DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 5 maggio 2026
È partita l’operazione «Project Freedom» con cui gli Usa tentano di riaprire lo Stretto di Hormuz, ma la tensione è subito riesplosa: i Pasdaran hanno lanciato missili e droni contro navi americane e cargo commerciali, tutti intercettati secondo il Pentagono, mentre sei piccole imbarcazioni iraniane sono state distrutte, raccontano i quotidiani. I raid iraniani hanno colpito anche un impianto petrolifero a Fujairah, negli Emirati Arabi. «L’Iran sarà spazzato via dalla faccia della Terra» se attaccherà le navi Usa, ha avvertito il presidente Usa Donald Trump. «Le imbarcazioni che violeranno i nostri principi saranno fermate con la forza», ha replicato il regime iraniano. Repubblica si sofferma sulla risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu presentata da Washington per condannare il minamento di Hormuz: l’obiettivo, scrive il quotidiano, è avere una giustificazione legale per «Project Freedom» e convincere gli alleati riluttanti, proprio alla vigilia della visita a Roma del segretario di Stato Marco Rubio. Per l’analista Ian Bremmer, Trump ha scelto «la terza opzione: estendere il blocco e aspettare che gli iraniani cedano», nella convinzione che «un altro mese di blocco li spingerà più vicino» alla tregua.
Israele aveva segretamente schierato un sistema Iron Dome negli Emirati Arabi Uniti all’inizio della guerra con l’Iran: il sistema è stato coinvolto nell’intercettazione ieri di missili iraniani, secondo quanto riferito da una fonte della Cnn, riporta il Sole 24 Ore.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha incontrato ieri a Roma l’ambasciatore americano Tilman Fertitta per preparare la visita del segretario di Stato Marco Rubio, atteso giovedì dal papa e venerdì dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e probabilmente dallo stesso Crosetto, riporta il Corriere della Sera. Al centro del colloquio, il futuro della missione Unifil in Libano, il cui mandato scade a fine anno: «È imprescindibile garantire una presenza multinazionale nel Sud del Libano», ha dichiarato Crosetto, che vuole per l’Italia un ruolo nel progetto che sostituirà la missione. Israele, ricorda il Corriere, «considera Unifil una missione fallita perché Hezbollah aveva continuato ad armarsi e a colpire centri israeliani nonostante la presenza internazionale». Il primo giugno il segretario generale Onu Antonio Guterres presenterà al Consiglio di Sicurezza le sue proposte.
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sull’abbordaggio della Global Sumud Flotilla da parte della marina israeliana al largo di Creta il 29 aprile, ipotizzando il reato di sequestro di persona. Il coinvolgimento dei pm romani nasce dal fatto che i due attivisti arrestati – il brasiliano Thiago Avila e lo spagnolo di origini palestinesi Saif Abukeshek – si trovavano a bordo di un’imbarcazione italiana. Sette parlamentari del Pd hanno presentato un’interrogazione al governo. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha commentato: «Quanti palestinesi hanno salvato le Flotille? Zero» (Corriere, Repubblica e Giornale).
Il Giornale ricostruisce le ombre finanziarie dietro la Flotilla, puntando il dito su Saif Abukeshek Abdelrahim, uno dei due attivisti detenuti in Israele: «Indicato da Israele come membro del PCPA, considerato vicino ad Hamas», è presidente della Fundación Global Sumud Flotilla, costituita in Spagna il 22 gennaio scorso, e amministratore della Cyber Neptune, società definita da Israele una «shell company» per controllare le imbarcazioni con fondi legati ad Hamas.
Secondo il gip di Roma, «non ci sono dubbi sull’evidente premeditazione del gesto» e per questo ha disposto gli arresti domiciliari per Eitan Bondì, il 21enne accusato di aver sparato con una pistola softair a una coppia il 25 aprile a Roma, riporta il Messaggero. L’accusa è stata derubricata a tentate lesioni pluriaggravate. «Non volevo uccidere», ha dichiarato il giovane.
