…abolizioni

Nessuno sembra essersi accorto che un editoriale del Foglio di venerdì propone nientedimeno che di abolire la memoria della Shoah. Basta musei, memoriali, scrive l’articolo, e pensiamo non agli ebrei morti, ma a quelli vivi: cioè agli israeliani, che per Il Foglio e i suoi amici gli ebrei sono solo gli israeliani. La proposta è, direi, radicale, perché non si riferisce solo all’impegno dello Stato nelle opere di costruzione dei memoriali e dei musei, come già aveva fatto Brunetta, ma rimette proprio in discussione la necessità di ricordare, di fare storia, di ricostruire fatti ed eventi, di trasformarli in pietre d’inciampo dell’indifferenza e dell’ignoranza dei più. E’ la prima volta, a quanto mi consta, a parte naturalmente il caso dei neonazisti o dei negazionisti, che una simile proposta di abolire la memoria viene avanzata. Ma forse non sarà l’ultima.

Anna Foa, storica

(23 dicembre 2013)

“Sepolcri imbiancati della Memoria”

Evidentemente Anna Foa ignora, o le piace ignorare, che oggi i memoriali dell’Olocausto sono sempre più occasioni per una lingua di legno, ipocrita e insidiosa, con cui agli ebrei viene chiesto di dissociarsi da Israele e che perpetua lo stereotipo dell’ebreo come vittima, docile, debole, assimilato, diasporico. Mi pare che l’editoriale del Foglio intendesse dire questo, che i sepolcri imbiancati della memoria spesso fanno il gioco dei nemici del popolo ebraico. La Shoah è sacra, i memoriali no.

Desidero chiarire che ho scritto questo breve intervento a titolo personale, e quindi il Consiglio della Comunità di Torino, del quale faccio parte, non ne è coinvolto in alcun modo.

Emanuel Segre Amar, vicepresidente della Comunità ebraica di Torino

(24 dicembre 2013)

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