DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 23 aprile 2026
«È possibile» che i negoziati riprenderanno quanto prima, forse già venerdì, ha dichiarato Donald Trump al New York Post, ma le scadenze del presidente Usa «vengono prese da tutti con le pinze», racconta il Corriere della Sera. Secondo Axios, Trump sarebbe pronto a concedere altri tre-cinque giorni di cessate il fuoco, ma non aspetterà per sempre. Nel frattempo la tregua è «più fragile che mai»: l’Iran ha sparato contro tre navi nello Stretto e ne ha sequestrate due. L’editorialista del Washington Post David Ignatius scrive di non aver «mai visto un negoziato così»: Iran e Stati Uniti vogliono entrambi un accordo ed entrambi si comportano come se non lo volessero. «È come quando vai al bazar», osserva Ignatius, «e se vuoi fare un buon affare non devi mostrare di volere il tappeto, ma di essere pronto ad andartene senza comprarlo». Sullo sfondo, il rischio dei costi dell’energia resta «un problema politico grave per la Casa Bianca» in vista delle elezioni di midterm di novembre.
Ai colloqui di oggi a Washington il Libano chiederà una proroga alla tregua di un mese, ma le armi non tacciono, spiega il Giornale, citando alcuni attacchi israeliani contro Hezbollah, in cui la giornalista libanese Amal Khalil è rimasta uccisa. È deceduto anche il secondo militare francese dell’Unifil, colpito sabato scorso da Hezbollah. Funzionari israeliani avvertono che Israele si sta preparando alla possibilità che il cessate il fuoco con il movimento sostenuto dall’Iran possa crollare «in qualsiasi momento».
«Più che gli ebrei ad aver custodito lo Shabbat, è lo Shabbat ad aver custodito gli ebrei». Così il rabbino Roberto Della Rocca, direttore del Dipartimento cultura dell’Ucei, spiega sul Corriere della Sera l’assenza delle comunità ebraiche dalle celebrazioni del 25 aprile, che quest’anno cade di sabato. L’assenza, precisa il rav, «non è un passo indietro»: tiene insieme memoria della Liberazione e fedeltà alla propria identità. Della Rocca ricorda che negli ultimi anni la presenza ebraica al 25 aprile «è stata talvolta contestata, marginalizzata, quando non apertamente osteggiata», eppure le comunità hanno continuato a esserci, segnando una differenza con «alcune forze che oggi si impongono come protagoniste del 25 aprile e che durante la guerra erano dalla parte degli aguzzini». Oggi, prosegue il rav, molte celebrazioni si sono trasformate in «slogan vuoti» e «contrapposizioni ideologiche», rischiando di smarrire il senso profondo della ricorrenza. «Dichiararsi antifascisti non basta per esserlo» perché «come ricorda un noto insegnamento rabbinico, “è stato più facile uscire dall’Egitto che far uscire l’Egitto da dentro noi stessi”». «La libertà non è un grido, né un evento improvviso; è un percorso interiore», conclude Della Rocca.
Lo scrittore israeliano Etgar Keret, in un testo pubblicato dal Corriere, riflette sul boicottaggio letterario, che definisce una doppia offesa: verso l’autore e verso l’opera stessa. «Nella mente del boicottatore, l’artista è qualcuno che ci fornisce beni e servizi», scrive Keret, «proprio come l’idraulico, il tassista o il ristoratore». Una visione che cancella l’arte come «finestra spalancata sull’esperienza particolarissima del suo creatore». Se avesse aderito alla logica dei boicottaggi, sottolinea lo scrittore, non avrebbe mai letto Eliot, Céline o Pound, tre antisemiti dichiarati «i cui libri mi hanno insegnato tanto di me stesso e del mondo, molto di più rispetto a un’infinità di altre opere». La chiusa è amara: qualcosa si è interposto tra il mondo della sua giovinezza, «in cui l’arte era una nube irraggiungibile che aleggiava sopra di me nel cielo», e quello in cui vive suo figlio, «in cui l’arte non è tenuta in maggior considerazione di un adesivo per paraurti».
Mentre Israele celebrava Yom HaZikaron, il Parents Circle Family Forum ha tenuto la sua cerimonia alternativa: duemila partecipanti a Tel Aviv e duecento palestinesi a Gerico, collegati a distanza. «Noi uniti dal dolore chiediamo la pace», titola Avvenire, citando la storica portavoce di Parents Circle, Robi Damelin.