Il Corriere della Sera pubblica un editoriale di Goffredo Buccini sul «Dilemma di Israele». Il conflitto arabo-israeliano è «entrato nella nostra quotidianità quasi quale distopia da stadio», con esiti «paradossali e stranianti come quello dei manifestanti antifascisti che ogni 25 aprile oltraggiano regolarmente la Brigata Ebraica» e l’incidente degli spari al corteo per la Liberazione. Per Buccini, Israele ha sempre patito «un nemico interno, una propria parte oscura», finendo per minare la propria democrazia e somigliare a chi combatteva. Il momento decisivo è il 1967: «La società occupante diventa occupata dall’occupazione». Da allora, all’«originaria ispirazione laica del sionismo si è sovrapposto un fondamentalismo biblico» incarnato dal ministro dell’ultradestra Itamar Ben-Gvir, scrive la firma del Corriere. La formula dei due Stati «appare da tempo una favola buona solo per noi europei». Conclusione amara, citando Amos Oz: «Due vittime incapaci di riconoscersi a vicenda. Perché il vero Amalek si nutre di inganni».
Nel Regno Unito, alla vigilia delle amministrative, il leader dei Verdi Zack Polanski si propone come alternativa sia ai laburisti sia alla destra di Nigel Farage. Intervistato dal Corriere della Sera, rivendica un «eco-populismo» che rappresenti «il 99% contro l’1%» e si definisce «l’ultima difesa contro Farage». Polanski, ex attore e ipnoterapeuta, ha trasformato il partito in una formazione «eco-populista» più interessata alla giustizia sociale e a Gaza che all’ambiente, nota il Corriere. «Più di recente lo hanno accusato, lui ebreo, di blandire l’antisemitismo per ingraziarsi l’elettorato musulmano», si legge. Favorevole al rientro nella Ue («la Brexit è stata un disastro»), vuole invece uscire dalla Nato: «Con Trump c’è troppa dipendenza, dobbiamo districarci dagli americani».
Il regista israeliano Hagai Levi porta sul piccolo schermo Etty, serie tratta dai Diari di Etty Hillesum, presentata in anteprima al cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti a Roma. «Sono rimasto letteralmente senza respiro», racconta a La Stampa il regista, che scoprì i diari su consiglio del suo terapeuta. «Ho avuto l’impressione di aver trovato qualcosa di cui avrei potuto parlare per il resto della mia vita». Sulla situazione in Israele Levi afferma: «Quello che sta succedendo è per me motivo di grande depressione, ogni giorno le cose peggiorano». E aggiunge che «migliaia di persone stanno cercando di fare qualcosa», citando il figlio che va ogni settimana in Cisgiordania a portare aiuto ai palestinesi. Il prossimo progetto sarà italiano: un film sull’infanzia del nonno Leo Levi, rabbino e musicologo torinese antifascista, che «portò in Israele Primo Levi e Cesare Pavese».
«Che fatica stare a sinistra da ebrei, ma io non mi arrendo»: Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele, intervistato dal Riformista, denuncia una «pericolosa confusione» nel campo progressista. Solo l’11% degli italiani considera Israele un Paese alleato: un dato che riflette, secondo Fiano, un «cortocircuito pericoloso» per cui «l’odio verso Israele diventa in alcuni casi odio verso gli ebrei». Sul 25 aprile: «Tanti ebrei hanno ormai paura di andare in piazza con la kippah». La risposta, spiega l’ex parlamentare Pd, è «costruire conoscenza e relazioni, non slogan».
«Eugenio Colorni è stato un grande italiano e un grande europeo. Un Padre della Patria che venne ucciso alle spalle da mano fascista, a fine maggio 1944 a Roma, quattro giorni prima della liberazione della città»: così la senatrice a vita Liliana Segre apre la prefazione alla biografia di Colorni scritta da Massimiliano Coccia per Giuntina, anticipata dal Corriere della Sera. Confinato a Ventotene, Colorni contribuì con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi all’elaborazione del Manifesto di Ventotene, testo fondativo del federalismo europeo. Ucciso dalla Banda Koch a trentacinque anni, aveva saputo «vedere lontano», scrive Segre: assunse «la responsabilità, fino al sacrificio consapevole della vita, perché quella utopia potesse farsi, per tutti, realtà».
