DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 8 maggio 206

Sempre più fragile il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti dopo il nuovo scontro nella notte: tre cacciatorpediniere Usa hanno transitato nello Stretto di Hormuz venendo attaccate da missili, droni e piccole imbarcazioni iraniane. Il Centcom ha risposto «in autodifesa», colpendo siti di lancio di missili e droni e i porti di Qeshm e Bandar Abbas, senza danni alle navi statunitensi. L’Iran sostiene il contrario e accusa Washington di aver violato il cessate il fuoco, promettendo di rispondere «con forza e senza remore» (Giornale e Corriere). Il presidente Usa Donald Trump ha minimizzato: «Ci hanno provocato. Io chiamo questo una sciocchezza», ha affermato, aggiungendo: «Se non ci sarà cessate il fuoco, non dovrete chiedervi nulla: vedrete solo un grande bagliore provenire dall’Iran. E farebbero bene a firmare l’accordo in fretta». Sul fronte diplomatico, Trump si è detto ottimista: «L’accordo potrebbe arrivare da un giorno all’altro». Gli iraniani, sostiene il presidente, «vogliono un accordo più di quanto lo voglia io». Il memorandum in 14 punti, se accettato, darebbe vita a trattative faccia a faccia tra Washington e Teheran già dalla prossima settimana a Islamabad, con un mese di negoziati estendibili, spiegano Sole 24 Ore e Corriere. L’Iran sarebbe disposto a parlare del programma nucleare e a ripristinare il transito a Hormuz, ma restano aperti i nodi delle scorte di uranio arricchito, della durata di eventuali moratorie e delle modalità di ritiro delle sanzioni.

Secondo un’analisi della Cia, rivelata dal Washington Post e ripresa dai quotidiani italiani, l’Iran potrebbe resistere al blocco navale «almeno tre-quattro mesi», mantenendo «capacità missilistiche significative». Nel frattempo Teheran ha proclamato la creazione di un’agenzia governativa per tassare i cargo di passaggio a Hormuz, spiega il Giornale.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si oppone all’accordo sul nucleare al centro delle trattative tra Usa e Iran. È «molto simile a quello ottenuto da Obama nel 2015», spiega il Corriere, che Netanyahu aveva sempre osteggiato. Il premier israeliano non vuole che le ostilità vengano fermate in Libano.

Un razzo ha colpito il perimetro della base italiana di Shama, nel Sud del Libano, danneggiando la ruota di un veicolo senza ferire nessuno dei 650 militari italiani presenti, sottolinea Repubblica. Il missile sarebbe stato lanciato da Hezbollah verso Israele ma è caduto prima: sintomo, spiega il quotidiano, del fatto che il gruppo terroristico libanese «non ha più a disposizione le armi di precisione di cui ha fatto uso nelle prime fasi dello scontro».

Per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è il giorno del «rammendo con gli Usa», scrive Repubblica: dopo i bilaterali con il premier ungherese Peter Magyar, il polacco Donald Tusk e il primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibeh, oggi il faccia a faccia a Palazzo Chigi con il segretario di Stato Usa Marco Rubio. Secondo il quotidiano, Meloni intende sorvolare sulle recenti frecciate di Trump badando «alla concretezza»: i dossier sul tavolo sono Hormuz, Libano e Libia. Sul fronte iraniano, Roma condannerà gli attacchi iraniani e aprirà alla partecipazione a missioni dopo il cessate il fuoco. Sul Libano, Meloni spinge per una missione multilaterale dopo la smobilitazione di Unifil a fine anno.

Il Corriere della Sera e La Stampa pubblicano analisi convergenti sul bilancio della guerra all’Iran. «La “Furia epica” di Donald Trump non ha portato al cambio di regime in Iran, ma ha sconvolto equilibri strategici ed economici», scrive Guido Olimpio sul Corriere. I Pasdaran, aggiunge, «non dovevano vincere, a loro bastava resistere». Nathalie Tocci su La Stampa è più drastica, parlando di «fallimento epico». L’unico accordo immediato riguarderebbe la riapertura di Hormuz, «l’unico problema che non esisteva prima della guerra». Il regime iraniano «non solo rimane in piedi, ma è una versione più militarizzata e incattivita di se stessa», sostiene Tocci, aggiungendo che la guerra ha avuto un altro risultato indesiderato per gli Usa: «Pechino diventa interlocutore sempre più privilegiato nel Golfo».

«Da un punto di vista pratico la soluzione dei due Stati è attualmente impossibile, anche solo per il fatto che non c’è continuità territoriale. Premesso questo, non puoi dire ai palestinesi che non hanno diritto a un futuro a casa loro». Lo sostiene il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana alla Milano Civil Week. Riguardo Israele, Pizzaballa ha parlato di un crescita degli estremismi nel paese: «Ne stiamo raccogliendo i frutti in alcuni settori della società civile israeliana. Non tutti, ci mancherebbe, anzi non si tratta della maggioranza. Ma la cultura del disprezzo per tutto ciò che non è loro, non solo di tutto ciò che è arabo ma di tutto ciò che non è ebraico, purtroppo sta crescendo». Su Gaza, Pizzaballa ha aggiunto «con Hamas al potere per i palestinesi non c’è futuro».