Quaranta cittadini israeliani sono stati fermati all’aeroporto di Mosca Domodedovo, lasciati senza acqua, cibo e servizi igienici: le forze di sicurezza avrebbero detto loro che Teheran è alleato di Mosca e chiunque sia suo nemico «è anche nostro nemico». È dovuto intervenire il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar per sbloccare la situazione, spiega il Foglio. L’episodio segue di una settimana l’approdo al porto di Haifa di una nave della flotta ombra russa con grano ucraino, che Israele ha lasciato ripartire ignorando le richieste di Kiev. Per il Foglio il messaggio è chiaro: «Lo Stato ebraico ha preso uno schiaffo in faccia dal Cremlino. È il momento di svegliarsi e capire che nelle zone d’ombra ci sono soltanto rischi».
Il conduttore televisivo russo Vladimir Solovyev è tornato all’attacco contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo i primi insulti sessisti, rivendicando tutto e definendola «fascista», mentre si autoproclamava «ebreo antifascista» vittima di persecuzioni italiane. Repubblica riporta le proteste bipartisan del Parlamento italiano contro Mosca, la convocazione dell’ambasciatore russo alla Farnesina e la solidarietà del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «Pieno rispetto a te, Giorgia, e a tutta l’Italia».
«Sono stata colpita come ebrea. Questo è antisemitismo». Fabiana Di Segni, consigliera del Municipio XI di Roma, descrive al Riformista la sua uscita dal Pd dopo anni di «ambiguità, silenzi e sottovalutazioni» di fronte all’antisemitismo. Le era stato scritto che Hitler avrebbe dovuto «completare il compito» e le veniva chiesto conto, «come ebrea», delle scelte del governo israeliano. «Quando un partito non interviene davanti all’odio, il silenzio non è neutralità: è una scelta», denuncia Di Segni, che accusa una parte della sinistra di «non poter essere antifascista a giorni alterni». «Non si può sventolare la memoria il 27 gennaio e poi tollerare l’antisemitismo quando si traveste da antisionismo radicale».
Il Coordinamento per la Pace di Milano ha annunciato il suo veto alla presenza della Brigata ebraica al corteo del 25 aprile, definendo Israele «Stato terrorista, colonialista e genocida», riporta Libero. Il corteo milanese si dividerà in tre tronconi con comizi finali separati: l’Anpi in piazza Duomo, lo spezzone palestinese verso piazza Firenze, il Coordinamento per la Pace in piazza San Fedele.
Un 19enne di Pavia è stato arrestato dalla Digos di Milano con l’accusa di aver promosso e diretto una rete di propaganda neofascista, neonazista e antisemita su Telegram e TikTok, con oltre un migliaio di follower (Corriere, Stampa, Repubblica). Il suo «Manifesto della terza posizione» invitava a uscire «fuori di casa con le spranghe» e a organizzarsi in «squadroni d’azione rivoluzionaria»: una «incubatrice per lupi solitari», la definisce la gip. Nelle chat circolavano copie del Mein Kampf, video del massacro di Christchurch, inni a Hamas e appelli al genocidio degli ebrei, con Meloni e Schlein definite «burattine degli ebrei».
La relatrice speciale Onu Francesca Albanese ha puntato il dito contro Italia e Germania in una conferenza stampa all’Eurocamera: «È anche colpa vostra se il genocidio continua», accusando i due paesi di «schizofrenia» per non aver rinnovato il memorandum sulla Difesa con Israele ma aver sostenuto l’accordo di associazione Ue-Gerusalemme. Libero replica alla relatrice: «Prendersela con l’asse Roma-Berlino è un grande classico che evoca vibrazioni da anni Trenta e Quaranta»
Mentre il tour europeo di Kanye West perde pezzi – concerti cancellati in Regno Unito, Francia, Polonia e Svizzera per le sue dichiarazioni antisemite e la t-shirt con la svastica – l’unica data italiana, il 18 luglio a Reggio Emilia, resta in piedi con 70mila biglietti già venduti, sottolinea La Stampa. Comunità ebraica di Modena e Reggio, Anpi, Istituto Cervi protestano, l’ex deputato Pd Emanuele Fiano ha chiesto l’intervento del ministro degli Interni Matteo Piantedosi, ma il sindaco di Reggio Marco Massari si è chiamato fuori: «Le sue dichiarazioni sono inaccettabili, ma l’evento è organizzato da privati e in assenza di motivi di ordine pubblico il Comune non può vietarlo».