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7 luglio 2015 - 20 Tamuz 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
La storia di Pinechas, con il suo gesto estremo di colpire a morte un trasgressore un po’ arrogante, è interpretata dalla Tradizione rabbinica come il paradigma dello zelo religioso. Il fervore e la risolutezza con cui Pinechas combatte l’assimilazione sembra costituire, talvolta, un modello a cui ispirare una certa militanza comunitaria. Dovremmo sempre ricordarci, tuttavia, che per essere degli autentici Pinechas è necessario essere intrisi di “aavàt Israel”, “amore per il proprio popolo”.
 
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Dario
Calimani,
anglista
Può un eminente studioso ebreo di Shakespeare sentirsi di dover rispondere della caparbia cattiveria di Shylock? Sembrerà impossibile, ma sì, lo può. È la triste sensazione lasciata da un intervento veneziano dell’autorevole professor James Shapiro (Columbia University) su ‘Shakespeare e gli ebrei’, un argomento su cui lo studioso americano ha scritto vent’anni fa un importante libro che è punto di riferimento prezioso per ogni studioso del campo.
 
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Nucleare iraniano,
intesa vicina
“L’intesa nucleare con l’Iran è vicina” titola oggi il Corriere della Sera, spiegando come i nodi più difficili da sciogliere riguardo la corsa al nucleare iraniano si stiano lentamente sbrogliando durante le sessioni di incontro a Vienna tra i Paesi del 5+1 (Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina più la Germania). Il fine è quello di raggiungere un accordo nelle prossime 72 ore. Superati ostacoli, come lo smantellamento delle sanzioni finanziarie, Teheran chiede ora anche l’eliminazione delle sanzioni Onu che le negano accesso alle tecnologie dei missili balistici sul mercato internazionale, ma il 5+1 vorrebbe che il Paese eliminasse del tutto il programma missilistico. “Non siamo ancora dove dovremmo essere” ha infatti ammesso il segretario di Stato Usa John Kerry.
 
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  davar
Israele - l'intervento del presidente rivlin
"Hamas, minaccia costante"
A distanza di un anno dall'avvio dell'operazione israeliana a Gaza Tzuk Eitan (nota in Italia con il nome di Margine Protettivo), la Knesset, il parlamento israeliano, ha deciso di dedicare una sessione per valutare gli effetti dell'ultima guerra contro il movimento terroristico di Hamas e i passi da intraprendere per il futuro.

“Il prossimo conflitto sarà persino peggiore dell'ultimo - ha avvisato  lunedì il presidente d'Israele Reuven Rivlin, parlando alla cerimonia tenutasi al cimitero militare del Monte Herzl di Gerusalemme in memoria dei soldati caduti a Gaza - È chiaro che un conflitto di questo tipo richiederà decisioni difficili e decisive”.
“Quando non si aprirà più il fuoco contro Sderot, Nahal Oz, Nir Banim, Ashdod o Ashkelon allora la Striscia di Gaza non sarà più colpita”, l'avvertimento del presidente ai vicini di Hamas. E proprio il movimento terroristico che controlla Gaza ha fatto sapere in queste ore di non avere intenzione di riaprire il fronte dello scontro con Israele.

(A destra Adi Kaplan, vedova del capitano Zvi Kaplan, ucciso a durante l'operazione Tzuk Eitan, accende una torcia durante la cerimonia al Monte Herzl in memoria dei soldati caduti lo scorso anno a Gaza)
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qui atene
“Giorni drammatici, serve aiuto”
L'appello degli ebrei di Grecia

