DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 18 maggio 2026
La possibile ripresa della guerra tra Usa e Iran tiene banco sui quotidiani. «Il tempo stringe. Senza accordo non ne rimarrà più nulla», ha scritto il presidente Usa Donald Trump sul suo social Truth, convocando i vertici militari per martedì e discutendo con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu della possibile ripresa del conflitto in una telefonata di mezz’ora. Ne scrivono Repubblica e Corriere della Sera, sottolineando come Trump, in un’intervista all’emittente israeliana Canale 12, abbia lasciato un margine per la trattativa con Teheran, ma «se non faranno un’offerta migliore, li colpiremo più duramente che mai». «Trump sta valutando. Se deciderà di riprendere le ostilità, Israele sarà chiamata a partecipare», ha riferito una fonte israeliana a Ynet. «Netanyahu non aspetta altro», sostiene il Corriere, scrivendo che il premier israeliano avrebbe cercato di convincere Trump che la trattativa con l’Iran «non porterà da nessuna parte». Intanto, segnala Repubblica, la portaerei americana Lincoln si è avvicinata a 245 chilometri dalla costa iraniana «ed è stato anche avvistato un viavai di aerei militari, che rafforzano l’impressione di manovre belliche imminenti».
La giornata di ieri è stata segnata dall’attacco di tre droni alla centrale nucleare emiratina di Barakah: un velivolo ha colpito un generatore elettrico innescando un incendio, senza feriti né fughe radioattive. Abu Dhabi non ha nominato l’Iran, per non alimentare l’escalation nel momento in cui il negoziato Usa-Iran è «pericolosamente in bilico», spiega Repubblica.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri pachistano è a Teheran per tenere vivo il filo del negoziato. Washington ha presentato cinque condizioni per un accordo che rigettano tutte le richieste iraniane: nessun risarcimento, nessuno sblocco dei beni congelati, la consegna dei 400 chili di uranio arricchito. L’agenzia Fars, riportano Corriere e Giornale, ha replicato: «Pretendono di ottenere gli obiettivi che non hanno raggiunto con la guerra, senza concederci nulla».
«La trama dei negoziati si fa sempre più intricata, con dossier che si sovrappongono», sottolinea La Stampa, descrivendo i fragili equilibri in Medio Oriente. Il quotidiano cita l’ordine del governo Netanyahu all’esercito a «prepararsi per una possibile rinnovata campagna militare anche a Gaza contro Hamas che non si disarma». Stessa situazione in Libano dove il braccio di ferro è con Hezbollah. Secondo fonti di Gerusalemme, Trump avrebbe acconsentito ad azioni contro minacce specifiche: «Operazioni chirurgiche e mirate, sì. Guerra ad alta intensità, meno», scrive La Stampa.
La Corte penale internazionale starebbe indagando sui ministri israeliani di estrema destra Itamar Ben-Gvir, Bezalel Smotrich e Orit Malka Strook per le violenze in Cisgiordania, racconta Repubblica. L’inchiesta, secondo una fonte della Cpi citata dal giornale progressista Haaretz, «si concentrerà sulle violenze dei coloni, sulle politiche del governo sul trasferimento dei cittadini ebrei nei territori occupati e l’apartheid come crimine contro l’umanità». La Cpi ha però smentito la notizia pubblicata da Haaretz secondo cui sarebbero già stati emessi o richiesti mandati di arresto. Si tratterebbe di un’istruttoria agli inizi, che si aggiunge ai mandati di arresto già spiccati nel novembre 2024 contro Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra a Gaza.
