DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 4 maggio 2026

L’Iran ha proposto agli americani una risoluzione in 14 punti per porre fine alla guerra in 30 giorni, chiedendo la rimozione delle sanzioni, la fine del blocco navale e il ritiro delle forze Usa dalla regione. Il presidente Usa Donald Trump ha definito la proposta «inaccettabile», ma l’inviato Steve Witkoff ha precisato alla Cnn: «Stiamo parlando con gli iraniani», spiega il Corriere della Sera. Punto dirimente: il piano iraniano non menziona il programma nucleare, che per Washington è il fulcro del negoziato, e insiste sul pedaggio per il passaggio da Hormuz. Trump ha risposto annunciando il “Project Freedom”: una missione per «liberare» le navi commerciali neutrali rimaste intrappolate nello Stretto. Il presidente, nota il Corriere, è sempre più in difficoltà nei sondaggi: il 62% degli americani lo boccia, livello record dal primo mandato.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio sarà a Roma il 7-8 maggio per incontrare papa Leone XIV, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto: un viaggio pianificato, scrive il Corriere della Sera, per ricucire lo strappo con il Vaticano dopo le critiche di Trump al pontefice. Sul tavolo anche la sicurezza marittima a Hormuz e la richiesta americana di formare una coalizione per facilitare la navigazione dello Stretto. Trump ha intanto diffuso sui social un articolo di Breitbart che cita le lodi al presidente Usa del ministro dei Trasporti Matteo Salvini.

Si prepara per una missione a Washington il ministro della Difesa Crosetto, sperando di ricucire il rapporto con gli Usa su almeno tre dossier: le spese militari promesse alla Nato, l’eventuale riduzione dei militari americani nelle basi italiane e una possibile nuova spedizione italiana in Libano dopo la chiusura di Unifil, scrive Repubblica. Per preparare il terreno, Crosetto vedrà oggi l’ambasciatore americano Tilman Fertitta.

Dopo lo sfregio delle pietre di inciampo in piazza Santa Giulia a Torino, due consigliere regionali piemontesi, Nadia Conticelli (Pd) e Alice Ravinale (Avs), hanno proposto al Comune di intitolare il giardino di via Ghedini alle sei donne ebree deportate ad Auschwitz nel 1943 dopo una retata della polizia fascista, racconta Repubblica Torino. La cerimonia è prevista per il 3 dicembre, anniversario della retata. Il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni ha definito lo sfregio «un gesto vigliacco e ignobile di eccezionale gravità». Le pietre sono state ripulite da un gruppo di studenti. Disegni ha rinnovato l’allarme: «Da tempo denunciamo la crescita esponenziale di un antisemitismo sempre più diffuso e aggressivo in un clima di odio e di intolleranza che non può non preoccupare profondamente».

Scritte antisemite e minatorie sono apparse su un muro nel pieno centro di Firenze contro Marco Carrai, console onorario di Israele per Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia. «Ebrei bruciati vivi», «Sionisti appesi» e «Carrai muori» sono alcune delle scritte poi cancellate. Attestati di solidarietà sono giunti a Carrai da destra a sinistra. «Il clima di ostilità contro Israele è inaccettabile. Rivolgo un appello al governo italiano affinché intervenga con determinazione», scrive l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled (Corriere e Giornale).

Il commissario della polizia metropolitana di Londra Sir Mark Rowley ha annunciato il reclutamento di 300 agenti per proteggere la comunità ebraica, mentre combatte quella che definisce una «pandemia di antisemitismo», sottolinea Libero. L’annuncio arriva dopo l’ennesimo attacco a Golders Green, dove due ebrei sono stati accoltellati in strada.

Il tribunale israeliano di Ashkelon ha prorogato di due giorni la detenzione dei due attivisti della Global Sumud Flotilla arrestati il 30 aprile dalla Marina israeliana in acque internazionali: lo spagnolo Saif Abu Keshek, arrivato in aula con i piedi incatenati, e il brasiliano Thiago Avila, ammanettato. I loro legali contestano la giurisdizione israeliana, mentre il ministero degli Esteri israeliano nega le accuse di torture, parlando di «violenti atti di ostruzionismo fisico» da parte degli attivisti (Corriere e Repubblica). Sul Giornale, Vittorio Feltri respinge l’accusa di «pirateria» rivolta a Israele: «Questa non è pirateria. È un’operazione militare di uno Stato. Confondere le due cose non è un errore. È una scelta».

