DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 19 maggio 2026

Donald Trump ha annunciato di aver sospeso un attacco pianificato all’Iran «perché me lo hanno chiesto l’emiro del Qatar, il principe reggente saudita e il presidente degli Emirati Arabi Uniti». Un’intesa è possibile? Lo scenario è fluido ma il regime, come racconta il Corriere della Sera, continua a mischiare le contro-proposte inviate in segreto con le minacce e le distorsioni pubbliche, accelerando al tempo stesso «la repressione mascherata come arresti “legati” allo scontro con gli Stati Uniti e Israele: almeno 50 mila persone, stima l’organizzazione Human Rights Watch, sono state incarcerate, 32 prigionieri politici sono stati impiccati, un atroce balzo nelle esecuzioni capitali contro gli oppositori». Israele, viene spiegato, continua intanto i preparativi per un ritorno in guerra ritenuto «inevitabile» dallo stato maggiore.

Repubblica intervista in tema Jason Greenblatt, inviato speciale per il Medio Oriente della prima amministrazione Trump e architetto degli Accordi di Abramo. «Non siamo a un punto morto, ma a una prova per vedere se la leadership frammentata dell’Iran sia effettivamente in grado di mantenere e onorare l’accordo di cui hanno bisogno gli Stati Uniti, il Medio Oriente e, francamente, l’Europa», sostiene Greenblatt. A suo dire Trump «ha costruito un vantaggio che nessun presidente americano ha mai avuto: la difesa aerea dell’Iran è andata, la sua rete di proxy è gravemente compromessa, la sua economia è in caduta libera» e «il fatto che l’opzione militare rimanga sul tavolo non è una mossa di facciata, è l’unica cosa che mantiene la pressione su un regime che ha trascorso decenni a prendere tempo».

Sui giornali si parla anche del blocco israeliano all’ennesima spedizione della Flotilla. «Scioperare perché Israele rispetti il diritto internazionale è un diritto. Pretendere che chi sciopera a favore del diritto internazionale non faccia il gioco di chi usa la sofferenza della propria popolazione come leva politica e militare dovrebbe essere altrettanto sacrosanto», osserva il direttore del Foglio, Claudio Cerasa. «Per farlo ci sarebbe un modo: issare sulle imbarcazioni della Flotilla, e anche durante le manifestazioni per Gaza, oltre ai vessilli della pace anche una bella bandiera con su scritto, a difesa del diritto internazionale, un gran Free Gaza from Hamas».

È uscita ieri la quinta stagione della serie tv israeliana Fauda. Quando fu ideata e realizzata, scrive il Riformista, «nessuno avrebbe mai immaginato potesse essere superata dalla realtà». Per il quotidiano diretto da Claudio Velardi, Fauda rappresenta «quasi un microcosmo della società israeliana: costretta a convivere contemporaneamente con la guerra e con la ricerca della normalità, con emergenze continue subito seguite dalla volontà di tornare a vivere in pace e serenità».

I giornali del gruppo QN riprendono un’intervista del Guardian al regista ungherese László Nemes, in concorso al Festival di Cannes con il film Moulin. Nemes denuncia «un’orgia di antisemitismo, un’assoluta orgia di antisemitismo che travolge l’Occidente».

Le cronache continuano a occuparsi di Modena, mentre dal passato di Salim El Koudri spuntano mail anticristiane. Il Tempo si sofferma anche sulla figura del suo avvocato, Fausto Gianelli, definendolo «un fan» di Francesca Albanese noto per le sue posizioni propal. Al riguardo è citato anche un suo post anti-Brigata ebraica.