«Finché non avremo un accordo, Israele considererà la situazione aperta. Hamas vuole ancora restare lì al potere con le sue armi. Ma dopo il 7 ottobre non c’è modo che qualsiasi governo israeliano permetta a chi ha compiuto quegli atti di restare al potere». Così l’ex premier britannico Tony Blair, protagonista del Board of Peace promosso da Trump per Gaza, intervistato da Repubblica a margine di un summit tra Paesi del Golfo e istituzioni europee. L’obiettivo finale, spiega Blair, è «riunire Cisgiordania e Gaza sotto un’unica autorità palestinese», e «Non si tratta di ricostruire Gaza come era prima, ma creare qualcosa di completamente nuovo». Sul conflitto Usa-Israele-Iran, l’ex premier Blair sottolinea come «il punto centrale sia uno: «Ossia che l’Iran non debba avere un’arma nucleare. Poi si può discutere di come arrivare al risultato».
La Bulgaria con la cantante Dara e la sua «Bangaranga» ha vinto l’Eurovision di Vienna, ma il televoto ha premiato anche il cantante israeliano Noam Bettan, che partendo dall’ottavo posto delle giurie di esperti è risalito fino al secondo posto finale, tra fischi e boati in sala, raccontano Corriere della Sera e Giornale. La risposta più semplice al secondo posto israeliano, scrive il Giornale, sta nel fatto che «il popolo ebraico si mobilita in massa» e «molti ebrei sparsi per il mondo (molti anche in Italia) hanno convogliato il voto su Bettan». Il cantante alla fine della sua esibizione ha urlato «Am Yisrael Chai». Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, prosegue il quotidiano, lo ha definito «un eroe che ha portato onore e orgoglio allo Stato d’Israele».
Il Foglio pubblica la traduzione di un editoriale del Wall Street Journal sul nuovo rapporto della “Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children”, che documenta con oltre diecimila foto, video e 430 testimonianze le violenze sessuali sistematiche commesse da Hamas il 7 ottobre 2023. La testata americana conclude che «la violenza sessuale di Hamas è stata aggressivamente negata da una sinistra globale antisemita». «Questi negazionisti preferiscono qualsiasi cosa piuttosto che ricordare al mondo perché Israele non ha altra scelta che combattere per la sua sopravvivenza».
«Non siamo ebrei con le ginocchia che tremano», recitano alcuni adesivi comparsi a Golders Green, il quartiere ebraico di Londra, dove Domani si è recato per un reportage dopo una serie di attacchi antisemiti. Un anziano venditore di kippah riassume al quotidiano il sentimento della comunità: «Che cosa c’entriamo noi ebrei inglesi con quello che accade in Medio Oriente? C’era Israele all’epoca dell’Inquisizione spagnola? C’era Israele all’epoca del nazismo?». Il giornalista Josh Glancy sul Sunday Times ha scritto che «il rifiuto ostinato di distinguere tra la popolazione ebraica in Gran Bretagna e le sofferenze causate dalla guerra a Gaza è un atto di ignoranza, perversa e pericolosa».
Due manifestazioni hanno riempito sabato il centro di Londra: quella dell’agitatore di estrema destra Tommy Robinson, con 60mila persone e slogan anti-Islam, e quella filopalestinese, con 20mila persone e slogan inneggianti alla distruzione di Israele. Per Luigi Ippolito, firma del Corriere della Sera, le manifestazioni rappresentano «un doppio segnale dell’involuzione del discorso pubblico»: «L’estrema destra e l’estrema sinistra in Gran Bretagna appaiono ormai accomunate da un razzismo conclamato» che fa a pugni con «l’anima tollerante e multiculturale del Paese».
Tra un libello medievale e il caso Dreyfus: così Libero descrive l’articolo del New York Times di Nicholas Kristof sulle carceri israeliane, che include testimonianze di detenuti palestinesi su presunte violenze sessuali sistematiche, tra cui alcune con l’utilizzo di cani. «Sono dovuti intervenire veterinari e addestratori cinofili per spiegare che è anatomicamente impossibile», si legge. Delle 14 testimonianze su cui si basa l’accusa, dodici sono anonime e diverse provengono dall’Euro-Med Human Rights Monitor, organizzazione il cui presidente Ramy Abdu «ha celebrato pubblicamente il 7 ottobre». L’ex premier israeliano Ehud Olmert, unico alto dirigente citato, ha scritto al Times negando di aver pronunciato le frasi attribuitegli.