DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 14 maggio 2026
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha avuto ieri sera una telefonata «franca e aperta» con l’omologo israeliano Isaac Herzog, riportano i quotidiani. Durante il colloquio Mattarella ha definito «inaccettabili» gli incidenti che hanno coinvolto Idf e il contingente Unifil in Libano, ha chiesto il rispetto del diritto di navigazione in acque internazionali – un riferimento alla Flotilla, scrive il Corriere – e ha ribadito la necessità di «abbandonare lo stato di guerra permanente» in Medio Oriente. Herzog, definendo Mattarella un amico, ha espresso «grande preoccupazione» per i fenomeni di antisemitismo e attacchi contro Israele in Italia, citando «le continue vessazioni nei confronti del padiglione israeliano alla Biennale di Venezia» e «le proteste contro le bandiere della Brigata Ebraica a Milano». Il presidente Israeliano ha riconosciuto la «ferma posizione» dell’Italia nel prevenire attacchi contro gli ebrei. Il capo dello Stato italiano ha ribadito l’«impegno determinato» delle istituzioni contro ogni forma di antisemitismo.
La maggioranza che sostiene il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha presentato un disegno di legge per lo scioglimento del Parlamento, aprendo la strada a elezioni anticipate rispetto alla data prevista del 27 ottobre, ha annunciato ieri sera il Likud, il partito guidato da Netanyahu. Il disegno di legge, segnala Repubblica, potrebbe essere sottoposto al voto il prossimo 20 maggio. Le elezioni dovranno tenersi entro cinque mesi dall’eventuale approvazione.
I ministri della Difesa e degli Esteri, Guido Crosetto e Antonio Tajani, hanno riferito alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, soffermandosi sui due cacciamine italiani inviati nei pressi di Hormuz per sminare lo Stretto. La missione, hanno chiarito i due ministri, potrà partire «solo con la cessazione definitiva delle ostilità» e una «legittima cornice giuridica internazionale», racconta il Corriere della Sera. «Se l’Iran non fosse d’accordo la missione rischierebbe di essere bombardata», avverte Crosetto. Durante l’audizione Tajani ha anche criticato la legge israeliana sulla pena di morte entrata in vigore ieri: «Lo abbiamo detto subito, in maniera ferma: la legge deve essere ritirata».
Si aprono oggi a Washington i colloqui tra gli ambasciatori di Israele e Libano. Beirut porterà la sua proposta di cessate il fuoco permanente, ma, racconta il Sole 24 Ore, emergono divergenze interne: il presidente Joseph Aoun è favorevole a un percorso negoziale sotto l’egida degli Usa, il premier Nawaf Salam preferirebbe colloqui a Sharm el-Sheikh o a Parigi. Alla vigilia dell’incontro, le Idf hanno colpito sette villaggi del Libano meridionale causando almeno dodici morti. Dall’inizio del cessate il fuoco sono state danneggiate o distrutte più di 10mila case e un milione di persone risulta sfollato.
Il ministro degli Esteri libanese Youssef Raggi, in visita a Roma dove ha incontrato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, chiede all’Italia di continuare a svolgere «un ruolo di primo piano» nella stabilizzazione del Libano. Intervistato dal Corriere, Raggi parla dei colloqui di Washington: «In questa fase non stiamo parlando di un accordo di pace; la priorità è fermare gli attacchi, proteggere i civili e creare le condizioni per un negoziato serio». Sul disarmo di Hezbollah, Raggi afferma che «il popolo libanese vuole vivere in un Paese normale, dove la forza militare sia monopolio dello Stato. Per questo il governo ha già chiesto a Hezbollah di disarmarsi e ha definito illegali le sue azioni militari». Il capo della diplomazia libanese respinge qualsiasi legame con i negoziati Usa-Iran: «Non accettiamo che altri negozino in nome del Libano. Siamo un Paese sovrano e indipendente».
