DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 21 aprile 2026

A Islamabad tutto è pronto per un nuovo round di colloqui tra Usa e Iran, con le delegazioni del vicepresidente Usa JD Vance e dello speaker del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf attese in giornata. «Iran, il giorno della verità», titola Repubblica. Il cessate il fuoco scade mercoledì sera, ora di Washington e il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato: «Senza accordo molte bombe inizieranno a esplodere». L’ipotesi più realistica è un memorandum che prolunghi il cessate il fuoco rimandando i nodi veri a future negoziazioni: una soluzione che Trump potrebbe rivendicare come vittoria, ma che a Teheran «non piace affatto», spiega Repubblica. Secondo il Giornale, all’interno del regime iraniano c’è una profonda spaccatura: Ghalibaf ha definito «estremisti» gli oppositori interni all’accordo, mentre sulla rete intranet Eitaa c’è chi lo accusa di «tradimento» e inneggia alla sua fine. Nel mirino anche il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ghalibaf ha ammesso che lui e Araghchi «potrebbero essere rimossi».

Giovedì si terrà a Washington un secondo round di negoziati tra Israele e Libano, al dipartimento di Stato, con l’obiettivo di arrivare a un cessate il fuoco permanente o quantomeno estendere la tregua di dieci giorni in corso, riportano i quotidiani. Hezbollah risponde con minacce: «Qualsiasi zona cuscinetto istituita dall’esercito israeliano sarà abbattuta», ha dichiarato il deputato Hassan Fadallah, chiedendo al presidente libanese Joseph Aoun di abbandonare i negoziati diretti con Israele. Al centro della contesa, scrive il Sole 24 Ore, c’è anche la nuova «linea gialla» pubblicata dalle Idf domenica, che ridisegna di fatto i confini tra i due paesi estendendo la presenza israeliana fino al Mediterraneo e includendo nella zona sotto controllo israeliano il giacimento di gas di Qana. Sul terreno, riporta il Giornale, le Idf hanno raso al suolo alcuni villaggi al confine «che fungevano da avamposti terroristici di Hezbollah», mentre Netanyahu ha ribadito che «Israele non ha ancora finito il lavoro».

Secondo Repubblica, lo scenario di intesa in Libano e Iran per il primo ministro israeliano «è da incubo». «Se il conflitto si conclude ora, nessuno degli obiettivi da lui promessi – rovesciare il regime, distruggere il programma nucleare e quello missilistico dell’Iran – sarà raggiunto. A sei mesi dalle elezioni, è una bella grana: i suoi consensi sono già in calo», sostiene il quotidiano. Inoltre l’intelligence militare israeliana ha lanciato l’allarme: «Se un eventuale accordo tra Usa e Iran non impone restrizioni all’industria missilistica iraniana, Teheran sarà in grado di accumulare migliaia di missili in pochi anni, costringendo Israele a una nuova guerra».

«La condotta del soldato è totalmente incoerente con i valori che ci si aspetta dalle nostre truppe»: così il portavoce dell’esercito israeliano, commentando la foto di un soldato delle Idf immortalato mentre abbatte con una mazza una statua di Gesù crocifisso nel villaggio cristiano di Debl, nel Libano meridionale. La foto ha fatto il giro del mondo in poche ore, riportano Corriere della Sera e Repubblica, generando un caso internazionale. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha parlato di «atto grave e vergognoso» scusandosi «con ogni cristiano i cui sentimenti sono stati feriti», il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha espresso «profonda indignazione e condanna senza riserve», il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani ha definito l’episodio «inaccettabile». Il primo ministro israeliano Netanyahu si è detto «sotto choc, sbalordito e rattristato», ricordando però come «la popolazione cristiana in Israele prospera. Israele è l’unico luogo in Medio Oriente che rispetta la libertà di culto per tutti» (Repubblica). La vicenda, nota il Giornale, «rischia di inimicare i maroniti tendenzialmente non allineati con Hezbollah». «Dopo la furia iconoclasta dell’Isis e dei Talebani contro migliaia di simboli delle altre religioni, il testimone dell’intolleranza passa a un militare israeliano», scrive Libero. Sul Giornale, Fiamma Nirenstein commenta: «Quell’unico soldato iconoclasta, un vero idiota isolato, è già diventato un simbolo di ciò che si vuol credere: i soldati israeliani sono cattivi».

«Sempre più in bilico l’Accordo di associazione tra Europa e Israele», titola il Sole 24 Ore, raccontando come oggi se ne discuta al Consiglio dei ministri degli Esteri in Lussemburgo, con la Spagna che ha annunciato la richiesta ufficiale di sospensione. L’Alta Rappresentante Kaja Kallas ha confermato che «alcuni Stati membri hanno messo sul tavolo la sospensione», che richiede il consenso unanime. Il ventaglio di misure contro Israele, scrive La Stampa, è ampio: «Dall’inserimento nella lista nera dei coloni violenti e dei ministri estremisti Ben Gvir e Smotrich», fino alla sospensione degli accordi commerciali con Gerusalemme e all’esclusione dal programma di ricerca Horizon. La sospensione totale dell’accordo richiede l’unanimità e resta impraticabile, aggiunge il quotidiano torinese, ma quella della sola parte commerciale richiederebbe la maggioranza qualificata: se Italia o Germania cambiassero posizione, il fronte guidato da Sánchez avrebbe la maggioranza. La Stampa intervista la leader Pd Elly Schlein, che chiede al governo di schierarsi a Bruxelles a favore della sospensione dell’accordo con Israele.

