Roberto
Della Rocca,
rabbino
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La
storia di Pinechas, con il suo gesto estremo di colpire a morte un
trasgressore un po’ arrogante, è interpretata dalla Tradizione
rabbinica come il paradigma dello zelo religioso. Il fervore e la
risolutezza con cui Pinechas combatte l’assimilazione sembra
costituire, talvolta, un modello a cui ispirare una certa militanza
comunitaria. Dovremmo sempre ricordarci, tuttavia, che per essere degli
autentici Pinechas è necessario essere intrisi di “aavàt Israel”,
“amore per il proprio popolo”.
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Dario
Calimani,
anglista
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Può
un eminente studioso ebreo di Shakespeare sentirsi di dover rispondere
della caparbia cattiveria di Shylock? Sembrerà impossibile, ma sì, lo
può. È la triste sensazione lasciata da un intervento veneziano
dell’autorevole professor James Shapiro (Columbia University) su
‘Shakespeare e gli ebrei’, un argomento su cui lo studioso americano ha
scritto vent’anni fa un importante libro che è punto di riferimento
prezioso per ogni studioso del campo.
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Nucleare iraniano,
intesa vicina |
“L’intesa
nucleare con l’Iran è vicina” titola oggi il Corriere della Sera,
spiegando come i nodi più difficili da sciogliere riguardo la corsa al
nucleare iraniano si stiano lentamente sbrogliando durante le sessioni
di incontro a Vienna tra i Paesi del 5+1 (Usa, Russia, Francia, Gran
Bretagna, Cina più la Germania). Il fine è quello di raggiungere un
accordo nelle prossime 72 ore. Superati ostacoli, come lo
smantellamento delle sanzioni finanziarie, Teheran chiede ora anche
l’eliminazione delle sanzioni Onu che le negano accesso alle tecnologie
dei missili balistici sul mercato internazionale, ma il 5+1 vorrebbe
che il Paese eliminasse del tutto il programma missilistico. “Non siamo
ancora dove dovremmo essere” ha infatti ammesso il segretario di Stato
Usa John Kerry.
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Israele - l'intervento del presidente rivlin
"Hamas, minaccia costante"
A
distanza di un anno dall'avvio dell'operazione israeliana a Gaza Tzuk
Eitan (nota in Italia con il nome di Margine Protettivo), la Knesset,
il parlamento israeliano, ha deciso di dedicare una sessione per
valutare gli effetti dell'ultima guerra contro il movimento
terroristico di Hamas e i passi da intraprendere per il futuro.
“Il
prossimo conflitto sarà persino peggiore dell'ultimo - ha
avvisato lunedì il presidente d'Israele Reuven Rivlin, parlando
alla cerimonia tenutasi al cimitero militare del Monte Herzl di
Gerusalemme in memoria dei soldati caduti a Gaza - È chiaro che un
conflitto di questo tipo richiederà decisioni difficili e decisive”.
“Quando
non si aprirà più il fuoco contro Sderot, Nahal Oz, Nir Banim, Ashdod o
Ashkelon allora la Striscia di Gaza non sarà più colpita”,
l'avvertimento del presidente ai vicini di Hamas. E proprio il
movimento terroristico che controlla Gaza ha fatto sapere in queste ore
di non avere intenzione di riaprire il fronte dello scontro con
Israele.
(A
destra Adi Kaplan, vedova del capitano Zvi Kaplan, ucciso a durante
l'operazione Tzuk Eitan, accende una torcia durante la cerimonia al
Monte Herzl in memoria dei soldati caduti lo scorso anno a Gaza)
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SCOMPARE A ROMA LA GRANDE PITTRICE Eva Fischer (1920-2015)
È
scomparsa a Roma all’età di 95 anni Eva Fischer, pittrice nota come
l’ultima rappresentante della Scuola Romana del dopoguerra.
Protagonista della mostra “Tandem” appena conclusasi all’Accademia
d’Ungheria, commovente omaggio al sodalizio artistico-sentimentale che
la legò per una vita ad Alberto Baumann, Fischer era nata nel 1920 a
Daruvar, nell’ex Jugoslavia, in una famiglia fortemente intrisa di
valori ebraici (il padre Leopoldo era rabbino e talmudista) che pagò un
prezzo altissimo di sangue alle persecuzioni nazifasciste.
Ha
raccontato a Pagine Ebraiche: “A causa della guerra venimmo in Italia,
io mi fingevo sordomuta per non far riconoscere il mio accento. Mio
fratello Eric invece faceva il medico in Svizzera. Molti coprirono me e
mia madre in quel periodo: il nome ufficiale da dire a tutti era Eva
Venturi. Un giorno il vicino fascista, insospettito dal viavai di
presunti partigiani in casa nostra, voleva incastrarci. Spiegai con
molta tranquillità che quei bravi ragazzi volevano da me semplicemente
un ritratto”.
