LAG BA’OMER – La tradizione di un giorno di gioia
Quando Rabbì Akivà vedeva Bar Kozivà diceva: – Questo è il Re Messia. – Rabbì Yochanan ben Tortà gli disse: – Akivà, l’erba crescerà sulle tue guance eppure il Figlio di David non sarà ancora venuto. – ( T. J. Ta’anit 4,6 )
Potrebbe essere racchiusa proprio in queste poche righe la spiegazione dell’origine di La”g Ba’Omer, il giorno 33 dell’Omer.
Nella Torà, al cap. 23 del Levitico, vengono prescritti tutti i mo’adim.
E, dal verso 15, l’ordine di contare i 49 giorni, le sette settimane, che vanno da Pesach Shavuot. Ma nessuno di questi giorni è indicato come diverso dagli altri.
Oggi invece La”g Ba’Omer è diventato un giorno tradizionale di festa, soprattutto in Israele, con scuole chiuse e gite con gli “obbligatori” falò.
Le sette settimane tra l’uscita dall’Egitto al giorno del Sinài – e sotto un altro aspetto, dalla raccolta delle prime spighe di orzo alla mietitura dei cereali – dovevano essere certamente per i nostri padri, giorni di trepida attesa. Per noi invece sono diventate settimane di restrizioni severe, quasi giornate di lutto.
E torniamo così a Rabbì Akivà, uno dei grandi Maestri d’Israele. Vissuto tra il primo e il secondo secolo, epoca di dominazione romana, Rabbì Akivà aveva – si legge nel Talmud – 24.000 scolari. Improvvisamente morirono tutti, forse per un’epidemia. Gli storici ritengono invece che siano andati a combattere contro i Romani – ispirati dal Maestro – sotto il comando di Bar Kozivà, soprannominato Bar Kochbà, “figlio della stella”, insomma: il (presunto) Messia Redentore di Israele. Le cose andarono male e gli studenti-soldati furono sterminati proprio nei giorni tra Pesach e Shavuot. Il giorno 33, accadde qualcosa (fine della pestilenza o fine dei combattimenti) che fu festeggiato e tramandato come gioioso.
E un altro grande Maestro, Shimon bar Yochai, il tradizionale autore dello Zohar e quasi contemporaneo di Rabbì Akivà, ha reso fausto questo giorno. Rabbì Shimon bar Yochai morì proprio nel giorno di La”g Ba’Omer. Ma, per sua stessa volontà, questo giorno da “giorno della morte” (yom she-mèt) si è trasformato in “giorno della felicità” (yom simchatò). Di qui i grandi festeggiamenti (yom Hillula) a Meron con migliaia di fedeli che visitano le tombe del Maestro e del figlio tra preghiere, canti e fiaccole. E il tradizionale primo taglio dei capelli dei bimbi di tre anni. Evento memorabile lungamente atteso.
Resta comunque ancora non chiarito fino in fondo il lutto dell’Omer e la gioia di questo 33esimo giorno. Ma come augurano i Maestri ci auguriamo anche noi: Aumentino le gioie in Israele.
Morè Leone Chaim
(Nell’immagine, una celebrazione per Lag Ba’Omer a Kfar Saba, Israele)