LA PROTESTA – Paolo Pozzi: L’infanticidio, il deicidio, e il genocidio
27 aprile, metà mattina; programma su Rai 3; si parla della festa della Lberazione. Intervengono un attivista ambientalista “Friday for future” (ma non solo); un sociologo; una giornalista-scrittrice; una docente universitaria-scrittrice, che non ha problemi ad ammettere di essere ebrea. Si discute sul 25 aprile, su quanto avvenuto a Milano ed in altre città; su quanto si è insultato più che altro; si discute di bandiere. Le bandiere rappresentano, si dice. Quella della Brigata Ebraica è legittima; rappresenta appunto, la Brigata Ebraica (non palestinese; quelli erano alleati dei nazisti) che combatté con gli alleati e contribuì alla liberazione dell’Italia. Quella di Israele è definita “molto simile, ma non è quella della Brigata Ebraica”; “non doveva esserci”; “rappresenta quella di uno stato oppressore”. La docente-scrittrice ebrea ricalca la mano, sottolineando come rappresenti quella di uno Stato che ha commesso un genocidio a Gaza. La bandiera ucraina ci può stare; rappresenta quella di un paese aggredito; però vengono strappate dai manifestanti filo-russi, e bruciate, insieme a quelle della Nato e dell’Ue. La bandiera palestinese ci può stare; rappresenta un paese aggredito, vittima e soggetto a genocidio. Incertezze su quella americana: se sventolata dagli esuli iraniani, allora va bene; ma senza il cartello “grazie Trump”. Sulle bandiere russe al 25 aprile 2026 si sorvola; argomento minato; si sorvola anche su quelle del Donbass e del Donetsk e sugli striscioni pro-Putin; argomento doppiamente minato. Si sorvola anche su fatto che stranamente (o no?) gli ebrei non strappano e non bruciano bandiere altrui; non usano nemmeno spray urticante su chi la porta; si dà per scontato: gli ebrei non reagiscono.
Il genocidio a Gaza ritorna di tanto in tanto; si definisce “inaccettabile” l’accusa del presidente della comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi all’Anpi. Beh, in certi settori anche “l’omessa vigilanza” è un reato; o perlomeno una colpa. Siamo tutti d’accordo: le bandiere rappresentano e simboleggiano; ma come le monete, hanno due facce. Su quella della Brigata Ebraica non si litiga. Ci concentriamo sulle altre due di nostro interesse. Quella palestinese rappresenta un popolo che, da prima ancora della sua nascita, ancora in grembo, sin dagli anni ’30, ha rifiutato ogni e qualsivoglia tentativo di soluzione; e su una terra, oltretutto, nemmeno realmente da loro “posseduta”; no al piano Peel (1937); no a quello Onu (1947); silenzio sull’occupazione giordana dal ’48 al ’67; no al piano Barak-Clinton (2000); no al piano Olmert (2008); no al piano Olmert-Al Kudwa (2024). Poi, simboleggia la carta nazionale palestinese (aggiornata nel 1968) e la pretesa della totalità territoriale; rappresenta il 7 ottobre 2023 (1,400 morti); rappresenta il progetto dello smantellamento e liquidazione dello stato di Israele “dal fiume al mare”; rappresenta la volontà di eliminare 10 milioni di persone. Il progetto è supportato dall’Iran sin dal 1979 e, a giudicare dai cortei dal 7 ottobre 2023 al 25 aprile 2026, anche appoggiato da certa intellighenzia (?) di sinistra, anche in Italia.
La bandiera israeliana rappresenta le guerre, subite e vinte, del’48; del ’67; del ’73. Rappresenta “il giorno dopo”; rappresenta l’8 ottobre 2023 e la reazione ai massacri; la ricacciata dei tagliagole oltre il confine; il loro inseguimento; la loro cattura o eliminazione. Ma questo non è visto come scontato: gli ebrei reagiscono? Il mantra del genocidio dopo quello del deicidio e dell’infanticidio: la popolazione di Gaza è in costante lieve incremento percentuale dal 2018 (+2,5%) ad oggi 2026 (+2,4%); ed una media di 11,000 all’anno di morte naturale e/o invecchiamento (fonte: Banca Mondiale), ed è passata da 2,21 milioni nel 2023, a 2,41 milioni nel 2026 (Palestinian Central Bureau of Statistics): nessun genocidio.
La docente universitaria scrittrice ebrea non si scosta minimamente dalla sua scarsa cognizione di causa; ignora persino quanto Hamas stesso pubblica – su social, canali informativi, report vari – pagherà 50,000 “pensioni” a famiglie dei combattenti uccisi a Gaza. 50,000 terroristi uccisi su una popolazione di 2,4 milioni non sono un genocidio. Ruspe dell’esercito egiziano scavano in lungo ed in largo a Gaza, dall’ottobre 2025 (quando è iniziato il cessate il fuoco); dall’inizio degli scavi, zero evidenze genocidali; zero fosse comuni; zero fatti. Meglio farebbe la docente universitaria scrittrice ebrea ad occuparsi di cose che capisce; una abilitazione ad insegnare ce lho anche io; non la uso per pontificare su cose di cui sono totalmente un ignorante. Il giornalista? i giornalisti? la stampa in genere? Allineati e coperti; con rare eccezioni: “se l’ha detto Abu-Zebbe” allora è vero; Hamas, Filistin Fashleen sono i nuovi Bernardino da Feltre.
Menti, menti… qualcosa resterà.
Paolo Pozzi