DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 20 maggio 2026
«Due o tre giorni. Forse venerdì, sabato, domenica. Magari l’inizio della prossima settimana». Così il presidente Usa Donald Trump ha risposto a chi gli chiedeva quanto tempo abbia l’Iran per scendere a patti prima di un nuovo attacco americano. Trump, riportano tra gli altri Corriere e Sole 24 Ore, ha rivelato di essere giunto «a un’ora dalla decisione» di ordinare attacchi contro il regime iraniano, quando è stato fermato in extremis dalla richiesta di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati di negoziare ancora. Il portavoce delle forze armate iraniane ha risposto che Teheran è pronta ad aprire «nuovi fronti» bellici in caso di ripresa dei bombardamenti. Nonostante le reciproche minacce il vicepresidente Usa JD Vance ha mostrato ottimismo: secondo Vance «con gli iraniani sono stati fatti molti progressi», «vogliono raggiungere un accordo». Nessuno vuole una ripresa delle ostilità, aggiunge il Sole. Il ministro degli Interni pachistano Mohsin Naqvi è intanto volato a Teheran per incontrare il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e «facilitare il dialogo».
La marina israeliana ha intercettato tutte le 54 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla partita dalla Turchia, fermando 29 italiani tra cui il deputato M5S Dario Carotenuto. La vicenda apre le prime pagine dei principali quotidiani. Gli attivisti sono stati trasferiti su una corvetta israeliana diretta verso il porto di Ashdod. La Flotilla ha denunciato colpi esplosi contro almeno sei imbarcazioni, tra cui la Girolama battente bandiera italiana: Israele ha negato l’uso di munizioni vere, parlando di «mezzi non letali a scopo di avvertimento» (Corriere della Sera). Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto all’ambasciatore italiano in Israele di garantire «un trattamento dignitoso e piena protezione» ai connazionali fermati, riporta Repubblica. Madrid ha invece convocato la diplomatica israeliana, il premier irlandese ha parlato di intercettazione «inaccettabile». La Turchia e Hamas accusano Gerusalemme di «pirateria», mentre gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro quattro persone associate alla Flotilla, definita dal Tesoro americano una missione «filo-Hamas». «Un’altra flottiglia di propaganda è giunta al termine» ha commentato il ministero degli Esteri israeliano (Libero).
Il Corriere della Sera intervista l’avvocata Tatiana Montella, che segue gran parte degli attivisti della Global Sumud Flotilla: «A un certo punto si oscura tutto. Prima saltano le comunicazioni satellitari, poi le dirette video, infine spariscono anche i telefoni». I legali riferiscono di «manovre molto aggressive e tentativi di speronamento» durante gli abbordaggi, e hanno depositato una denuncia per sequestro di persona relativa alle operazioni del 29 aprile e del 18 e 19 maggio, parlando di «privazione della libertà personale con l’uso della forza». Repubblica intervista il parlamentare Cinque Stelle Dario Carotenuto: «Sono un deputato ma non voglio trattamenti di favore. Nel caso, Israele dovrà rispondere per aver sequestrato illegalmente un parlamentare, oltre a centinaia di attivisti». La Stampa racconta la storia di Giuseppina Branca, infermiera piemontese di 79 anni bloccata con il convoglio della Flotilla di terra a dieci chilometri da Sirte, in attesa dell’autorizzazione del governo di Haftar per attraversare la Libia orientale verso Rafah.
Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha dichiarato di essere stato informato che la Corte penale internazionale avrebbe richiesto un mandato di arresto nei suoi confronti. La Corte dell’Aia ha dichiarato però di mantenere riservate le richieste e i piani relativi ai mandati (Repubblica).
La visita segreta del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu negli Emirati durante la guerra, avvenuta il 26 marzo e durata sei ore, è stata smentita ufficialmente da Abu Dhabi due ore dopo l’annuncio trionfante dell’ufficio del premier israeliano, riporta Sharon Nizza sul Foglio. La visita sembra esserci stata, «chi conta lo sa, ma non si può dire». Il messaggio emiratino era rivolto a Netanyahu, «non utilizzarci come pedina in politica interna», scrive Nizza. «Gli Emirati non vogliono ammettere pubblicamente la visita perché sono già sufficientemente accusati di collaborazionismo da chi considera gli Accordi di Abramo un tradimento», spiega il professore Eli Podeh dell’Università ebraica di Gerusalemme. Netanyahu, alle prese con le elezioni, vorrebbe monetizzare i risultati strategici, ma, si legge, «fintantoché la questione palestinese non troverà una sua collocazione, la verità pubblica e la verità privata sono due piani paralleli che raramente si incontrano».
«C’è un’orgia assoluta e sfacciata di antisemitismo che sta invadendo l’occidente». È la denuncia del regista ungherese László Nemes, a Cannes per presentare il suo nuovo film. Al Guardian, ripreso dal Foglio, Nemes ha parlato di una regressione che «ha raggiunto le dimensioni di prima della presa del potere da parte del nazismo». Il regista racconta di non riuscire a trovare un distributore negli Usa mentre è continuamente interpellato sul conflitto a Gaza invece che sul suo lavoro: «Devo ascoltare milionari che fanno la morale al mondo dalle loro ville di Hollywood? È un movimento a pieno regime verso l’idiozia». Analogo, riporta il Foglio, il caso del regista Vincent Garenq, il cui film sull’assassinio del professore Samuel Paty è stato accusato da Libération di rischiare di alimentare «il separatismo identitario». «Quando si tratta di islamismo, bisogna parlare di islamofobia», commenta il quotidiano.
Il Riformista torna sulla mozione respinta dal Consiglio comunale di Milano per la sospensione del gemellaggio con Tel Aviv, intervistando il consigliere di Azione Daniele Nahum. «Su questi temi il Pd ormai parla come un collettivo studentesco», afferma Nahum, che trae una conclusione politica dal caso: se alle elezioni comunali a Milano, previste per la primavera 2027, il centrosinistra schiererà un candidato sindaco «dalla sinistra-sinistra», i riformisti «hanno l’obbligo politico e morale di tirare su una terza candidatura».
«Sapere che il mio film verrà proiettato in Israele mi mette i brividi», ha dichiarato il regista Mario Martone, scoprendo che il suo film su Goliarda Sapienza è in programma al Festival del cinema italiano in Israele. «Non c’è nulla di normale in quello che è accaduto e che accade», ha aggiunto Martone, sostenendo che Goliarda Sapienza «non sarebbe felice» di essere proiettata in Israele. «L’anno prossimo può sempre provare a Teheran», commenta il Foglio.