LA POLEMICA – Emanuele Calò: Discriminati perché pochi
La Jerusalem Definition on Antisemitism (JDA) riscuote successo nei siti propal; talvolta penso che spetti alla categoria interessata la decisione su come combattere il pregiudizio nei suoi confronti, perché non mi ci vedo a decidere al posto di altre fedi. Ferma restando la libertà d’espressione, che però non è assoluta, visto che quando si condannano Israele e/o gli ebrei, manca sempre il contraddittorio. La ragione di questa forma di apartheid che subiamo è molto democratica e finanche scientifica: «Visto che voi ebrei siete pochi, chi se ne importa. Quando sarete un miliardo forse potrete esprimervi, per ora, accontentatevi di poter parlare fra di voi. Sennonché, per dimostrarvi quanto siamo democratici, vi pubblicheremo anche libri non eccelsi, purché siano contro».
Ciò detto, mi sento autorizzato a dire: se finanche la JDA dice che una certa condotta è antisemita, cosa sarà mai successo? Qualcosa di imbarazzante?
Lo dico perché la JDA considera antisemita «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili della condotta di Israele o trattare gli ebrei, semplicemente perché ebrei, come agenti di Israele» così come «Obbligare le persone, in quanto ebree, a condannare pubblicamente Israele o il sionismo (ad esempio, durante un incontro politico)».
Considerate che qui si tratta di esempi di soft law, che però non esauriscono la casistica, non sono tipici e quindi è lecita l’analogia. Ne consegue che chi interpella le istituzioni ebraiche di natura elettiva (e, quindi, rappresentative) ingiungendo loro di pronunciarsi su Israele, pone in essere, secondo la JDA, un comportamento antisemita.
Dal canto suo, la definizione IHRA di antisemitismo, accolta dall’Unione europea, dall’Italia e dalla maggior parte delle nazioni civili (ma questa è una definizione del diritto internazionale pubblico) qualifica come antisemita «Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele».
Quando dico «ebrei», a fortiori ciò vale per le loro istituzioni elettive e rappresentative. Questa condotta, qui deprecata, non si verifica con i cristiani, non succede con gli islamici: succede con gli ebrei. Propongo quindi di ricorrere a questa formula di stile (diciamo) «vi ingiungo di pronunciarvi contro perché siete pochi». Mi sembra un déjà vu, ma lascio la parola a storici e storiche. Certo, non è un’argomentazione scientifica ma è pur vero che non è mai stata la ragione a placare l’antisemitismo.
Emanuele Calò