DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 28 aprile 2026
Sui giornali si continua a parlare del corteo milanese del 25 Aprile. «Mi sembra ci sia stata una operazione organizzata in parte preventivamente e in parte in modo spontaneo per evitare che la Brigata Ebraica sfilasse», dichiara al Corriere della Sera il presidente della Federazione italiana associazioni partigiane, Luca Aniasi. «Ci ha lasciato sgomenti il fatto che a una componente democratica non sia consentito partecipare, cosa che peraltro avviene da anni a Roma», aggiunge il numero uno della Fiap, che raccoglie le sigle partigiane affini ai valori di Giustizia e Libertà. Sulle stesse pagine il presidente provinciale dell’Anpi, Primo Minelli, sostiene: «Siamo stati accusati di aver organizzato noi quel caos, e non è vero, e soprattutto perché ci hanno attribuito atteggiamenti antisemiti, e questo non lo possiamo tollerare». Secondo Minelli, l’Anpi è «diventata il bersaglio» di una parte della Comunità ebraica milanese. Proprio in queste ore si riaccende la tensione tra la Comunità stessa e il sindaco della città Beppe Sala, che ha definito un «errore» la decisione di alcuni manifestanti di portare con sé le bandiere israeliane. Per il presidente della Comunità, Walker Meghnagi, accreditare questa versione significa «trasformare l’aggredito in aggressore». «La situazione è grave, perché questo tipo di 25 Aprile è l’ultimo di una serie di episodi brutti», dice al Tempo il direttore del museo della Brigata Ebraica, Davide Riccardo Romano. «L’Anpi non ha più la capacità di gestire questo evento, di isolare i malviventi. E invece di esprimere solidarietà a chi ha subito una evidente violenza, si punto loro il dito contro. È il momento di dire basta».
«Ho visto un bambino di dieci anni sulle spalle del padre mostrare il dito medio e urlare insieme a lui. Ho pensato: è questo il futuro del nostro paese?», scrive al Foglio la vicepresidente della Comunità ebraica milanese e consigliera Ucei, Dalia Gubbay, presente al corteo. «La cronaca è nota: ci hanno cacciati. La Brigata Ebraica, e con lei tutti noi. Ho resistito finché ho potuto. Quando ho ceduto ho pianto, non per paura ma per rabbia, mentre venivo scortata fuori in mezzo a una folla inferocita», sottolinea Gubbay. In tema il Riformista segnala il «sofferente appello» dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «affinché continui a essere garante dei valori costituzionali: la libertà di manifestare non può mai tradursi in intimidazione o discriminazione verso altri cittadini, la libertà di parola non può essere compressa o limitata, come avvenuto nel corso della dittatura fascista», perché il 25 Aprile «appartiene a tutti gli italiani, nessuno escluso». Il Riformista ospita un intervento di Daniele Coppin, consigliere della Comunità ebraica di Napoli, secondo il quale «è necessario che tutti i soggetti e le forze a cui sta a cuore la libertà e la tutela dei diritti, di quei diritti espressi in modo chiaro e inequivocabile nell’articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana, facciano sentire la loro voce creando un fronte unico, con l’obiettivo comune della lotta all’odio antiebraico». Per Coppin, è un progetto «necessario e indispensabile».
Su Repubblica, Massimo Recalcati riflette sul “complesso di superiorità della sinistra” partendo dai fatti di Milano. «L’umiliazione, la contestazione della Brigata Ebraica dal corteo del 25 aprile, la confusione delle gravissime responsabilità del governo Netanyahu con l’identità storica e morale del popolo israeliano. Si tratta di un vero e proprio cortocircuito ideologico che tende a ripetersi inesorabilmente in occasioni diverse», scrive Recalcati. «E non a caso, ma la parentesi qui meriterebbe un approfondimento più ampio, questa intolleranza assume le forme evidenti di un antisemitismo osceno e regressivo». Per Maurizio Caprara (Corriere), il 25 Aprile è stato «una delle pagine più cupe nella storia della sinistra italiana: a chiedere di cacciare la Brigata Ebraica dal corteo non erano solo fanatici invasati, ma donne dall’aria tranquilla, ragazze in abiti estivi che nella Gaza retta da integralisti islamici non sarebbero mai consentiti, popolo della sinistra». Per Libero, le vicende legate alla celebrazione del 25 Aprile «richiedono una riflessione non superficiale su quel che sta avvenendo in Italia».
Il Giornale intervista l’artista Belu-Simion Fainaru, escluso dalla possibilità di essere premiato alla prossima Biennale di Venezia perché israeliano. «L’arte è uno spazio che dovrebbe essere libero e uguale per tutti. Un luogo di dialogo», afferma Fainaru, che ha annunciato l’intenzione di fare ricorso contro la decisione della giuria della manifestazione. «Mi aspetto che la Biennale intervenga per condannare questo atteggiamento, e che lo faccia anche il ministro della Cultura italiano».
Dopo un contenzioso durato otto anni lo storico Caffè Greco di via Condotti a Roma torna sul mercato. La vicenda, racconta il Messaggero, si inserisce «tra le pieghe delle procedure che hanno scortato dalla sezione fallimentare del tribunale alla terra ferma del risanamento economico l’Ospedale Israelitico».