FIRENZE – Voci a confronto sull’etica ebraica
Una riflessione attorno al tema dell’etica ha caratterizzato il terzo incontro del gruppo “Dialogo Ebraico”, nato nel 2025 per promuovere il dibattito interno al mondo ebraico. L’iniziativa si è svolta come le precedenti a Firenze, nei locali comunitari, ed è stata aperta da un intervento del rabbino capo della città Gadi Piperno.
«Parlando di etica ebraica possiamo oggi limitarci nell’approfondimento di ciò che differenzia l’approccio ebraico rispetto ad altri modelli», ha premesso il rav. Piperno ha avviato la sua riflessione a partire da un articolo dell’ex rabbino capo d’Inghilterra e del Commonwealth, Jonathan Sacks z.l., incentrato sia sui principi alla base dell’etica nei paesi occidentali essenzialmente riassumibili nel concetto «posso fare quel che voglio, finché non danneggio il prossimo e sto nella legge» sia su quelli alla base dell’etica nel mondo non occidentale, molto presenti anche nell’etica ebraica. E cioè, ha spiegato, «lealtà, rispetto per l’autorità e un’idea di kedushà, ossia di principi non negoziabili che nel nostro caso discendono dalla Torah e dalla Halakhah come ad esempio il rispetto della sacralità della vita». In tema di autorità, ha affermato Piperno, «non è che non ci sia il diritto alla critica, anzi, ma bisogna esercitarlo con rispetto». Il principio di lealtà «può essere desunto dalle regole interpersonali presenti nella parashà di Kedoshim, particolari del popolo ebraico, come quelle di saper ammonire il prossimo senza mancargli di rispetto, o di fare attenzione al linguaggio quando si parla a un pubblico vasto».
Sono intervenuti tra gli altri il giornalista Gad Lerner, la filosofa Clotilde Calabi, gli studiosi di temi ebraici Massimo Giuliani e Shulamit Furstenberg-Levi. Le relazioni si sono focalizzate tra i vari temi sull’aspetto universalistico dell’ebraismo, sull’etica universale a confronto con l’etica particolare, su moralità e santità secondo la lezione di rabbini come il già citato Sacks e Daniel Epstein o di pensatori come Emmanuel Lévinas. «Siamo molto contenti del livello di questo incontro, con ottime relazioni e un clima costruttivo», sottolinea l’agente letterario Marco Vigevani, uno dei promotori di “Dialogo ebraico”. «Era il terzo incontro e su una questione ci siamo trovati tutti d’accordo: è necessario aprire spazi di confronto dentro le Comunità per una discussione più ampia; finora siamo stati sempre in una zona di comfort, con opinioni molto varie ma sempre entro un certo limite: forse è arrivato il momento di rischiare un po’ di più». Per Vigevani, «come c’è una polarizzazione nel mondo, così c’è anche dentro le nostre Comunità». L’idea è di organizzare un prossimo incontro entro l’autunno, coinvolgendo anche «persone di altri paesi».
a.s.