A
guerra finita, dopo mesi di peripezie, fughe, attività clandestine
nella Resistenza, Eva sceglie Roma ed entra a far parte del gruppo di
artisti di via Margutta. Fu allora che Dalì vide e s’innamorò dei
mercati dipinti nei suoi quadri, mentre Ehrenburg scrisse sulle “umili
e orgogliose biciclette”. Con Picasso s’incontrarono invece a casa di
Luchino Visconti e parlarono a lungo d’arte contemporanea. Trasferitasi
a Parigi, Eva divenne poi amica e profonda ammiratrice di Marc Chagall.
Mentre a Parigi la sua pittura animò dibattiti nell’atelier di Juana
Mordò fra l’artista marguttiana e i pittori spagnoli ancora in lotta
contro il franchismo.
Negli
anni Sessanta fu poi a Londra dove espose nella più esclusiva galleria
della City. Il suo estro l’ha chiamata anche fuori dall’Europa: da
Israele, dove ha dipinto mirabili tele di Gerusalemme e Hebron (molto
note sono le vetrate del Museo ebraico di Roma, un patrimonio ad oggi
non sufficientemente valorizzato), fino agli Stati Uniti. Eva Fischer è
stata anche al centro del recente percorso sulle artiste del Novecento
“tra visione e identità ebraica” promosso dalla Fondazione Beni
Culturali Ebraici in Italia. “Trovo ammirevole la modestia con cui mia
madre si approccia ogni volta al pubblico, come fosse un’artista agli
inizi e non una pittrice di fama con opere sparse in tutto il mondo” ci
raccontava il figlio Alan a pochi giorni dall’inaugurazione di Tandem.
Ad Alan e a tutti i suoi cari il cordoglio e la vicinanza della
redazione del portale dell’ebraismo italiano www.moked.it e di Pagine
Ebraiche.
Leggi gli altri servizi dedicati a Eva Fischer:
La vita raccontata con il pennello
Tandem, il mondo di Eva e Alberto in mostra
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qui firenze
Al Balagan Cafè con Bassani
I“Il
giardino” per antonomasia, trasferito idealmente in un nuovo spazio
verde deputato a raccontarne le suggestioni, gli intrecci, i capitoli
che hanno fatto dell’opera di Giorgio Bassani una pietra miliare della
letteratura italiana.
Per oltre una settimana, fino a giovedì 16 luglio, lo spazio antistante
la sinagoga di via Farini accoglie infatti un ciclo di letture dal
“Giardino dei Finzi Contini” a cura di Sandro Lombardi e della
compagnia Lombardi-Trezzi. Appuntamento ogni giorno alle 18.30, fino a
giovedì di questa settimana e da lunedì a giovedì della prossima.
Un ponte, quello tra la Ferrara e la Firenze ebraica, che segue il filo
conduttore di questa terza edizione del Balagan Cafè, dedicato appunto
ai ‘ponti’. Un tema, dalla molteplice interpretazione, che sarà poi
sviluppato in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica
(di cui la Comunità fiorentina è capofila per il 2015).
Ferrara e Firenze sono anche i luoghi del cuore di Enrico Fink,
musicista e direttore artistico del Balagan, che ha proposto quest’anno
lo spettacolo ‘La mamma, l’angelo e la ciambella’, dedicato alla figura
di Jenny Liscia Bassani, sorella di Giorgio e, ha raccontato a Pagine
Ebraiche, anche “ottima cuoca”.
Musica e letteratura grandi protagoniste di questa edizione del
Balagan. Non è un caso infatti che lo scorso evento del festival,
manifestazione tra le più riuscite dell’estate fiorentina, abbia avuto
tra i suoi ospiti Daniel Vogelmann, che ha raccontato la storia della
storica casa editrice ebraica Giuntina, e i musicisti Anton Dressler
(clarinetto e clarinetto basso) e Andrea Gottfried (pianoforte). Ancora
visitabile, inoltre, la mostra “Mangiare a memoria” curata dalla
direttrice del museo ebraico Dora Liscia Bemporad. Un percorso
culinario e identitario che parte dall'esposizione di antichi libri di
cucina italiana e internazionale.
(Nell’immagine un fotogragramma dalla pellicola di Vittorio De Sica)
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lutto nel mondo del giornalismo
Luca Rastello (1961-2015)
Giornalista,
scrittore, apprezzato per la sua voce libera, Luca Rastello è stato
direttore dell’Indice, inviato di Diario e direttore di Narcomafie,
prima di iniziare a scrivere per l’Espresso, e per le redazioni di
Milano e di Torino di Repubblica. Dalla passione per la letteratura dei
paesi dell’Est europeo, che lo portò a collaborare con Linea d’Ombra,
era arrivato all’interesse per la guerra fratricida nella ex
Jugoslavia, che seguì come reporter ma anche come cooperativista. Da
quell’esperienza trasse “La guerra in casa” (Einaudi, 1998), il saggio
che fece conoscere a molti la sua intelligenza e il suo rigore morale.
