DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 24 aprile 2026
Il Corriere della Sera intervista Livia Ottolenghi, presidente dell’Ucei, alla vigilia del 25 aprile. L’adesione alla Festa della Liberazione è «piena e convinta», chiarisce, ma le comunità non saranno in piazza come istituzioni per via dello Shabbat. Sull’antisemitismo i dati sono allarmanti: nel 2025 gli episodi in Italia sono cresciuti del 400% rispetto al 2022 e del 100% rispetto al 2023. «In questi primi mesi del 2026 quel dato si è purtroppo consolidato, vediamo una tendenza identica. Questo, sì, mi preoccupa», afferma Ottolenghi, che denuncia anche la «incredibile tolleranza» dei social verso i discorsi d’odio: «Certe reazioni non sarebbero mai tollerate verso qualsiasi altra diversità. Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, anche asperrime, verso il governo di Israele. Ma sono inaccettabili quando si colorano di antisemitismo». La presidente Ucei denuncia inoltre l’«automatismo per cui si sovrappongono gli ebrei italiani all’azione di Israele, vista sempre e comunque colpevole di tutto». In chiusura un ricordo del contributo ebraico alla Resistenza: oltre mille combattenti, 100-110 caduti, tra cui Franco Cesana, il più giovane partigiano italiano, ebreo, morto a 13 anni.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che il cessate il fuoco tra Israele e Libano è stato prorogato di tre settimane, dopo aver ospitato alla Casa Bianca un incontro tra i rappresentanti dei due Paesi. «L’incontro è andato molto bene! Gli Stati Uniti collaboreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah», ha scritto Trump su Truth Social. La tregua originaria, annunciata la settimana scorsa, sarebbe dovuta scadere dopo dieci giorni. «Trump spera di poter infine mediare una pace più ampia tra i due Paesi, ufficialmente in guerra dal 1948», scrive il Corriere della Sera. «Non vedo l’ora di ospitare presto il Primo Ministro di Israele, Bibi Netanyahu, e il Presidente del Libano, Joseph Aoun», ha dichiarato Trump.
Sul fronte iraniano, il nodo resta lo Stretto di Hormuz: Trump ha ordinato alla Marina di «sparare e affondare qualsiasi imbarcazione che stia posando mine nelle acque dello Stretto. Nessuna esitazione», mentre il Centcom ha intimato finora a 33 navi iraniane di rientrare in porto. I colloqui tra Washington e Teheran a Islamabad non si sono tenuti questa settimana e non si sa quando si tornerà al tavolo delle trattative, sottolinea il Sole 24 Ore. «Il presidente americano alterna sempre minacce e toni più conciliatori nei negoziati; ora lo fa mentre il conflitto è entrato in una nuova fase in cui sia gli Stati Uniti che l’Iran cercano di esercitare il proprio controllo sul commercio che passa attraverso lo Stretto sullo sfondo dell’incertezza nei negoziati di pace», spiega il Corriere. Il presidente Usa si è rivolto anche agli americani: «Dovrebbero aspettarsi di pagare un po’ di più» per la benzina perché «è il prezzo per un Iran senza armi nucleari».
Ma è il tempo la vera variabile che Trump non controlla, nota il Giornale: il 1 maggio scadono i 60 giorni del War Powers Act, che impone di chiedere l’approvazione del Congresso per proseguire le operazioni. Con i sondaggi in calo e quattro senatori repubblicani già contrari, conclude il quotidiano, il percorso per ottenere un via libera sull’Iran non è scontato.
Il Corriere della Sera segnala una nuova possibile leva di pressione iraniana: i cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz, da cui passa oltre il 15% del traffico globale di dati. Un’agenzia vicina ai Pasdaran evoca una «catastrofe digitale» per gli Stati del Golfo se quei collegamenti venissero danneggiati, con blackout di Internet, stop a transazioni finanziarie e problemi per data center e servizi di intelligenza artificiale.
Una delegazione israeliana di undici funzionari si è recata al Cairo per discutere degli ultimi sviluppi nella Striscia, mentre la tregua a Gaza resta «fragile», racconta il Sole 24 Ore. Disarmo del movimento terroristico, ritiro israeliano e passaggio del governo a un comitato tecnico sono i punti in discussione in Egitto. Hamas, scrive Avvenire, avrebbe aperto alla consegna dell’arsenale della sua polizia. Il quotidiano della Cei parla anche di un voto domani a Deir el-Balah, nella Striscia di Gaza, dove per la prima volta da 21 anni si terranno elezioni municipali, che si aggiungeranno al milione e mezzo di palestinesi chiamati a votare in Cisgiordania sempre per le municipali. Il voto ha un forte valore simbolico, spiega Avvenire, perché «segnala un tentativo di riavvicinamento tra Hamas e Fatah e di riaffermare l’unità palestinese».
