LA POLEMICA – Emanuele Calò: Un annuncio a metà
Sul Corriere della Sera del 20 aprile 2026 compare un curioso annuncio: «Perché il popolo italiano deve pagare il prezzo di una guerra che non ha iniziato? Le Istituzioni europee si incontreranno il 21 aprile, l’Italia ha il potere di fermare Israele votando la sospensione degli accordi commerciali UE-Israele. Leggi la lettera aperta e unisciti all’appello nazionale: stop-accordi-israele.com».
Sennonché, l’Unione europea, assieme al Regno Unito, ebbe a rilasciare una Dichiarazione comune sulla situazione in Libano il 31 marzo 2026, che recita «Noi, ministri degli esteri del Belgio, della Croazia, di Cipro, della Francia, della Grecia, dell’Italia, di Malta, dei Paesi Bassi, del Portogallo e del Regno Unito, e l’alto rappresentante dell’Unione europea, esprimiamo il nostro pieno sostegno al governo e al popolo libanese, che ancora una volta stanno subendo le drammatiche conseguenze di una guerra che non è loro. Esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia delle vittime e la nostra solidarietà alla popolazione civile colpita da questa guerra sia in Libano che in Israele. La responsabilità di questa situazione è di Hezbollah. Condanniamo fermamente gli attacchi di Hezbollah a sostegno dell’Iran contro Israele, che devono cessare immediatamente».
Dal canto suo, nel contesto della crisi del 2026, l’Iran ha ufficialmente stabilito che la fine degli attacchi israeliani in Libano è una condizione imprescindibile per procedere verso un accordo di pace più ampio con gli Stati Uniti e per il mantenimento della stabilità regionale. Ne consegue che vi è un nesso fra Iran ed Hezbollah, e che per siglare un accordo di pace, Israele non dovrebbe reagire ad un attacco sferratogli da Hezbollah.
Ma torniamo all’annuncio. Visto che la guerra contro l’Iran è stata sferrata da Israele e Stati Uniti d’America, perché gli italiani dovrebbero agire soltanto contro Israele e non contro il partner più importante, che sono gli USA? Questo non emerge dall’annuncio; dovendo escludere qualsiasi animosità, attendiamo il prossimo annuncio per meglio capire.
Il costo della benzina dipende da diverse potenze, e Israele è la meno importante. Poiché la data indicata nell’annuncio scade il giorno seguente, il solo risultato pratico sarà che gli automobilisti (ma anche i camionisti, le aziende che necessitano del combustibile per vivere e così via) malediranno Israele ogniqualvolta si insinueranno in una stazione di servizio.
Ora, noi non vorremmo alcun atteggiamento ostile: né verso l’Iran, né verso la Russia, né verso gli USA o Israele, e così via. In Italia vi è una densa e rilevante rete di pacifisti, intessuta da diversi Atenei, per la quale batte il cuore di tutti gli italiani. Quelle risorse generosamente spese per chiedere la rottura di accordi, non potrebbero essere altrettanto generosamente dirottate verso iniziative di pace? Non sarebbe più vivibile il mondo se anziché rompere accordi, li allacciassimo? Jean-Paul Sartre, nel suo manifesto «L’esistenzialismo è un umanesimo» diceva che il sentimento si dimostra coi fatti. Poiché l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie, spendiamo queste benedette risorse per un’iniziativa di pace. Facciamo la pace con quell’antipatico (si fa per dire) del benzinaio e rendiamocelo amico, dicendogli, come Martin Luther King, che anche noi abbiamo un sogno: quello kantiano della pace perpetua. Non è detto che il benzinaio (Oddio, nel termine c’è in mezzo la parola Sinai!) sia un filosofo e, se lo fosse, non sappiamo se sia sartriano o heideggeriano; sappiamo però che preferirebbe essere in mezzo alla pace anziché alla guerra.
Emanuele Calò