Una morte nera

Se mi fossi già scordato di George Floyd sarei una bestia. Non sarà facile dimenticarne l’agonia, gli occhi fissi a guardare la paura e la morte, il fiato che gli esce flebile dalle labbra, ‘I can’t breathe’.
Vorrei dimenticare invece lo sguardo indifferente, freddo e vuoto, di Derek Chauvin, il poliziotto con il ginocchio incollato contro il collo di Floyd. Lo sguardo privo di emozione di un automa programmato per il male e immune da sentimenti, che per nove interminabili minuti tiene in suo barbaro potere la trachea e la vita di un altro uomo. Vorrei dimenticarlo quello sguardo, e non ci riesco.
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