Manifestanti pro-palestinesi hanno aggredito alla Biennale di Venezia Eyal Waldman, cofondatore di Mellanox Technologies, urlando «assassino», racconta il Foglio. Waldman aveva assunto duecento ingegneri palestinesi e donato 360mila dollari per un reparto oncologico a Gaza: il 7 ottobre 2023 Hamas ha massacrato al Nova Festival sua figlia Danielle, ventiquattrenne, insieme al compagno. Eppure Waldman non ha abiurato al suo credo pacifista e continua a battersi per i due Stati. «Non esiste redenzione per l’ebreo, nemmeno quando si offre come ponte», commenta il Foglio. «Il Padiglione russo a Venezia è aperto; quello israeliano è assediato».

In oltre cinque anni Israele ha trattenuto quasi cinque miliardi di dollari di tasse sulle importazioni spettanti all’Autorità Palestinese, quasi la metà del Pil della Cisgiordania, scrive il Sole 24 Ore. Le somme bloccate crescono di circa 130 milioni di dollari al mese e il capo del Comando Centrale israeliano Avi Bluth avrebbe già avvertito il primo ministro Netanyahu che questa politica rischia di far esplodere gravi tensioni. Se Israele continuerà a trattenere dazi e tasse, il deficit dell’Anp potrebbe raggiungere i 4 miliardi di dollari quest’anno: «La cronaca di un default annunciato», sostiene il Sole.

Nel suo Caffè sul Corriere della Sera, Massimo Gramellini racconta una telefonata ricostruita in un reportage del Los Angeles Times dal Libano: un ufficiale israeliano chiama Ahmad, 62 anni e legato a Hezbollah, e gli chiede «Vuoi morire con le persone che ti stanno attorno o da solo?». Ahmad risponde «da solo», esce di casa fingendo di non vedere la moglie, sale in macchina e trenta secondi dopo un drone centra l’automobile. «Ci siamo evoluti», scrive Gramellini, «gli uomini uccidono a distanza, affidando l’incombenza a una macchina, limitandosi a fare una telefonata alla vittima per addossarle la responsabilità di trasformare la propria esecuzione in una strage».

Il Foglio denuncia l’assegnazione del premio Pulitzer al fotografo palestinese Saher Alghorra, che il 7 ottobre 2023 aveva pubblicato su Instagram un post inneggiante ai «missili della resistenza palestinese». Non è il primo caso: l’anno scorso il Pulitzer era andato a Mosab Abu Toha, che sui social aveva scritto «Come diavolo si fa a chiamare questa ragazza ostaggio?», riferendosi a Emily Damari, tenuta prigioniera a Gaza per oltre 500 giorni e tornata senza due dita. Il Foglio cita il giornalista Matti Friedman: «Nel giornalismo contemporaneo, a Gaza non vivono terroristi, Hamas non esiste e nessun ebreo è stato rapito e ucciso il 7 ottobre. Ci sono soltanto i sionisti occupanti e i bravi palestinesi che resistono».

«Cosa sono esattamente Hamas e Hezbollah? Organizzazioni contro l’occupazione, oppure pericolosi gruppi che cercano di imporre a noi tutti un mondo buio di oppressione?», scrive l’opinionista israeliano Ben Dror Yemini in un articolo pubblicato dal Tempo. Il riferimento è a manifestanti propalestinesi che hanno sventolato le bandiere dei due movimenti terroristici. «I veri attivisti per la pace avrebbero dovuto protestare contro Hamas e Hezbollah», sottolinea Yemini. In tema flotilla, il Fatto Quotidiano intervista il deputato israeliano comunista Ofer Cassif, che vuole ispezionare il carcere di Shikma dove sono detenuti due attivisti Thiago Avila e Saif Abukashek. «La chiamano detenzione amministrativa, io dico che è una presa di ostaggi. E la comunità internazionale è inerme», accusa Cassif.

Le pietre d’inciampo imbrattate di recente in piazza Santa Giulia a Torino sono state scarabocchiate da tre bambini di cinque anni con pennarelli colorati. Lo hanno accertato le indagini della Digos, che li ha individuati grazie alle telecamere di videosorveglianza. «È stata un’imprudenza da parte dei genitori», commenta il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni. «Temevamo ci fosse un collegamento con la lapide dei partigiani data alle fiamme a poche centinaia di metri. Poi è venuto fuori che la natura è tutt’altra».

In occasione della Giornata mondiale della Croce Rossa, la senatrice a vita Liliana Segre dedica la sua rubrica sul Corriere 7 al nonno Giuseppe Segre, detto Pippo, tra i primissimi soci della Croce Verde di Milano, di cui divenne vicepresidente nel 1911 e che nel 1917 ricevette dal re Vittorio Emanuele III la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia per «l’opera assidua e benefica». Nel 1944, a 71 anni e gravemente malato di Parkinson, fu arrestato e deportato ad Auschwitz con la moglie Olga, dove fu mandato subito alla camera a gas. «Non avrebbe mai immaginato che il suo impegno e il suo amor di patria sarebbero stati ripagati con la deportazione», scrive Segre, che ricorda come i principi della Croce Rossa ci ricordino che «sulle vittime non ci sono distinzioni: tutte sono uguali e meritano aiuto».