La situazione è critica, con molte famiglie vicino al collasso. Le comunità hanno difficoltà a venire incontro alle esigenze dei singoli. Gli uffici non riescono a offrire servizi in modo adeguato. Tra i pochi superstiti della Shoah c’è chi, non disponendo di bancomat, è costretto a vivere coi risparmi accumulati sotto il materasso (e non in senso figurato) e non può neanche ritirare il sussidio erogato dal governo per chi ha subito tale inferno in gioventù. È la drammatica fotografia d’insieme dell’ebraismo greco, che condivide con tutto il paese l’angoscia di queste ore e l’incertezza sul futuro economico-finanziario della penisola. Una nuova insidia da fronteggiare per una comunità che, dall’apertura della crisi, convive con il carico d’odio riversato sull’intera società ellenica dai nazisti di Alba Dorata e dai loro accoliti, in sella al fin troppo scontato cavallo del pregiudizio antiebraico per ‘spiegare’ le ragioni del default di Atene. Composta oggi da cinquemila anime, la comunità greca ha radici profonde nella storia del Mediterraneo con una prima presenza stimabile ad un paio di secoli prima dell’era volgare. In Grecia si trovano i resti di una delle più antiche sinagoghe della Diaspora ed è ancora in Grecia che furono accolti migliaia di ebrei sefarditi in fuga dalla penisola iberica a seguito dei dispositivi di espulsione emanati tra quindicesimo e sedicesimo secolo.
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SCOMPARE A ROMA LA GRANDE PITTRICE
Eva Fischer (1920-2015)
È scomparsa a Roma all’età di 95 anni Eva Fischer, pittrice nota come l’ultima rappresentante della Scuola Romana del dopoguerra. Protagonista della mostra “Tandem” appena conclusasi all’Accademia d’Ungheria, commovente omaggio al sodalizio artistico-sentimentale che la legò per una vita ad Alberto Baumann, Fischer era nata nel 1920 a Daruvar, nell’ex Jugoslavia, in una famiglia fortemente intrisa di valori ebraici (il padre Leopoldo era rabbino e talmudista) che pagò un prezzo altissimo di sangue alle persecuzioni nazifasciste.

Ha raccontato a Pagine Ebraiche: “A causa della guerra venimmo in Italia, io mi fingevo sordomuta per non far riconoscere il mio accento. Mio fratello Eric invece faceva il medico in Svizzera. Molti coprirono me e mia madre in quel periodo: il nome ufficiale da dire a tutti era Eva Venturi. Un giorno il vicino fascista, insospettito dal viavai di presunti partigiani in casa nostra, voleva incastrarci. Spiegai con molta tranquillità che quei bravi ragazzi volevano da me semplicemente un ritratto”.
A guerra finita, dopo mesi di peripezie, fughe, attività clandestine nella Resistenza, Eva sceglie Roma ed entra a far parte del gruppo di artisti di via Margutta. Fu allora che Dalì vide e s’innamorò dei mercati dipinti nei suoi quadri, mentre Ehrenburg scrisse sulle “umili e orgogliose biciclette”. Con Picasso s’incontrarono invece a casa di Luchino Visconti e parlarono a lungo d’arte contemporanea. Trasferitasi a Parigi, Eva divenne poi amica e profonda ammiratrice di Marc Chagall. Mentre a Parigi la sua pittura animò dibattiti nell’atelier di Juana Mordò fra l’artista marguttiana e i pittori spagnoli ancora in lotta contro il franchismo.
Negli anni Sessanta fu poi a Londra dove espose nella più esclusiva galleria della City. Il suo estro l’ha chiamata anche fuori dall’Europa: da Israele, dove ha dipinto mirabili tele di Gerusalemme e Hebron (molto note sono le vetrate del Museo ebraico di Roma, un patrimonio ad oggi non sufficientemente valorizzato), fino agli Stati Uniti. Eva Fischer è stata anche al centro del recente percorso sulle artiste del Novecento “tra visione e identità ebraica” promosso dalla Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia. “Trovo ammirevole la modestia con cui mia madre si approccia ogni volta al pubblico, come fosse un’artista agli inizi e non una pittrice di fama con opere sparse in tutto il mondo” ci raccontava il figlio Alan a pochi giorni dall’inaugurazione di Tandem. Ad Alan e a tutti i suoi cari il cordoglio e la vicinanza della redazione del portale dell’ebraismo italiano www.moked.it e di Pagine Ebraiche.