Due notizie «storiche» segnalate dal Foglio: il primo incontro tra il premier israeliano Netanyahu e il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed, avvenuto durante l’operazione «Ruggito del leone», e la rivelazione di Reuters secondo cui anche l’Arabia Saudita avrebbe segretamente attaccato l’Iran durante il conflitto. «Gli Accordi di Abramo si stanno rivelando la base di un’alleanza impensabile fino a poco tempo fa», scrive il quotidiano. Israele ha fornito agli Emirati batterie Iron Dome, i capi del Mossad e dello Shin Bet hanno visitato Abu Dhabi per coordinare la risposta agli attacchi iraniani, il Kuwait ha arrestato quattro presunti agenti dei Pasdaran. «Emiratini e sauditi rimangono ostili e inconciliabili fra di loro sotto vari punti di vista, ma molti tabù stanno crollando», conclude il Foglio. «Una pessima notizia per Teheran».
Noam Bettan, il cantante israeliano in gara all’Eurovision, è entrato in finale e «ha resistito alle urla di “genocida”, ha guardato i fan con le bandiere bianche e azzurre e ha cantato per loro», scrive Fiamma Nirenstein sul Giornale. Una novità, prosegue Nirenstein, fa «sognare la pace vera»: gli iraniani residenti all’estero invitano sui social a votare per il cantante israeliano, «che rappresenta l’aiuto diretto a battere il regime che li tortura e li uccide dal 1979». A proposito di Eurovision, sul Riformista Gianluca Pontecorvo critica l’inchiesta del New York Times che accusa il governo israeliano di aver speso oltre un milione di dollari per influenzare la competizione. L’indagine si basa su «poco più di cinquanta interviste», non fornisce la lista delle fonti e lo stesso direttore esecutivo dell’EBU ha stabilito che «i risultati del 2025 non sono stati compromessi», scrive Pontecorvo. «Rimane che Israele ha promosso i propri artisti, proprio come fanno tutti».
L’Alto commissario del Board of Peace per Gaza, il diplomatico bulgaro Nikolai Mladenov, dopo un incontro con il primo ministro israeliano Netanyahu, ha ribadito che il disarmo di Hamas «non è negoziabile» ma che, se si disarmasse, il movimento potrebbe avere «un ruolo politico nella Gaza del dopoguerra».
Si apre oggi a Ramallah l’VIII conferenza generale di Fatah, la prima da quasi dieci anni, che è «in realtà una battaglia sulla successione al 91enne Mahmoud Abbas», spiega il Sole 24 Ore. I 2.500 delegati sono chiamati a eleggere i 18 membri del Comitato centrale, il vero cuore del potere palestinese. Tre i candidati principali: Yasser Abbas, figlio del presidente, «non ben visto, soprattutto dai giovani»; Hussein al-Sheikh, vice di Mahmoud Abbas e presidente ad interim dell’Anp, considerato il «pragmatico»; Majed Faraj, capo dell’intelligence palestinese. Il convitato di pietra è Marwan Barghouti, leader di Fatah, in prigione dal 2002 e condannato dai tribunali israeliani a cinque ergastoli: «Se ci fosse un’elezione trasparente, Barghouti avrebbe concrete possibilità di affermarsi», dichiara al Sole un ex membro governativo. Per Abbas non si può eleggere un presidente in prigione, «ma proprio un presidente che si trova in prigione, votato in modo legittimo, avrebbe un forte impatto. Smuoverebbe le acque», sostiene la fonte del Sole.
