DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 21 maggio 2026
I giornali registrano l’indignazione trasversale per la vicenda Ben Gvir-Flotilla, stigmatizzata anche dal Quirinale e dal governo italiano. Vari articoli descrivono la figura del ministro “incendiario” e la sua biografia. Per Fabiana Magrì (La Stampa), «se c’è una cosa che Ben Gvir sa fare bene è occupare il centro della scena attraverso l’oltraggio permanente, come uno spirito maligno che da anni aleggia sulle fratture più profonde della società israeliana». Come ricorda Davide Frattini sul Corriere della Sera, «sbracciante e sbraitante già a 19 anni, è allora che gli israeliani sono stati costretti a notarlo per la prima volta». Seguace del rabbino razzista Meir Kahane, Ben Gvir si era presentato in televisione brandendo il logo di metallo della Cadillac governativa e minacciando il primo ministro Yitzhak Rabin, poi assassinato alcune settimane dopo da un estremista. Per Goffredo Buccini (Corriere) «tra qualche mese ciò che resta di una grande democrazia, piagata e spaventata dal pogrom del 7 ottobre, dovrà decidere se riscattare la propria anima o abbandonarsi, forse per sempre, alla paura e ai suoi collaudati impresari». In una intervista con Avvenire, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani afferma: «Credo che si debba far capire con la massima chiarezza ai nostri interlocutori israeliani che episodi come questo accentuano l’isolamento di Israele anche nei confronti dei Paesi più amici. Valuteremo il nostro atteggiamento politico. Valuteremo cosa fare anche in Europa. Anche chi non condivide e considera provocatorie le campagne delle flottiglie, non può tollerare che cittadini non armati vengano trattati in questo modo».
«Cosa ha provato quando ha visto le immagini di Ben-Gvir che deride i prigionieri della Flotilla?», domanda Repubblica a Edith Bruck. «Mi sono indignata. Mi si è rivoltato lo stomaco. È una vicenda che farà aumentare l’antisemitismo. Il danno per noi ebrei è irreparabile», risponde la sopravvissuta alla Shoah. «Non puoi umiliare delle persone per nessun motivo». Bruck loda anche l’intervento della presidente Ucei, Livia Ottolenghi, intervenuta con ferme parole di condanna dell’episodio. «Quella scena è uno scempio, è inaccettabile. Ancora prima del diritto internazionale, c’è il rispetto della dignità umana», dice al Corriere l’avvocato Luciano Belli Paci, figlio della senatrice Liliana Segre e membro dell’esecutivo dell’organizzazione Sinistra per Israele-Due popoli due Stati. Belli Paci invita l’opinione pubblica «a non fare di ogni erba un fascio, a non condannare gli israeliani nel loro complesso e, per contagio, tutto il popolo ebraico ovunque nel mondo, a non sdoganare quel principio razzista della colpa collettiva, che è sempre sbagliato a qualunque popolo venga applicato». In questo senso, l’avvocato mette in guardia contro «sanzioni indiscriminate» che farebbero il gioco degli estremisti a pochi mesi dall’appuntamento con le elezioni. Sembra pensarla diversamente la storica Anna Foa, che in un editoriale sulla Stampa accusa gli ebrei italiani (e pure Pagine Ebraiche) di essere di fatto conniventi nei confronti di «chi sta distruggendo con i palestinesi anche Israele». Secondo Foa, «non è più tempo di aspettare, bisogna boicottare l’economia» dello Stato ebraico. Per il Foglio, il ministro della Sicurezza Nazionale di Gerusalemme «rappresenta una componente reale del panorama politico israeliano: quella della destra cresciuta nella frustrazione di attentati, missili e intifade, e nella sensazione che il mondo pretenda da Israele solo comportamenti da “bambino da prendere a schiaffi”, come ha detto lui stesso». Ma Israele, si legge, «non può permettersi di apparire» come un Paese che gode dell’umiliazione altrui e di chi gli è ostile. «Il premier Netanyahu e il ministro degli Esteri Saar hanno usato parole chiare contro Ben-Gvir, ma serve un altro passo: lo mettano alla porta», scrive Mario Sechi su Libero, definendola «una questione di igiene». Sechi si sofferma anche sulla vicenda del deputato pentastellato Dario Carotenuto, che in questa storia «rappresenta il “rovescio della medaglia” progressista che ottiene un risultato distruttivo simile: equiparare la “prigionia” dei partecipanti alla Flotilla con quella degli ostaggi ebrei rapiti da Hamas».
Capitolo Iran: il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si allineerà alle decisioni della Casa Bianca. «È vero?», chiede Repubblica al generale israeliano Yossi Kuperwasser. «Sì, è vero», risponde. «Alla fine Israele deve ascoltare gli americani. Non combatteremo contro la volontà americana. Se andranno verso una sorta di cessate il fuoco limitato, noi non saremo quelli che lo romperanno. Però continueremo a fare ciò che serve per proteggere i nostri soldati in Libano e a Gaza». Per Kuperwasser, il nodo più difficile del negoziato con Teheran è «convincere gli iraniani a rinunciare al progetto nucleare».
Sul Tempo, Davide Riccardo Romano torna sui fatti di Modena. «Ogni volta che arriva la notizia di un attentato, la prima reazione è lo sgomento. Poco dopo, però, non appena le autorità comunicano che l’attentatore ha agito da solo, un sospiro di sollievo attraversa l’opinione pubblica», osserva. Secondo il Global Terrorism Index, però, il 93% degli attentati di matrice terroristica in Occidente è stato compiuto da attori singoli e questo dato «non deve quindi rassicurare, ma allarmare».
“Linciato per aver parlato in ebraico”, titola il Foglio, raccontando dell’aggressione subita da un giovane israeliano a Londra, nel quartiere Golders Green. «Cinque o sei uomini, sentendo l’ebraico, lo hanno inseguito urlando in arabo, trascinato, picchiato fino a fargli quasi perdere i sensi, lasciato in terra con il volto tumefatto e la schiena ferita»