Leggi gli altri servizi dedicati a Eva Fischer:

La vita raccontata con il pennello

Tandem, il mondo di Eva e Alberto in mostra
qui firenze
Al Balagan Cafè con Bassani
I“Il giardino” per antonomasia, trasferito idealmente in un nuovo spazio verde deputato a raccontarne le suggestioni, gli intrecci, i capitoli che hanno fatto dell’opera di Giorgio Bassani una pietra miliare della letteratura italiana.
Per oltre una settimana, fino a giovedì 16 luglio, lo spazio antistante la sinagoga di via Farini accoglie infatti un ciclo di letture dal “Giardino dei Finzi Contini” a cura di Sandro Lombardi e della compagnia Lombardi-Trezzi. Appuntamento ogni giorno alle 18.30, fino a giovedì di questa settimana e da lunedì a giovedì della prossima.
Un ponte, quello tra la Ferrara e la Firenze ebraica, che segue il filo conduttore di questa terza edizione del Balagan Cafè, dedicato appunto ai ‘ponti’. Un tema, dalla molteplice interpretazione, che sarà poi sviluppato in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica (di cui la Comunità fiorentina è capofila per il 2015).
Ferrara e Firenze sono anche i luoghi del cuore di Enrico Fink, musicista e direttore artistico del Balagan, che ha proposto quest’anno lo spettacolo ‘La mamma, l’angelo e la ciambella’, dedicato alla figura di Jenny Liscia Bassani, sorella di Giorgio e, ha raccontato a Pagine Ebraiche, anche “ottima cuoca”.
Musica e letteratura grandi protagoniste di questa edizione del Balagan. Non è un caso infatti che lo scorso evento del festival, manifestazione tra le più riuscite dell’estate fiorentina, abbia avuto tra i suoi ospiti Daniel Vogelmann, che ha raccontato la storia della storica casa editrice ebraica Giuntina, e i musicisti Anton Dressler (clarinetto e clarinetto basso) e Andrea Gottfried (pianoforte). Ancora visitabile, inoltre, la mostra “Mangiare a memoria” curata dalla direttrice del museo ebraico Dora Liscia Bemporad. Un percorso culinario e identitario che parte dall'esposizione di antichi libri di cucina italiana e internazionale.

(Nell’immagine un fotogragramma dalla pellicola di Vittorio De Sica) 

lutto nel mondo del giornalismo
Luca Rastello (1961-2015)
Giornalista, scrittore, apprezzato per la sua voce libera, Luca Rastello è stato direttore dell’Indice, inviato di Diario e direttore di Narcomafie, prima di iniziare a scrivere per l’Espresso, e per le redazioni di Milano e di Torino di Repubblica. Dalla passione per la letteratura dei paesi dell’Est europeo, che lo portò a collaborare con Linea d’Ombra, era arrivato all’interesse per la guerra fratricida nella ex Jugoslavia, che seguì come reporter ma anche come cooperativista. Da quell’esperienza trasse “La guerra in casa” (Einaudi, 1998), il saggio che fece conoscere a molti la sua intelligenza e il suo rigore morale. Grande era anche la sua conoscenza del narcotraffico – “Io sono il mercato” pubblicato da Chiarelettere – e dei diritti dei rfugiati – “La frontiera addosso” Laterza – mentre insieme ad Andrea De Benedetti ha scritto “Binario Morto”, pubblicato da Chiarelettere, che Goffredo Fofi ha descritto come “il libro più onesto tra quanti hanno cercato di raccontare la risposta dei no Tav”. E proprio Andrea De Benedetti ha commentato, in un saluto a Rastello: “So che qualcuno scriverà che hai perso la battaglia contro il cancro, e io invece ci tengo molto a far sapere in giro che quella battaglia tu l’hai stravinta. Sei mesi di vita, ti avevano dato. Tu hai detto: ah sì? e hai tirato dritto per quasi dieci anni. Dieci anni in cui hai amato, odiato, viaggiato, scritto libri fondamentali, bestemmiato, imparato, mangiato, litigato, insegnato, in una parola vissuto molto più e molto meglio di quanto si concede mediamente di vivere una persona mediamente sana in ottant’anni di esistenza mediamente inutile.”
Ai saggi si erano aggiunti due romanzi: “Piove all’insù” (Bollati Boringhieri) e “I buoni”, di nuovo per Chiarelettere, a cui la storica Anna Bravo ha dedicato sul numero di dicembre 2014 di Pagine Ebraiche un lungo testo, che qui riproponiamo.

a.t.