«Non dite Hezbollah», titola il Foglio, denunciando come Unifil si rifiuti sistematicamente di nominare il gruppo terroristico anche quando uccide i Caschi Blu. Nell’ultimo anno la missione Onu ha citato Israele 62 volte e Hezbollah solo 3, sempre con perifrasi vaghe come «attori non statali» o «presumibilmente Hezbollah». Persino dopo la morte dei due soldati francesi Florian Montorio e Anicet Girardin, il comunicato ufficiale parlava di «fuoco di armi da parte di attori non statali». Scrive Giulio Meotti: «Dopo nove miliardi di euro spesi in quasi vent’anni di missione servita soltanto a dare una involontaria copertura a Hezbollah, Unifil sarà chiusa. Non sono riusciti a citare i terroristi: figuriamoci a disarmarli».
«Porto con me la foto di un bambino musulmano che, nella mia visita in Libano, stava aspettando con un cartello: “benvenuto Papa”. Poi in questa guerra è stato ucciso. Come pastore, non posso essere a favore della guerra»: così papa Leone XIV sul volo di ritorno dal suo «pellegrinaggio di pace» in Africa, in un colloquio con diverse testate italiane e internazionali. Sul conflitto in Iran il papa ha affermato: «La questione non è un cambio di regime o no, ma come proporre i valori in cui crediamo senza la morte di tanti innocenti». E sulla pena di morte praticata dal regime iraniano: «Condanno tutte le azioni ingiuste, l’uccisione di persone, la pena di morte». Sui migranti: «Sono esseri umani e dobbiamo trattarli in modo umano, non trattarli molte volte peggio degli animali».
Il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot ha dichiarato giovedì che la Ue potrebbe imporre «sanzioni contro i coloni israeliani coinvolti in attacchi violenti nei prossimi giorni», sostenendo che Israele non può essere trattato «come se nulla fosse» se le sue politiche non cambieranno. Barrot ha affermato di aver insistito «per un anno» per l’imposizione di sanzioni contro i responsabili degli omicidi di palestinesi e degli incendi dolosi in Cisgiordania (Sole 24 Ore).
La giuria internazionale della Biennale Arte di Venezia, che aprirà il 9 maggio, ha annunciato che non assegnerà premi a Russia e Israele: «Si asterrà dal considerare quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale», raccontano Corriere della Sera e Sole 24 Ore. La decisione, un compromesso raggiunto in extremis per evitare le dimissioni delle giurate, riguarda esplicitamente i procedimenti della Cpi contro Putin per la guerra in Ucraina e contro Netanyahu per il conflitto a Gaza. La Biennale ha preso atto, ribadendo la «piena autonomia e indipendenza» della giuria e di «non aver violato alcuna norma». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso le distanze: «Il governo non è d’accordo, ma la Biennale è una fondazione autonoma». Mosca ha risposto con la portavoce Maria Zakharova, che ha definito la minaccia europea di revocare i due milioni di finanziamento «una ricaduta nell’anticultura». Lega e M5S, nota il Sole, hanno attaccato Bruxelles per quella che giudicano «un’ingerenza nelle libere valutazioni di un ente culturale autonomo».
Lo storico Gianni Oliva su La Stampa replica alle dichiarazioni di Ignazio La Russa, che aveva detto di essere solito visitare anche il cimitero dei caduti della Repubblica Sociale come «momento di pacificazione», perché in entrambi i fronti si combatteva in «buona fede». La «buona fede», argomenta Oliva, è una categoria che si applica agli individui, non alla storia: «Nella storia, noi siamo dalla parte della ragione e loro dalla parte del torto». Nel 1943-45 si sono scontrati due progetti opposti: la continuità fascista, con la persecuzione degli ebrei e l’alleanza con Hitler, e la rottura antifascista. «Commemorare insieme i caduti dell’una e dell’altra parte perché i morti sono tutti uguali non è pietas, ma negazione della storia».
Il Giornale pubblica un’anticipazione di Non ti scordar di me. Storia e oblio del Genocidio Armeno (Liberilibri) di Vittorio Robiati Bendaud. Il saggio, scrive il quotidiano, mostra come l’oblio del Metz Yeghérn, il «peccato originale del Novecento», non sia effetto della distanza storica ma «il risultato di una costruzione politica».
Greta Thunberg non si imbarca sulla Flotilla diretta a Gaza: «Le faide interne tra pro-Pal spaccano gli attivisti. L’ex ambientalista si limiterà a fare propaganda nei porti», racconta Libero.