Sul Corriere della Sera, l’ex segretario generale della Farnesina Giampiero Massolo fotografa lo stallo americano in Medio Oriente: nessuna opzione risolutiva in vista, navi ferme a Hormuz, dossier nucleare irrisolto, alleanze che iniziano a muoversi. Per Massolo, Netanyahu è «all’origine della guerra, concepita con l’intento di liquidare il regime degli ayatollah una volta per tutte», un obiettivo «improbabile e comunque onerosissimo», inconciliabile fin dall’inizio con «l’allergia di Trump ad un’altra guerra senza fine». Ma nell’ottica israeliana il disimpegno Usa deve avere un prezzo: «Mano libera in Libano meridionale, a Gaza e in Cisgiordania, nonché diritto di intervenire in Iran se e quando ritenuto necessario. Insomma, un potere di ricatto e un’ipoteca sull’intera regione», sostiene il diplomatico.
«Quello che vediamo ora è che la stampa è diventata essenzialmente un megafono per il mondo delle ong della sinistra radicale», afferma al Foglio il giornalista israelo-canadese Matti Friedman, denunciando la pubblicazione sul New York Times di un articolo di Nicholas Kristof basato su un rapporto dell’organizzazione EuroMed Human Rights Monitor, fondata da chi aveva definito «cavalieri eroici» i terroristi del 7 ottobre. «Storie chiaramente false, false fino all’assurdo, riescono a essere pubblicate su un giornale un tempo credibile». Un fenomeno che Friedman denuncia da anni: «L’ossessione per gli ebrei migra dai margini al mainstream. Questo è un veleno antico e potente. E mostra di funzionare molto bene».
«Non si vede in cosa la linea politica di Bennett sia diversa da quella di Netanyahu». Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera concorda con un lettore che sostiene che la politica israeliana non cambierà dopo le elezioni previste in Israele quest’anno. «Il mio giudizio su Netanyahu non potrebbe essere più severo», scrive Cazzullo, secondo cui il premier israeliano «non ha mai voluto la pace, fin dall’assassinio di Rabin». Poi la firma del Corriere sottolinea come l’asse politico di Israele si sia spostato a destra in questi anni. «L’unica speranza è che cessino i bombardamenti e si apra una stagione, se non di pace, almeno di dialogo. Ma siamo sicuri che è quello che vuole l’opinione pubblica israeliana di destra?».
La Global Sumud Flotilla riparte oggi dalle coste turche di Marmaris con 54 imbarcazioni e oltre 500 attivisti diretti a Gaza, dopo l’abbordaggio israeliano al largo della Grecia. A bordo anche i due leader appena rilasciati da Israele, Saif Abukeshek e Thiago Ávila. Libero rivela che la Flotilla si trasformerà in un movimento politico internazionale, il Global Sumud Movement, con un congresso mondiale che eleggerà un nuovo comitato direttivo. In Italia potrebbe presentarsi alle elezioni del 2027, sottraendo voti ad Avs e M5S e mettendo in imbarazzo il campo largo, che dovrebbe spiegare all’elettorato moderato «l’alleanza con una realtà formata da persone sospettate di avere rapporti con Hamas».
«La sinistra prima boicotta Teva poi si allarma per i tagli»: il Giornale denuncia il paradosso della Cgil, che dopo aver sostenuto la campagna di boicottaggio del gruppo farmaceutico israeliano Teva, ora esprime «grande preoccupazione» per il calo di produzione negli stabilimenti italiani di Villanterio, Caronno Pertusella, Santhià e Rho.
Repubblica intervista il senatore americano Bernie Sanders, in Italia per presentare il suo pamphlet Contro l’oligarchia(Chiarelettere) al Salone del Libro di Torino. Nel contestare le azioni di Trump, Sanders definisce «incostituzionale, illegale e distruttiva» la guerra contro l’Iran. Su Israele, il senatore democratico attacca: «Netanyahu e il suo governo razzista di destra hanno trasformato quella che era a lungo una società liberale in altro. Hamas ha commesso un atto orribile, ucciso 1.200 innocenti e preso centinaia di ostaggi. Israele aveva il diritto di difendersi. Ma quel che ha fatto è stato scatenare una guerra totale contro uomini, donne e bambini di Gaza, violando il diritto internazionale».