I Buoni, spacciatori di futuro

Sono passati due decenni da quando Jeremy Rifkin scriveva che il terzo settore (onlus e cooperative di utilità sociale) avrebbe guadagnato un ruolo decisivo nell’economia globalizzata, e introdotto un nuovo modo di lavorare fondato sull’empatia e sulla condivisione. La profezia si è avverata solo per metà: oggi l’universo non profit è imponente (negli Usa dal 2000 al 2010 l’incremento ha toccato il 41%), ma non lo è altrettanto l’innovazione nei rapporti interni e con l’esterno.


Anna Bravo

Pagine Ebraiche dicembre 2014
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pilpul
Senza dimora
La settimana scorsa mi hanno invitato a presentare due bei volumi: “Con il sole negli occhi” di Elfriede Gaeng (Carabba) e “Romanzi non scritti” di Michele Capitani (Dehoniane). Quando si parla di libri il rischio banalità è dietro l’angolo, tanto per chi parla quanto per chi ascolta. In questo caso, però, l’argomento era insolito: le opere parlano dei senza dimora, una galassia vasta di persone che è costretta – o in casi rarissimi sceglie – a vivere ai margini della società. Clochard, nomadi, disabili mentali, vittime del racket. Che dormono sulle sponde del fiume, tra i binari del treno, nei campi-nomadi (cosiddetti) e nella fermate della metro.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - Il francobollo di Eva
È scomparsa questa mattina a Roma la grande artista Eva Fischer, nel suo attico a Trastevere, circondata dall’affetto del figlio Alan David Baumann e della compagna di questi Grazia Malagamba. Domani alle 12 si terrà il funerale a Prima Porta. Nel 1993 la Fisher creò e donò alle Poste un disegno in ricordo del 16 ottobre 1943, data della prima deportazione perpetrata a Roma dai nazisti. L’anno dopo le Poste Italiane pregarono Eva di rappresentare, 50 anni dopo, alcuni degli eventi tragici verificatisi in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, dall’eccidio delle Fosse Ardeatine alla strage di Marzabotto. Ne è nata una serie di francobolli davvero straordinaria. Eva Fischer nacque a Daruvar (nella ex Jugoslavia) nel 1920, da famiglia ungherese. Il padre Leopoldo, rabbino capo ed eccellente talmudista, venne deportato dai nazisti. Furono più di trenta i familiari di Eva scomparsi nei lager. Dopo l’occupazione italiana della Jugoslavia, attorno al 1941, insieme alla madre e al fratello minore, Eva venne internata nel campo di Vallegrande (Isola di Curzola) sotto amministrazione italiana. Si trasferì poi con i familiari a Spalato e quindi a Bologna, dove nel 1943 si nascosero sotto il falso nome di Venturi. A salvarli fu determinante l’aiuto di alcuni antifascisti: Wanda Varotti, Massimo Massei ed altri ancora del Partito d’Azione. A guerra finita Eva Fischer scelse Roma come sua città d’adozione ed entrò a far parte del gruppo di artisti di Via Margutta, frequentando Mafai, Guttuso, Campigli, Carlo Levi, Corrado Alvaro e tanti altri.

Mario Avagliano
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Grecia
Vorrei rispondere a Daniela Fubini che andare in Grecia quest’anno è l’unico vero aiuto che individualmente possiamo dare a un Parse i cui unici introiti vengono dal turismo. Purtroppo in questo momento molte isole sono semideserte, perché la gente ha paura di disordini, carenza di cibo e benzina e timore di ritrovarsi in una situazione difficile. Questo aggiunge danno a danno, perché l’economia delle isole si basa sul turismo estivo. Andare in vacanza in Grecia non è menefreghismo nei confronti della popolazione, ma al contrario una mitzvah. Soprattutto se si arriva con i contanti, che scarseggiano.

Viviana Kasam

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