Sul fronte libanese, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato un progetto speciale per contrastare i droni kamikaze a fibra ottica di Hezbollah, piccoli ed economici dispositivi difficili da intercettare, capaci di colpire carri armati e truppe sul terreno. «Ci vorrà tempo», ha ammesso il premier, mentre gli attacchi si moltiplicano e impongono a Israele di accelerare sia sugli acquisti, dai caccia F-35 ai nuovi sistemi, sia sulla produzione interna di munizioni, spiega La Stampa.

Per il suo cinquantesimo compleanno il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha festeggiato con una torta a tre piani sormontata da un grande cappio dorato. La festa, riporta il Corriere, ha scatenato polemiche in Israele perché tra gli invitati c’erano una dozzina di comandanti di polizia, con il benestare del commissario Danny Levy: una presenza che l’ex premier Naftali Bennett ha definito inaccettabile, promettendo di licenziare qualsiasi funzionario pubblico che «sfrutti il suo ruolo in modo politico». Il leader dei democratici Yair Golan ha parlato di «vergogna». Ben Gvir ha replicato a Bennett: «Naftali non ha amici: mandategli una torta da parte del partito».

«Tutti quei sogni sembrano ormai svaniti nel nulla»: il filosofo Michael Walzer, 91 anni, racconta a La Stampa di piangere «la sinistra americana, la sinistra israeliana» e tutti i progetti di pace in Medio Oriente. La sua paura principale: «Qualora Trump non riuscisse a uscire dal conflitto con l’Iran, decida di inasprirlo, compiendo qualcosa di davvero orrendo». Walzer dichiara di sperare che l’Europa emerga come forza politica più potente, che i repubblicani vengano sconfitti a novembre e che Netanyahu cada alle elezioni israeliane. «È per questo che vivo, ora. Che a novembre il mondo diventi appena un po’ migliore».

«Continua la fantasmagorica avventura mediatica e politica, soprattutto politica, di Francesca Albanese», scrive il Corriere della Sera in un commento di Fabrizio Roncone: la relatrice Onu al era al primo maggio di Taranto, dove ha paragonato la città alla Palestina, ed è apparsa su British Vogue. Roncone ricorda che Albanese aveva definito Liliana Segre «quella che non si può proprio capire», colpevole di essere tornata viva da Auschwitz, e nota che Avs starebbe valutando una sua candidatura.

«In sei mesi di tregua le ruspe e i raid ridisegnano la Striscia», titola La Stampa in un reportage da Gaza. La zona sotto controllo israeliano è passata dal 53 al 59 per cento del territorio: ruspe e macchinari pesanti spianano sistematicamente le aree orientali, asfaltano strade e costruiscono terrapieni. «È come se il territorio venisse compresso, come se stessero cancellando ogni traccia di quello che c’era prima», racconta un testimone. Le interpretazioni sono molteplici: futuri insediamenti, leva negoziale per le trattative al Cairo, o strumento di consenso interno per Netanyahu in vista delle elezioni.

Il Fatto Quotidiano traduce un’intervista di Mediapart a Aziz Abu Sarah, palestinese che ha perso il fratello nella Prima Intifada, e Maoz Inon, israeliano i cui genitori sono stati uccisi da Hamas il 7 ottobre: due amici che hanno appena pubblicato un libro sulla riconciliazione. «Il governo israeliano aveva promesso sicurezza ai miei genitori. Ha fallito», sostiene Inon. «Più gli israeliani avranno paura, più continueranno a votarli», aggiunge Abu Sarah. «Dobbiamo essere coloni di pace», concludono entrambi.

Torna “Fauda“, la serie tv israeliana più popolare al mondo: la quinta stagione debutta il 18 maggio, ricorda Repubblica. La trama parte dal 7 ottobre 2023, con kibbutz devastati e la strada della morte, per seguire la squadra di Doron fino a Marsiglia sulle tracce di un comandante delle Nukhba di Hamas. Gli autori avevano la sceneggiatura pronta, poi hanno dovuto riscrivere tutto.