrive Libero. Per il quotidiano, che parte dalle recenti esternazioni dell’artista sull’80% del music-business mondiale a suo dire in mano agli ebrei, «la forma più tipica dell’ideologia contemporanea è da tempo, diciamo pure dal 7 ottobre 2023, quel racconto furbetto, copia&incollato, a rischio zero e fatturato alto, che assicura la totale empatia con “l’ebreo” in quanto tale, l’ebreo disincarnato o al massimo ricordato a reti unificate una volta all’anno, salvo poi individuare la fonte di tutti i guasti, di tutte le devastazioni, di tutto il Male del mondo…nello Stato degli ebrei».
“Se gli ebrei italiani si sentono più a loro agio con gli ex missini”, titola il Riformista. L’attenzione è in questo caso sull’ultima copertina de L’Espresso su Israele, definita «un’immagine costruita per solleticare i peggiori istinti antisemiti, eccellente operazione di marketing in stile Goebbels 2.0». Ecco quindi «il paradosso storico, elegante nella sua crudeltà: per un ebreo italiano, oggi potrebbe risultare meno sgradevole sedersi accanto a un esponente del centrodestra erede della tradizione missina, che nei fatti si è rivelato assai più amico di Israele di quanto non lo sia questa sinistra che dell’antifascismo ha fatto bandiera e mestiere».