«Anacronismo e semplificazione, così non capiamo la Brigata ebraica»: Domani pubblica un’analisi storica di Daniele Susini sul ruolo della Brigata ebraica, le sue origini, il legame con l’Yishuv e i motivi di chi vi aderì. I soldati che la composero erano ebrei fuggiti dall’Europa in fiamme che «sapevano bene la battaglia che si stava conducendo contro il loro popolo».
«Un’esposizione in stile anni Trenta. L’incurabile ideologia che mostrifica gli ebrei»: Giovanni Sallusti su Libero denuncia la mostra «Mostri» al Palazzo Ducale di Martina Franca, dove il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu figura accanto a Hitler, Stalin, Mussolini, Pol Pot e Bin Laden nella galleria di «criminali e dittatori della storia contemporanea». La caricatura del premier israeliano, con artiglio al posto di una mano e la Stella di David in evidenza, è per Sallusti indistinguibile dagli stilemi del nazista Der Stürmer. «Nella galleria di mostri non figura Yahya Sinwar, capo di Hamas, architetto del pogrom del 7 ottobre. Una svista, mostruosa», conclude l’editoriale.
Il Foglio denuncia il boicottaggio di Israele da parte del premio Nobel sudafricano J.M. Coetzee, che ha rifiutato l’invito al Festival letterario di Gerusalemme ma partecipa al Festival palestinese di Ramallah, dove però il più brillante scrittore palestinese Abbad Yahya ha visto il suo romanzo sequestrato dall’Autorità palestinese e il suo editore arrestato. La direttrice del festival israeliano Julia Fermentto-Tzaisler ha risposto a Coetzee con una lettera: «Il 7 ottobre non è stata una rivolta degli oppressi, ma l’espressione di un’ideologia jihadista che considera intollerabile la presenza degli ebrei».
L’hedge fund Elliott, uno dei più grandi al mondo con oltre ottanta miliardi di dollari di asset, paragona in una lettera agli investitori la guerra contro l’Iran alla lotta degli Alleati contro il nazismo: un Iran nucleare è «una minaccia per il mondo intero» e la necessità di un’azione militare preventiva è «assoluta», riporta il Foglio. «Pensate alla guerra contro il nazionalsocialismo tedesco e l’imperialismo giapponese», scrive il fondo, storicamente riconducibile al fondatore Paul Singer: «Le affermazioni secondo cui le ideologie non possono essere distrutte con la forza e che le guerre non risolvono nulla sono semplicemente errate».
Nel suo Buongiorno su La Stampa, Mattia Feltri intreccia la lettura de Il bambino nella neve di Wlodek Goldkorn con il monologo di Shylock nel Il mercante di Venezia. Da un lato il rifiuto di Goldkorn durante il servizio militare in Israele di puntare il fucile contro un bambino palestinese, dall’altro le parole «Non ha forse occhi un ebreo?» e «Se ci pungete non versiamo sangue?».
«Si riapra il Padiglione russo a Venezia in nome della libertà dell’arte. Certo, come no»: sul Foglio Pierluigi Battista attacca la decisione di ammettere alla Biennale artisti russi «di regime, addestrati e arruolati» da Mosca. «Povera Biennale del dissenso voluta con coraggio negli anni Settanta da Carlo Ripa di Meana: adesso scocca l’ora della Biennale del Consenso». Battista, a chi contesta la presenza di Israele, ricorda che nello Stato ebraico, a differenza di Russia, Iran e Gaza, non vanno in galera oppositori al governo e intellettuali come David Grossman o Etgar Keret. «Provate a chiedere in quale unica città del Medio Oriente espongano i libri di Edward Said. La risposta è: Tel Aviv».