«Mi hanno colpito perché portavo la kippah. Mi gridavano “ebreo di m…” in arabo»: un uomo di 62 anni è stato aggredito a calci e pugni domenica pomeriggio in via Giuseppe Bagnera, nel quartiere Marconi di Roma, da due uomini presumibilmente nordafricani poi fuggiti. Ricoverato al San Camillo con ferite e una lesione a un occhio, è stato dimesso dopo alcune ore e ha sporto denuncia. Le indagini sono seguite dalla Digos, sono stati acquisiti i filmati delle telecamere di sorveglianza, il reato ipotizzato è lesioni aggravate dall’odio razziale, raccontano il Corriere della Sera e Repubblica. Un «episodio inaccettabile che colpisce i valori più profondi di Roma» ha condannato il sindaco della capitale, Roberto Gualtieri. La presidente Ucei Livia Ottolenghi, sottolinea il Corriere, teme «che via via si ridurranno sempre più gli spazi per esprimerci liberamente». In Italia nel 2025 sono stati selezionati 963 episodi di antisemitismo, 320 dei quali atti fisici, in costante crescita.

«Lo hanno aggredito solo perché è un ebreo. C’è un odio crescente»: così Victor Fadlun, presidente della comunità ebraica di Roma, commenta al Corriere della Sera l’aggressione di viale Marconi. Fadlun individua due matrici dell’antisemitismo contemporaneo: «Uno ideologico, nato e cresciuto in Europa, e uno di stampo jihadista. Il dramma è che queste due forme si stanno compattando». Dopo la notizia, sui social degli esponenti della comunità sono apparsi commenti «che augurano il ritorno di Hitler e la soluzione finale». Fadlun cita anche «l’incapacità di distinguere la realtà degli ebrei italiani dalle dinamiche mediorientali» come «prova di quanto siano profondi ignoranza e pregiudizio anche tra certi politici e sedicenti intellettuali». La risposta della comunità: «Non pieghiamo la testa e non ci lasciamo intimidire».

L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane non parteciperà alle celebrazioni ufficiali del 25 aprile a causa della coincidenza con lo Shabbat, «nel rispetto delle prescrizioni religiose, pur avendovi già aderito formalmente». L’Ucei, segnala in una breve il Corriere, ha confermato invece la propria presenza con gonfalone alle celebrazioni di Bologna, dove oggi ricorre l’anniversario della Liberazione della città, «alla quale la Brigata ebraica contribuì in modo significativo».

A Milano il 25 aprile si annuncia di tensione: ieri i movimenti pro-Pal hanno occupato il Consiglio comunale e tenuto un sit-in in piazza Duomo contro il sindaco Beppe Sala, che ha difeso il gemellaggio con Tel Aviv per «non spegnere quella fiammella», racconta il Giornale.

Il Foglio intervista lo storico Dominic Green sulla fuga degli ebrei britannici dopo una serie di attacchi incendiari a sinagoghe nel nord-ovest di Londra: «Siamo a un solo attacco di massa da quello che potrebbe essere l’inizio della fine della vita ebraica in Gran Bretagna». «Se l’Inghilterra perderà gli ebrei, sarà una decisione del governo inglese», avverte Green, che individua nel fallimento laburista nella gestione del multiculturalismo e nella dipendenza dal voto islamico le radici politiche del fenomeno.

Nel giorno di Yom HaZikaron, la Stampa segnala tensioni interne all’esercito israeliano, dove emergono episodi di intolleranza: soldate punite per abiti «succinti» e comportamenti giudicati offensivi verso la religione. Si tratta di «segnali di frattura» che, pur condannati dall’opinione pubblica, indicano un cambiamento culturale dentro le Idf, sempre più influenzato da correnti religiose e ultraconservatrici, spiega il quotidiano torinese.

Il Riformista contesta una pubblicità apparsa sul Corriere della Sera che chiede di boicottare Israele collegando la guerra al caro carburante: una tesi fuorviante, sottolinea il quotidiano, ricordando come l’aumento dei prezzi del petrolio è legato alle politiche dell’Iran e alla sua alleanza con la Russia, non alle operazioni israeliane. Attribuire a Gerusalemme la responsabilità del conflitto è «un’illusione» nonché «un’altra vittoria dell’Iran».

Il Foglio racconta il debutto al Maggio Musicale Fiorentino di The Death of Klinghoffer di John Adams, per la regia di Luca Guadagnino: tredici minuti di applausi in sala, picchetti pro-Palestina fuori. L’opera del 1991, che ricostruisce il dirottamento dell’Achille Lauro e l’uccisione dell’ebreo americano disabile Leon Klinghoffer da parte del Fronte per la Liberazione della Palestina, «ha sempre causato polemiche, prima vituperata come filo palestinese, adesso come filo israeliana».