DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 17 aprile 2026

Solo alcuni quotidiani sono oggi in edicola per via dello sciopero dei giornalisti nella giornata di giovedì. Per quanto riguarda il Medio Oriente, la notizia del giorno è il cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano. Il Foglio tra gli altri analizza «limiti e rischi» dell’accordo. Uno dei punti di fragilità dell’assetto, viene spiegato, «è che formalmente Israele non è in guerra con lo stato del Libano, ma con il gruppo Hezbollah, che entra ed esce da queste intese a seconda di quello che decide la Repubblica islamica dell’Iran» e «ora a Teheran fa comodo che il gruppo armato che si muove in Libano anche grazie alla sua legittimità di partito stia fermo per riavviare i colloqui con gli americani». Come riporta il Tempo, la notizia della tregua fra Gerusalemme e Beirut è stata accolta «con sollievo» dai leader europei, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni, che ha parlato di «un’eccellente notizia e mi congratulo con i governi libanese e israeliano per aver raggiunto questo importante risultato grazie alla mediazione degli Stati Uniti». «L’esercito israeliano è sul campo e non è detto che questi giorni di cessate il fuoco lo vedano tirarsi indietro perché il risultato sarebbe sicuro, la riconquista da parte del partito di Dio di ogni posizione perduta», scrive Fiamma Nirenstein (Il Giornale).

«Un reset politico totale in Iran andrebbe a vantaggio di tutti: dopo la caduta del regime avremo un Paese che gestirà con responsabilità il dossier sul nucleare, che eliminerà i legami col terrorismo e che svolgerà un ruolo fondamentale nella stabilizzazione della regione», dichiara Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, in una intervista con il Tempo. «Un esempio in questo senso sarebbero i nuovi rapporti che un Iran libero, laico e democratico potrà intrattenere con Israele. Innanzitutto riprendendo in mano il percorso tracciato dai patti di Abramo, che l’attuale regime osteggia con forza foraggiando il radicalismo e il terrorismo e finanziando con i soldi dei cittadini organizzazioni come Hezbollah e Hamas». Pahlavi si sofferma sulle «radici profonde che ci legano e che l’Iran del futuro potrà consolidare: per noi sono amici, nelle manifestazioni organizzate dalla diaspora iraniana c’è sempre anche una bandiera di Israele».

A proposito di Iran, Il Riformista racconta che le immagini satellitari diffuse in questi giorni mostrano mezzi pesanti al lavoro vicino a Khomeyn, nel centro del Paese: «Scavano, rimuovono detriti, riaprono accessi. Non è semplice manutenzione. È il ritorno in funzione di uno degli elementi più caratteristici della dottrina militare iraniana: le cosiddette “missile cities”. Non si tratta di bunker isolati, ma di vere e proprie reti sotterranee: tunnel profondi, rampe di uscita, depositi e piattaforme mobili di lancio».

La Banca Mondiale ha sospeso Massimiliano Calì, il marito di Francesca Albanese, dal suo incarico all’interno del dipartimento per il Medio Oriente. L’iniziativa, informa Libero, è stata presa dopo la denuncia dell’ong Un Watch per i suoi post anti-Israele. «Apprezziamo la Banca Mondiale per aver finalmente agito contro Calì. Ma non è sufficiente rimuoverlo da questa carica di vertice», ha affermato Hillel Neuer, direttore esecutivo dell’ong. Secondo Neuer, «dopo aver violato palesemente il codice di condotta della Banca Mondiale per oltre un decennio, e aver promosso il terrorismo jihadista, dovrebbe essere completamente rimosso e licenziato». La special rapporteur ha accusato la Banca Mondiale di essere «completamente vile». «Guai a casa Albanese. Marito rimosso e lei perde la testa», titola il Giornale.

Beppe Sala, il sindaco di Milano, ha respinto la richiesta del Consiglio comunale di interrompere il gemellaggio con Tel Aviv. «Chi chiede di abbandonare Tel Aviv sa (o finge colpevolmente di non sapere) che boicottare Tel Aviv significa punire anche quella parte di Israele che più assomiglia all’Europa progressista che Sala rappresenta», chiosa il Foglio. «Un suicidio ideologico mascherato da solidarietà: tagliare quel legame è cedere alla logica del capro espiatorio».

Fabiana Di Segni, consigliera del Municipio XI di Roma, ebrea, ha annunciato il suo addio al Pd. Ne scrive Libero. «Negli ultimi due anni sono stata oggetto di attacchi antisemiti e politici e personali diretti, espliciti, violenti», ha affermato Di Segni, denunciando come «più volte sono state sollecitate le mie dimissioni da componenti di sezione, passate nel silenzio di molti, a questo non è mai seguito purtroppo nessun lavoro concreto da parte dei vertici del Pd».