ARTE – Eroi quotidiani in mostra a Holon

Israele non ha bisogno di supereroi racconta il fumettista e curatore Yuval Caspi. Non nello stile americano dei superuomini in calzamaglia. Un po’, prosegue, perché gli israeliani trovano i loro paladini in un quotidiano fatto di guerre, equilibri precari, servizio militare e responsabilità civile; un po’ perché la tradizione biblica porta con sé già un bagaglio di supereroi ante litteram; infine per un tratto culturale che lui definisce «cinico», poco incline a credere nel salvatore perfetto. «Se guardi alla nostra storia i supereroi li abbiamo già », spiega Caspi, «Sono i soldati, i civili che mettono il Paese davanti a se stessi. E prima ancora ci sono Sansone, Mosè, Re Davide. Le nostre storie sono piene di figure con poteri straordinari. Forse per questo non abbiamo sentito il bisogno di inventare un Superman israeliano».
Da questa riflessione nasce Blue and White Heroes, la mostra che Caspi ha curato per aprire la nuova stagione del Museo israeliano della Caricatura e del Fumetto di Holon, da poco “migrato” nel complesso culturale della Mediatheque. Un trasferimento voluto dal Comune della città a sud di Tel Aviv, che consolida il ruolo del museo, uno dei pochi al mondo interamente dedicati al fumetto, alla caricatura e all’illustrazione. Artista visivo, docente e curatore, nato nel 1973, con un percorso che attraversa graffiti, arte contemporanea, fumetto e satira politica, Caspi ha raccolto la sfida del museo di interrogarsi attraverso i fumetti sull’immaginario nazionale. «Quando mi hanno chiesto di curare un’esposizione per la riapertura», racconta, «la mia prima idea è stata guardare alla storia del fumetto israeliano. E dopo questi due anni, dopo il 7 ottobre e la guerra, parlare di supereroi mi è sembrato inevitabile».
Il percorso parte dagli anni Cinquanta, quando lo Stato era appena nato e i protagonisti dei fumetti pubblicati sui giornali erano bambini. «Non avevano superpoteri in chiave americana», racconta Caspi. «In certe storie gli “eroi” diventavano forti semplicemente mangiando una carota o bevendo del latte: era un immaginario quasi educativo, legato all’idea di crescere sani e forti nel nuovo Stato». Accanto a queste figure si affermavano personaggi simbolici come Srulik, creato dal caricaturista Dosh nel 1956: il ragazzo con pantaloncini corti e sandali, incarnazione dell’israeliano “nuovo”. Non un supereroe, ma un’icona nazionale, specchio di un’identità in formazione. Nello stesso periodo, le avventure del gruppo di ragazzi di Hasamba, amatissima serie per giovani lettori, raccontavano coraggio, lealtà e spirito collettivo in un Paese in costruzione. Il primo tentativo di creare un supereroe in senso moderno arriva solo nel 1978, con Sabraman, nato dalla collaborazione tra l’editore Dudu Hermann e il fumettista Uri Fink. Sabraman è Dan Ben-On, soldato gravemente ferito nella guerra del Kippur e salvato grazie a un impianto atomico che gli conferisce poteri straordinari: può volare e sparare raggi laser dagli occhi. Il nome richiama il “sabra”, il fico d’India, simbolo dell’identità israeliana: spinoso fuori, morbido dentro. «Era un mix tra Superman, simbolismo israeliano e tradizione biblica», spiega Caspi. Negli anni Ottanta seguirono altri tentativi, come Uri-On, ma nessuno riuscì a creare una vera tradizione supereroistica. «Forse», riflette, «perché avevamo già i nostri eroi reali. E forse anche perché siamo molto ironici, molto critici. In Israele abbiamo più anti-eroi che supereroi».
La mostra non è solo un viaggio storico. Una delle sale più intense è dedicata agli Heroes of October 7th. Qui fumetto e memoria del 7 ottobre 2023 si intrecciano: sono esposte le opere di sette artisti uccisi o caduti in servizio: quattro assassinati al festival Nova, altri morti in guerra. «Ho contattato personalmente le famiglie», racconta Caspi. «Ho chiesto il permesso di esporre i lavori dei loro figli. Hanno accettato e ci hanno prestato opere originali. È diventata anche una sala memoriale». Tra gli artisti ricordati c’è Revital Bronstein, conosciuta come Navy Bird, giovane fumettista pubblicata in Israele e all’estero, uccisa in un attentato a Jaffa nell’ottobre 2024. Le sue tavole dialogano con quelle tratte dall’antologia The Heart of October 7th, curata da Fink, dal 2021 presidente dell’Associazione dei fumettisti israeliani, che raccoglie dieci storie di eroismo civile trasformate in racconti a fumetti.
Il 7 ottobre ha inciso in profondità sull’immaginario degli illustratori israeliani. «Negli ultimi due anni», spiega Caspi, «molte opere affrontano più o meno direttamente quel trauma». In mostra compaiono anche una reinterpretazione supereroistica di Sansone che combatte Hamas e riporta a casa gli ostaggi, e la graphic novel First Person Plural, scritta da Noga Friedman, vedova di un soldato caduto, insieme alla disegnatrice Oran Levin. «È un lavoro di umorismo nero, ma anche di elaborazione del lutto». Il museo di Holon, ora rafforzato dalla nuova sede, si propone come spazio di legittimazione per un linguaggio considerato spesso meno nobile. «Il fumetto è arte», insiste Caspi. «Ma nei grandi musei difficilmente trova posto. Qui invece ha una casa».
Accanto al fumetto, la caricatura politica resta una delle colonne portanti del museo. Caspi stesso fu tra i promotori nel 2015 di Sharlik Abadi, numero speciale ispirato a Charlie Hebdo, pubblicato in ebraico, francese, arabo e inglese e presentato al festival internazionale di Saint-Just-le- Martel, in Aquitania. «L’attacco a Charlie Hebdo è stato come un 11 settembre nel mondo dei disegnatori», ricorda. «Per noi non era solo un attentato contro una redazione, ma contro l’idea stessa di satira. Abbiamo voluto rispondere con un gesto di libertà». Quella esperienza, spiega, non è rimasta isolata. È diventata una riflessione più ampia sul ruolo della caricatura in tempi difficili. «Israele è ancora una democrazia », afferma. «Possiamo criticare il governo anche in modo molto duro, come dimostrano alcune vignette esposte nel museo. Ma non diamo per scontata la libertà di parola: da noi c’è e va difesa».
In un Paese attraversato da conflitti esterni e tensioni interne, la satira continua a funzionare come specchio critico della società. Il fumetto diventa spazio di confronto, di memoria, talvolta persino di consolazione. «Credo che qualcosa nello stato d’animo israeliano ci renda una nazione di supereroi», conclude Caspi. «Non perché voliamo. Ma perché, quando serve, restiamo ».

d.r.