Grande era anche la sua conoscenza del narcotraffico – “Io sono il
mercato” pubblicato da Chiarelettere – e dei diritti dei rfugiati – “La
frontiera addosso” Laterza – mentre insieme ad Andrea De Benedetti ha
scritto “Binario Morto”, pubblicato da Chiarelettere, che Goffredo Fofi
ha descritto come “il libro più onesto tra quanti hanno cercato di
raccontare la risposta dei no Tav”. E proprio Andrea De Benedetti ha
commentato, in un saluto a Rastello: “So che qualcuno scriverà che hai
perso la battaglia contro il cancro, e io invece ci tengo molto a far
sapere in giro che quella battaglia tu l’hai stravinta. Sei mesi di
vita, ti avevano dato. Tu hai detto: ah sì? e hai tirato dritto per
quasi dieci anni. Dieci anni in cui hai amato, odiato, viaggiato,
scritto libri fondamentali, bestemmiato, imparato, mangiato, litigato,
insegnato, in una parola vissuto molto più e molto meglio di quanto si
concede mediamente di vivere una persona mediamente sana in ottant’anni
di esistenza mediamente inutile.”
Ai saggi si erano
aggiunti due romanzi: “Piove all’insù” (Bollati Boringhieri) e “I
buoni”, di nuovo per Chiarelettere, a cui la storica Anna Bravo ha
dedicato sul numero di dicembre 2014 di Pagine Ebraiche un lungo testo,
che qui riproponiamo.
a.t.
I Buoni, spacciatori di futuro
Sono passati due decenni da quando Jeremy Rifkin scriveva che il terzo
settore (onlus e cooperative di utilità sociale) avrebbe guadagnato un
ruolo decisivo nell’economia globalizzata, e introdotto un nuovo modo
di lavorare fondato sull’empatia e sulla condivisione. La profezia si è
avverata solo per metà: oggi l’universo non profit è imponente (negli
Usa dal 2000 al 2010 l’incremento ha toccato il 41%), ma non lo è
altrettanto l’innovazione nei rapporti interni e con l’esterno.
Anna Bravo
Pagine Ebraiche dicembre 2014
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Senza dimora |
La
settimana scorsa mi hanno invitato a presentare due bei volumi: “Con il
sole negli occhi” di Elfriede Gaeng (Carabba) e “Romanzi non scritti”
di Michele Capitani (Dehoniane). Quando si parla di libri il rischio
banalità è dietro l’angolo, tanto per chi parla quanto per chi ascolta.
In questo caso, però, l’argomento era insolito: le opere parlano dei
senza dimora, una galassia vasta di persone che è costretta – o in casi
rarissimi sceglie – a vivere ai margini della società. Clochard,
nomadi, disabili mentali, vittime del racket. Che dormono sulle sponde
del fiume, tra i binari del treno, nei campi-nomadi (cosiddetti) e
nella fermate della metro.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie
- Il francobollo di Eva |
È
scomparsa questa mattina a Roma la grande artista Eva Fischer, nel suo
attico a Trastevere, circondata dall’affetto del figlio Alan David
Baumann e della compagna di questi Grazia Malagamba. Domani alle 12 si
terrà il funerale a Prima Porta. Nel 1993 la Fisher creò e donò alle
Poste un disegno in ricordo del 16 ottobre 1943, data della prima
deportazione perpetrata a Roma dai nazisti. L’anno
dopo le Poste Italiane pregarono Eva di rappresentare, 50 anni dopo,
alcuni degli eventi tragici verificatisi in Italia durante la Seconda
Guerra Mondiale, dall’eccidio delle Fosse Ardeatine alla strage di
Marzabotto. Ne è nata una serie di francobolli davvero straordinaria.
Eva Fischer nacque a Daruvar (nella ex Jugoslavia) nel 1920, da
famiglia ungherese. Il padre Leopoldo, rabbino capo ed eccellente
talmudista, venne deportato dai nazisti. Furono più di trenta i
familiari di Eva scomparsi nei lager. Dopo l’occupazione italiana della
Jugoslavia, attorno al 1941, insieme alla madre e al fratello minore,
Eva venne internata nel campo di Vallegrande (Isola di Curzola) sotto
amministrazione italiana. Si trasferì poi con i familiari a Spalato e
quindi a Bologna, dove nel 1943 si nascosero sotto il falso nome di
Venturi. A salvarli fu determinante l’aiuto di alcuni antifascisti:
Wanda Varotti, Massimo Massei ed altri ancora del Partito d’Azione. A
guerra finita Eva Fischer scelse Roma come sua città d’adozione ed
entrò a far parte del gruppo di artisti di Via Margutta, frequentando
Mafai, Guttuso, Campigli, Carlo Levi, Corrado Alvaro e tanti altri.
Mario Avagliano
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Grecia |
Vorrei
rispondere a Daniela Fubini che andare in Grecia quest’anno è l’unico
vero aiuto che individualmente possiamo dare a un Parse i cui unici
introiti vengono dal turismo. Purtroppo in questo momento molte isole
sono semideserte, perché la gente ha paura di disordini, carenza di
cibo e benzina e timore di ritrovarsi in una situazione difficile.
Questo aggiunge danno a danno, perché l’economia delle isole si basa
sul turismo estivo. Andare in vacanza in Grecia non è menefreghismo nei
confronti della popolazione, ma al contrario una mitzvah. Soprattutto
se si arriva con i contanti, che scarseggiano.
Viviana Kasam
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