DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 22 aprile 2026
I fari della stampa restano puntati sul negoziato Usa-Iran. Donald Trump ha annunciato l’estensione della tregua, ma le trattative restano ancora in stallo.
Tra Usa e Iran chi ha vinto?, chiede il Corriere della Sera al filosofo politico Michael Walzer. «Persone da entrambe le parti cercheranno di dichiarare vittoria», risponde l’autore di Esodo e rivoluzione. «Per Trump deve essere molto importante. Temo che non sia pronto ad accettare quello che diplomatici americani razionali potrebbero definire un decente cessate il fuoco o trattato, ma forse potrà farlo». Walzer ritiene che Israele sia «in una posizione fortemente indebolita» rispetto al passato «anche se credo che in Libano, se ci fosse una volontà di trattare sul serio con il governo libanese», esistano «reali opportunità per un accordo di pace».
La Stampa domanda al politologo Gilles Kepel chi sia avvantaggiato nelle trattative tra Washington e Teheran. «Direi più gli Usa», afferma Kepel. «L’Iran è indebolito. Il territorio è stato bombardato, le infrastrutture distrutte e il suo asso nella manica, che era il controllo dello Stretto di Hormuz, gli si è ritorto contro dopo il controblocco applicato dagli Stati Uniti. Questa situazione va a colpire direttamente le risorse finanziarie di Teheran, che provengono esclusivamente dalla vendita del suo petrolio». Secondo Kepel, il principale ostacolo alla pace in questo momento è Hezbollah: «È stato indebolito militarmente e continuerà ad esserlo nel caso in cui si dovesse arrivare ad un cessate il fuoco, perché Teheran non potrebbe lanciare altre offensive. Oggi in Libano c’è un rigetto molto forte nei suoi confronti».
Rimozione dal servizio e 30 giorni di carcere. È questa, racconta il Corriere della Sera, la decisione presa dalle Forze di Difesa israeliane nei confronti del soldato che «l’altro giorno ha profanato una statua di Gesù nel Sud del Libano, abbattendola con una mazza, e per l’altro militare che ha filmato l’accaduto». “Profani il Crocifisso? L’Idf ti punisce subito”, titola il Riformista. «Israele non fa sconti alle mele marce», viene spiegato. «Nessun insabbiamento, nessun imbarazzo, nessun tentennamento: chi sbaglia paga. Un caso isolato trattato in maniera esemplare. Una lezione di integrità morale che dovrebbe fare scuola in Occidente». Per Il Foglio, «non c’è bisogno di aspettare che un soldataccio israeliano colpisca una statua per aprire bocca sulla condizione di persecuzione e sottomissione dei cristiani in Medio Oriente: dove, per inciso, l’unico paese in cui aumentano di numero anziché diminuire è uno soltanto». E, viene aggiunto, «non è difficile indovinare quale».
Davide Assael, su Domani, scrive che l’arresto del responsabile è «un punto di partenza importante, ma solitamente, quando queste vicende escono dagli occhi dei riflettori, prevale l’estrema indulgenza». Assael sottolinea come il problema sia la presenza di «una componente razzista, suprematista e anti-araba» nel governo.
Lo 007 israeliano morto sul lago Maggiore nel maggio del 2023 lavorava a un’operazione contro il regime iraniano. Lo ha svelato il direttore uscente del Mossad, David Barnea, intervenendo a una cerimonia per Yom HaZikaron. Per Repubblica, si tratta di «un’ulteriore conferma di quanto già si sapeva da tempo: la tragica gita in barca dove morirono quattro persone era in realtà un incontro fra spie, un’operazione dei servizi segreti italiani in collaborazione con quelli israeliani».
Rispetto alle istanze di boicottaggio anti-Israele ancora popolari nel nostro Paese, Emanuele Calò rileva sul Riformista che «in Italia vi è una densa e rilevante rete di pacifisti, intessuta da diversi atenei, per la quale batte il cuore di tutti gli italiani: quelle risorse generosamente spese per chiedere la rottura di accordi non potrebbero essere altrettanto generosamente dirottate verso iniziative di pace? Non sarebbe più vivibile il mondo se anziché rompere accordi li allacciassimo?».
Su Avvenire il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, riflette su sfide e criticità del dialogo interreligioso. Uno dei punti sollevati è se esista uno spazio comune e condiviso di pensiero e azione aldilà dei vincoli scritturali ed esegetici. In questo senso, «la strada teologica pare irta di ostacoli» e «forse basterà pensare che Abramo è il padre di una moltitudine di fedeli ciascuno dei quali si collega in un modo o nell’altro alle scelte di Abramo e che questo collegamento porta benedizione al mondo».
Mattia Feltri, nel suo Buongiorno sulla Stampa, si sofferma sull’allarme antisemitismo partendo dal recente episodio di Roma. «Credo sia sbagliato sostenere che Benjamin Netanyahu, la destra israeliana e la loro ferocia portino la colpa della recrudescenza», scrive Feltri. «In realtà non hanno forgiato nuovi antisemiti, hanno involontariamente smascherato chi lo era già fornendogli l’alibi perfetto. Quello che prima era nascosto perché inaccettabile, ora è manifesto perché accettato».
Il Giornale racconta la nuova iniziativa dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo (Carc) in vista dell’imminente Festa della Liberazione. Sul proprio sito i Carc hanno invitato le «masse popolari» a «organizzarsi per fare del prossimo 25 Aprile una giornata di lotta contro chi oggi affama il Paese e si sottomette ai gruppi imperialisti Usa e ai sionisti sostenendo i loro crimini». Si terrà nel pomeriggio alla Camera, organizzata da Pd, Movimento 5 Stelle e Avs, la conferenza stampa di presentazione della prossima Flotilla in partenza per Gaza. “Lo show anti Israele. Flotilla fa tappa alla Camera”, titola il Tempo, segnalando come sui social il lancio della seconda spedizione sia accompagnato da tempo con post che «accusano Israele di genocidio e lo paragonano al regime nazista