DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 20 aprile 2026

Come finirà il negoziato Usa-Iran? Per il politologo Ian Bremmer, intervistato dal Corriere della Sera, Trump ora è in «un vicolo cieco» e l’unica cosa che può fare è «scegliere il danno minore» e cioè «dichiarare vittoria e chiuderla qui». Secondo Bremmer, «occorre tenere in conto che c’è una certa tendenza ad atteggiarsi, da entrambe le parti: per esempio, anche ai tempi del primo round di negoziati, prima gli iraniani hanno detto che una tregua in Libano era il prerequisito per sedersi al tavolo, ma poi sono andati a Islamabad anche senza ottenerlo». E se gli ayatollah ora fanno la voce grossa «per mandare il messaggio che non avvertono un bisogno disperato di negoziare», non è in realtà detto che non vogliano farlo. «Se gli iraniani non si presentano ai colloqui, si tornerà ai bombardamenti», dice alla Stampa il politologo israelo-iraniano Meir Javedanfar. A suo dire Trump «non ha altra scelta», perché «non può permettersi di uscire da questa situazione con un Iran che conserva uranio al 60%, controlla Hormuz e passa per vincitore». Javedanfar ritiene comunque che ci siano segnali rilevanti nella direzione di un accordo.

Su vari giornali si discute sul futuro della missione Unifil, anche alla luce dell’attacco in cui è morto un soldato francese. «Il presidente Macron ritiene che l’attacco sia opera di Hezbollah. Perché secondo lei li hanno colpiti?», chiede Repubblica al generale Maurizio Fioravanti, paracadutista ed ex comandante della Folgore. «Perché è la longa manus dell’Iran», risponde il generale. «Da quando il governo libanese ha intensificato gli sforzi per il disarmo di Hezbollah abbiamo avuto conferma di presenza di tanti iraniani anche nel sud del Paese». Per Fioravanti, operativo a Beirut nel 1982, «la decisione di iniziare le ostilità contro Israele da parte di Hezbollah dimostra la sua sudditanza dall’Iran: ha riportato la guerra e ha profondamente diviso la stessa comunità sciita». «Sono preoccupato per il Libano e non da oggi», dichiara al Corriere il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto. «Quel che è successo al soldato francese è da attribuire a Hezbollah, che è la prima a non volere la pace. Sono un’organizzazione terroristica e sanno che la pace e l’eventuale disarmo corrispondono alla loro fine».

La messa in scena di The death of Klinghoffer ha inaugurato il festival del Maggio musicale fiorentino. L’opera «ha avuto sempre vita difficile» e «i teatri la evitano come la peste perché fin dal primo momento è stata accusata di antisemitismo», scrive Repubblica, segnalando «le proteste delle comunità ebraiche locali» ogni volta che è stata proposta. A Firenze, all’esterno del teatro, hanno protestato stavolta dei gruppi propal. A loro dire, evocare un atto di terrorismo compiuto da un commando palestinese quale quello di cui fu vittima l’ebreo statunitense Leon Klinghoffer metterebbe «in cattiva luce la lotta di questo popolo»

Il presidente argentino Javier Milei è in visita in Israele e ha firmato a Gerusalemme gli Accordi di Isacco con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L’intesa, informa il Tempo, punta a consolidare i legami «diplomatici, commerciali, culturali e di sicurezza» tra Israele, Argentina e altri potenziali partner.

Ha fatto il giro del web l’immagine di un militare dell’Idf che profana una statua di Gesù in Libano. L’episodio sarebbe avvenuto nel villaggio cristiano maronita di Debel, vicino al confine. Ne parla Repubblica. «Se questa è davvero una foto reale e recente, condanniamo l’azione come non in linea con i valori delle Forze di Difesa Israeliane e con il comportamento che ci si aspettiamo dai nostri soldati», ha scritto su X il portavoce dell’esercito, il tenente colonnello Nadav Shoshani.

“Flotilla a picco sul sesso”; titola il Giornale, segnalando un certo «imbarazzo a bordo» della spedizione propal appena ripartita alla volta di Gaza. Un gruppo palestinese, si legge, avrebbe rimproverato a uno dei leader della Flotilla di «essersi dedicato ad attività molto prosaiche con più di una compagna militante».

Come racconta Libero, sabato notte una sinagoga nel nord-ovest di Londra è stata presa di mira in un attacco incendiario. Si tratta del terzo attacco contro un sito ebraico negli ultimi giorni. Sul posto sono subito intervenute le autorità. Il locale, informa Domani, «ha subito qualche lieve danno da fumo».