DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 25 maggio 2026
È al momento congelata l’intesa, che sembrava imminente, tra Usa e Iran. «Un punto poco chiaro riguarda le riserve di 440 chili di uranio arricchito al 60%: l’Iran avrebbe inizialmente opposto resistenza a impegnarsi a consegnarle (vorrebbe parlarne nella seconda fase), ma gli americani avrebbero insistito che altrimenti salta tutto», informa tra gli altri il Corriere della Sera, sottolineando le diverse prospettive sull’accordo di Washington e Teheran. E Gerusalemme? L’assetto che sembra emergere dalle varie rivelazioni, viene spiegato, non può soddisfare chi, come il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha fatto della guerra allo sviluppo atomico voluto dagli ayatollah «la missione della vita fin da quando è tornato al potere nel 2009 per rimanerci salvo un breve periodo all’opposizione durato 563 giorni».
Per il politologo israeliano, Ely Karmon, interpellato da Repubblica, «se finisce così, con l’approvazione del memorandum d’intesa e una soluzione vaga sul piano nucleare, due sono gli Stati che ne escono vincitori: nel breve termine l’Iran, nel medio e lungo termine la Turchia». Repubblica chiede un pensiero al riguardo anche a Robert Kagan, analista Usa di affari internazionali di area conservatrice, il quale ritiene «disastrosa» la gestione del conflitto da parte della Casa Bianca perché «prima della guerra Israele era la potenza più forte della regione», mentre a suo dire «ora lo diventerà l’Iran». Da Teheran risponde (al Corriere) l’ex vicepresidente iraniano Mohammad Ali Abtahi, che parla di «vittoria della resistenza, forse non sul piano militare, ma di certo su quello reale» perché «prima del conflitto ci si poteva aspettare un cambio di regime, girava anche il nome di Reza Pahlavi, ma dopo aver visto l’esercito combattere contro la potenza americana si è consolidato un senso di resistenza, di nazionalismo». Secondo Ali Abtahi, vicepresidente al tempo di Khatami, «per anni americani e israeliani hanno guardato al nostro Paese attraverso una lente virtuale» e su supposizioni confuse «sono state prese decisioni sbagliate: pensare di rovesciare il regime vuol dire non aver capito nulla». Sul Giornale, Fiamma Nirenstein scrive che la telefonata di Trump in cui ripete a Netanyahu che «il programma nucleare dell’Iran verrà smantellato, il fiero tweet del premier israeliano che ritrae a colori i profili dei due leader uniti nel medesimo intento, suscitano ancora più agitazione, più punti interrogativi: che cosa sta succedendo veramente?».
Alcuni giornali riportano il monito del presidente israeliano Isaac Herzog, per il quale «un processo terribile di imbestialimento si sta infiltrando» e «rischia di intaccare l’intera società». Herzog ha stigmatizzato le azioni del ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir sul caso-Flotilla, accusandolo di aver mancato nel rispetto dei diritti umani. Il tema resta sulle cronache anche per il pestaggio subito da alcuni partecipanti alla spedizione a Bilbao e per il fermo in Libia di alcuni attivisti del “convoglio terrestre” fermati dai miliziani del generale Khalifa Haftar «mentre cercavano di aprire un varco umanitario verso Gaza attraverso la Cirenaica, tra loro ci sono due italiani» (La Stampa).
«A 130 anni dall’affaire Dreyfus, 88 anni dopo la Notte dei cristalli, mentre le piazze del Vecchio continente inneggiano all’Intifada, si rilevano i segnali di una nuova possibile diaspora», sottolinea con allarme il Giornale in un articolo intitolato “Ebrei in fuga dall’Europa”. «E se 150 anni fa il 90% della popolazione ebraica mondiale viveva in Europa, oggi è meno del 10% e l’antisemitismo è diventato un problema di ordine pubblico e tenuta democratica».
«Da tempo come Sinistra per Israele invitiamo i partiti più vicini ad agire per fermare il dilagare dell’antisemitismo. Se presenti il Medio Oriente come confronto tra angeli e demoni l’effetto sarà demonizzare Israele e poi gli ebrei», spiega al Giornale l’avvocato Luciano Belli Paci. Per il figlio di Liliana Segre, «Pd e Cgil non coltivano rapporti con partiti e sindacati “fratelli” in Israele e l’Anpi non contrasta l’equazione Israele-nazismo». Sempre in quest’ottica, «abbiamo chiesto una reazione quando Conte ha intimato agli ebrei di dissociarsi da Israele: bisognava intervenire, i manicheismi si traducono in antisemitismo».
Fanno discutere le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa. In una intervista con il Corriere di domenica, la seconda carica dello Stato ha presentato Giorgio Almirante come un promotore della democrazia in Italia e ha usato l’espressione «non contrario all’antisemitismo» per definire il suo ruolo negli anni delle leggi razziste, che sostenne anche sulle pagine de La difesa della razza. Per le opposizioni si tratta di uno «sdoganamento grave» che «riscrive la storia» (Repubblica)
La redazione torinese di Repubblica segnala l’incontro “Anticorpi Democratici. Il ddl contro l’antisemitismo: quando una società riconosce e respinge l’odio” in programma questa sera alle 21 nei locali della Comunità ebraica. Per la presidente Ucei, Livia Ottolenghi, contrastare l’antisemitismo «significa difendere i principi fondamentali della nostra democrazia».
Mercoledì a Roma è in programma una kermesse di solidarietà alla Flotilla, promossa da Avs e Sinistra Italiana. Tra i partecipanti a quello che Libero definisce un “circo propal” dovrebbero esserci tra gli altri Francesca Albanese, Enzo Iachetti e Moni Ovadia.
L’architetto Daniel Libeskind, intervistato dal Corriere per i suoi 80 anni, racconta: «Adoro giocare con i bambini. Ed è interessante prevenire che diventino appiattiti dalla società e dai sistemi educativi. È preoccupante, specie con l’Intelligenza artificiale, che è la costruzione di una nuova Torre di Babele».