MERANO – Prete indossa la kippah, la Comunità: gesto che rompe isolamento

«Non possiamo accettare di non poter esprimere le nostre idee per il timore che qualcuno ce lo possa impedire». Sono le parole con cui don Mario Gretter, decano a Merano e parroco della chiesa di Santo Spirito, ha annunciato la decisione di indossare per una settimana la kippah, con l’intento di lanciare un segnale contro «l’ondata di antisemitismo». 
«Si tratta di un atto di vicinanza spontaneo e non concordato e per questo ancora più importante», racconta a Pagine Ebraiche la presidente della Comunità ebraica locale, Eli Rossi Borenstein. «Don Mario è un amico sincero della Comunità, ci conosciamo da molti anni, ma non ci sentivamo da un po’. La sua iniziativa arriva in un momento in cui l’isolamento sociale inizia a farsi sentire, anche qui da noi a Merano. La libertà di manifestare liberamente il proprio credo è un qualcosa che non si può dare più per scontato».
Nel motivare la sua decisione Gretter ha raccontato di essere rimasto colpito dal recente pestaggio di un ebreo romano che indossava la kippah e ha spiegato che l’episodio gli ha ricordato di quando, in Egitto, è stato aggredito insieme ad altri religiosi cristiani per via della loro identità. Da allora, ha affermato, «ho capito cosa significa essere nelle condizioni di nascondere le proprie convinzioni e anche le proprie idee». Borenstein definisce Gretter «un uomo molto coraggioso», al pari degli esponenti della comunità evangelica che hanno più volte dimostrato la loro vicinanza alla Comunità ebraica meranese. Altre voci, denuncia, sono invece mancate. «Siamo state tra le comunità fondatrici dal “giardino delle religioni”: ne siamo usciti dopo il 7 ottobre, per la mancanza di una presa di posizione».

(Nell’immagine: don Gretter mentre accende la Chanukkiah nel giardino della sinagoga di Merano)