LA RIFLESSIONE – Alberto Heimler: Un irrazionale coerente alla Casa Bianca

Da tempo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump viene considerato un uomo irrazionale al limite della patologia, non solo nelle conversazioni al bar, ma nei dibattiti pubblici e negli articoli di giornale. Già si pensava che non sapeva cosa faceva con l’introduzione dei dazi nel commercio internazionale, ma il limite secondo la maggior parte dei commentatori – soprattutto italiani – è stato raggiunto con l’arresto del presidente del Venezuela Nicolás Maduro a Caracas e con l’attacco all’Iran.
Se Donald Trump fosse davvero irrazionale, ci si aspetterebbe risultati sistematicamente incoerenti e caotici. Guardando invece a Venezuela e Iran, non è così. Per lo meno in questi primi mesi si osserva una certa coerenza tra mezzi utilizzati e obiettivi raggiunti. Non ci si può fermare ai mezzi. 
E invece per il Venezuela tutti si fermano all’arresto di Maduro e criticano la presidenza americana senza alcuna valutazione dei risultati. Eppure è ciò che è successo dopo a essere decisivo.
Maduro è oggi detenuto in un carcere federale americano in attesa di giudizio, con accuse gravi e apparentemente fondate. Nel frattempo, però, nel Paese si osservano sviluppi incoraggianti: i prigionieri politici vengono progressivamente liberati, gli esiliati tornano, gli investitori cercano nuove opportunità e diversi Paesi riaprono le loro ambasciate a Caracas. Le speranze dei venezuelani, represse per decenni, stanno riemergendo, pur in presenza di rischi di destabilizzazione ancora molto alti. 
Si dice che gli Stati Uniti abbiano agito per il petrolio venezuelano. Può darsi. Ma gli effetti, se ci saranno, si vedranno nel lungo periodo: per rilanciare un’industria petrolifera devastata da anni di cattiva gestione serviranno investimenti enormi, secondo alcune stime oltre 100 miliardi di dollari. Nell’immediato, ciò che conta è che, senza la caduta di Maduro, evoluzioni di questo tipo sarebbero state difficilmente immaginabili, per lo meno con questa rapidità. 
Passando all’Iran, la critica maggiore dell’intervento americano e israeliano è l’aumento del prezzo petrolio che i paesi importatori sono costretti a sopportare con effetti negativi sulla crescita e l’inflazione. Il problema però è politico-strategico. Il regime degli ayatollah ha costruito negli anni una rete di influenza regionale e ha perseguito un rafforzamento militare e nucleare che minaccia direttamente Israele e, più in generale, l’equilibrio del Medio Oriente, incluso il controllo delle sue ingenti risorse energetiche. Il rischio posto dall’Iran è esistenziale e non solo per Israele. 
In questo contesto, lo snodo decisivo è lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20% del consumo mondiale di petrolio. L’Iran può minacciarne la chiusura, ma dipende esso stesso da quel passaggio per esportare petrolio e importare beni essenziali.
La risposta americana – il blocco del traffico – trasforma questa vulnerabilità in leva negoziale. In breve tempo, l’Iran potrebbe trovarsi senza sbocchi per il suo petrolio e senza approvvigionamenti alimentari sufficienti, con effetti economici potenzialmente devastanti.
È su questa pressione che si fonda la possibilità di spingere Teheran al negoziato e ad accettare le richieste americane. Se ciò accadesse, anche senza un cambiamento immediato di regime, le politiche iraniane potrebbero mutare in modo significativo, con effetti positivi sull’intero equilibrio regionale. 
In Venezuela come in Iran, dunque, azioni giudicate temerarie stanno producendo effetti che sembrano andare nella direzione opposta rispetto a quella prevista dai critici.
Il punto non è negare i rischi che naturalmente ancora ci sono, ma comprendere la logica. Azioni che appaiono irrazionali se valutate isolatamente possono risultare coerenti – e persino efficaci – se inserite in una strategia più ampia. 
Chi critica non dovrebbe fermarsi alle valutazioni di primo impatto e ignorare così gli effetti strategico-politici delle azioni di politica internazionale. Il mondo è complesso e dobbiamo sforzarci di comprederne tutte le possibili interrelazioni. 

Alberto Heimler