DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 29 aprile 2026
La polizia ha fermato un giovane con l’accusa di tentato omicidio per gli spari al corteo del 25 Aprile a Roma. Come riporta tra gli altri il Corriere della Sera, si tratta di un 21enne «accusato di aver premuto il grilletto di una pistola soft air contro Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, 62 e 66 anni, rimasti feriti in modo lieve». Il giovane «avrebbe ammesso le sue responsabilità: si chiama Eithan Bondi e ha detto di far parte della Brigata Ebraica».
Decisivi, si legge, «sarebbero stati nel corso delle indagini i video acquisiti dagli investigatori, coordinati dalla Procura, sia sul luogo dell’agguato in via Ostiense sia sul lungotevere di Pietra Papa». Proprio grazie a questi ultimi frame «sarebbe stata scoperta la targa dello scooter bianco guidato dal ragazzo che, secondo la testimonianza delle vittime, indossava una mimetica verde e un casco integrale scuro» e «a questo punto si è arrivati all’identificazione dello sparatore».
La notizia è stata così commentata da Davide Riccardo Romano, il direttore del Museo della Brigata Ebraica: «Siamo venuti a conoscenza dagli organi di stampa del fermo di Eitan Bondi che sarebbe l’autore dell’episodio violento commesso a Roma il 25 aprile. La Brigata Ebraica ribadisce con forza di non conoscerlo, non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome. Sottolinea anche di non aver alcun rappresentante della città di Roma». Romano prosegue: «Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza». Nel comunicato si ringraziano di «tutto cuore» le forze dell’ordine per aver agito con rapidità e si apre alla possibilità di adire a vie legali «contro tutti quelli che usano e useranno il nome della Brigata Ebraica per accostarlo a questo atto vergognoso».
Intervenendo all’evento annuale “Le vittime dell’odio” al Memoriale della Shoah di Milano, nei luoghi dove fu deportata ad Auschwitz-Birkenau, la senatrice a vita Liliana Segre ha sottolineato come il mondo dell’odio «sia sempre più vasto» e raccontato come ancora oggi ci siano persone che le augurano di morire. Vari giornali si soffermano sulle sue parole. Per Repubblica, «lo sguardo della bambina Liliana e gli occhiali della senatrice a vita Segre si posano sugli stessi luoghi e la prigione dell’antisemitismo scatena ancora adesso i suoi istinti peggiori». Per la filosofa Fabrizia Giuliani, che commenta sulla Stampa le sue riflessioni, «l’odio può crescere diffondersi, viralizzarsi sulle piattaforme; offrire anonimato, deresponsabilizzazione, condivisione, ma non è lì che nasce», ed è necessario «tornare dall’altra parte dello schermo, dove ci sono corpi, carne e sangue reali, dove diseguaglianza e incuria, inclusione ed esclusione sono esperienze reali». A Segre è stato chiesto un pensiero sul 25 Aprile a Milano e in particolare sull’allontanamento dal corteo della Brigata Ebraica, sotto le cui insegne sfilava uno dei figli. «Da madre ero molto preoccupata. Lo ero anche da figlia, però ho i carabinieri che mi scortano», ha risposto la senatrice.
Del tema si continua a parlare diffusamente. Ieri il direttore del Museo della Brigata Ebraica ha annunciato che «porteremo sempre le nostre bandiere» e l’intenzione di presentarsi l’anno prossimo in piazza con i vessilli delle altre forze alleate. «La Brigata Ebraica non cede, anzi rilancia», rileva il Corriere della Sera. «Cosa pensa dello spettacolo visto il 25 Aprile a Milano?», domanda il Giornale a Stefano Parisi, il presidente dell’associazione Setteottobre. «Penso che sia uno spettacolo orribile. Per me poi, vedere amici insultati, bloccati, costretti ad andar via da una manifestazione che è loro, è stato terribile. Anch’io ho partecipato in spesso in passato, ci sono stati sempre problemi, è vero, ma mai siamo stati costretti ad abbandonare il corteo, con migliaia di squadristi, fascisti, antisemiti». Il Tempo ospita un intervento di Ruben Della Rocca dal titolo «Sindaco Sala, quel 25 Aprile era travestito da giornata “della collera palestinese”». «Come detto da Paola Concia, storica militante della sinistra italiana, donna di grande coerenza e onestà intellettuale, sabato scorso è morto il 25 Aprile, ucciso dai militanti in kefiah», scrive Della Rocca. «Da adesso abbiamo un anno di tempo per costruire un altro modo di resuscitarlo, riviverlo e festeggiarlo adeguatamente».
Una nuova proposta di “pace” dovrebbe essere in arrivo dall’Iran. Tra chi spiega di non credere alla diplomazia c’è John Bolton, consigliere di sicurezza nazionale durante il primo mandato di Donald Trump. «Non vedo una strada negoziale che porti da qualche parte», dice Bolton al Corriere. «L’ultima proposta del ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, prevede in sostanza un’apertura dello Stretto per i Paesi del Golfo se gli Stati Uniti accettano di rimandare a un momento successivo i negoziati nucleari». Per Bolton, «è solo un modo per prendere tempo e conquistare dei giorni in cui il regime non è chiamato a rispondere del suo programma nucleare». «L’unico posto in cui l’Iran sta vincendo è sui media liberai occidentali”, dice al Foglio il giornalista libanese-emiratino Nadim Koteich, già direttore di Sky News Arabic. Rispetto al negoziato tra i governi di Gerusalemme e Beirut, Koteich osserva: «Il fatto che i colloqui stiano avvenendo è strategico di per sé: è indicativo che il lungo percorso di disaccoppiamento del Libano dall’Iran è iniziato. Sarà un percorso accidentato, ambiguo, ma è avviato».