Da Auschwitz al Family Day, il femminicidio secondo Kiko
Due anni fa esponeva la propria inquietante lettura della Shoah, di fronte ad alcuni rabbini, davanti all’ingresso di Auschwitz. Oggi, sul palco del Family Day, offre una nuova, sorprendente intepretazione del femminicidio e analizza le “motivazioni” che porterebbero un uomo a uccidere la propria consorte e i propri figli.
Fanno il giro del mondo le incredibili affermazioni di Kiko Arguello, tra gli iniziatori del cammino neocatacumenale, itinerario di formazione cattolica e di evangelizzazione fondato negli anni Sessanta, che in piazza San Giovanni, parlando di un marito il cui amore non è più corrisposto dalla moglie e che propende per la violenza estrema, si è così espresso: “Quest’uomo sente una morte dentro, così profonda che il primo moto è quella di ucciderla e il secondo moto, poiché il dolore che sente è mistico e terribile, piomba in un buco nero eterno e pensa: ‘Come posso far capire a mia moglie il danno che mi ha fatto?’ Allora uccide i bambini”.
Parole che contribuiscono a confermare Arguello, un pittore spagnolo folgorato cammin facendo dalla fede, 76 anni, una figura imbarazzante e altamente controversa.
Lo aveva già segnalato, proprio a Pagine Ebraiche, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. “I limiti del Dialogo e una sinfonia che suona male”, il titolo di un suo intervento apparso nel dicembre del 2013 sul giornale dell’ebraismo italiano in cui rav Di Segni motivava il proprio rifiuto alla partecipazione a un concerto organizzato dal Cammino Neocatacumenale ad Auschwitz. Concerto cui aveva invece preso parte una vasta rappresentanza di leader religiosi tra cui sei cardinali, numerosi vescovi ma anche, scriveva il rabbino capo, “circa 35 rabbini di varie denominazioni, con una discreta rappresentanza ortodossa”.
Ad essere messo in luce dal rav Di Segni, in particolare, il maldestro tentativo di Arguello di offrire una spiegazione teologica della Shoah “basata sui principi della fede cristiana e come tale del tutto aliena, estranea e antitetica all’ebraismo”.
“Immaginiamoci – l’invito alla riflessione del rav – le moltitudini di dannati ebrei reclusi oltre i cancelli del piazzale del concerto, immaginiamo che cosa avrebbero pensato dei rabbini che oggi là davanti si sono commossi per la spada che trafigge la Vergine Maria per i peccati del suo popolo”. L’evento che vedeva allora protagonista Arguello rappresentava quindi un caso emblematico perché scopriva, mettendoli insieme, due punti estremamente sensibili: “la Shoah e la storia della Passione”. Rav Di Segni concludeva con questa considerazione: “La costruzione di una nuova fraternità, l’auspicabile comunanza tra ebrei e cristiani nell’orrore di fronte ai mali del mondo, e la ‘riconciliazione’ tra le due fedi devono passare per il rispetto delle differenze e non per l’accettazione del pensiero e della fede dell’altro, soprattutto quando vengono impiegati per interpretare le memorie più dolorose”.
In quella occasione il rabbino David Rosen, direttore internazionale per i rapporti interreligiosi dell’American Jewish Committee e consigliere del Rabbinato centrale di Israele, sempre su Pagine Ebraiche ricordava il ruolo “svolto dal movimento per la visita in Israele di papa Wojtyla”. A seguito di ciò, scriveva Rosen, le autorità locali e nazionali israeliane avevano concesso al movimento di costruire un centro sul sito di Corozim sul Lago Kinneret, dove Wojtyla aveva radunato centinaia di migliaia di fedeli. “Questo centro, Domus Galilea – affermava Rosen – non è solo un centro di ospitalità e congressi; è un centro dedicato all’insegnamento ai cattolici circa le radici ebraiche della loro identità e all’amore verso il popolo ebraico e lo Stato di Israele”.
L’idea che questo movimento stia cercando di incoraggiare sincretismi e di confondere i confini tra le religioni cristiane ed ebraiche, a detta di Rosen, non renderebbe giustizia “all’ethos ed alle azioni di questo movimento”. Perché, “contrariamente a quel che possa essere suggerito dal rav Di Segni, non ha composto questo omaggio sinfonico alle vittime della Shoah per un pubblico ebraico: tutt’altro. Lo ha scritto da cristiano, per cristiani, con tematiche cristiane, sia teologiche che liturgiche”. Ed è attraverso questi concetti, si legge ancora, “che la sinfonia riconosce la sofferenza ebraica, e la rinascita della vita ebraica”.
Motivando il grande successo riscontrato allora, Rosen concludeva: “Dopo uno o due spettacoli, Kiko Arguello ha eseguito il concerto alla Domus Galilea, al quale sono stati invitati un paio di amici ebrei israeliani, tra cui i rappresentanti del Gran Rabbinato di Israele. La reazione positiva era entusiasta e Kiko è stato incoraggiato ad “invitare osservatori ebrei a concerti futuri in sedi laiche”.
L’evento ad Auschwitz veniva così descritto “come il culmine di questo processo”.
Adam Smulevich
(24 giugno 2015)