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Qui Gorizia – Dal Ghetto alla demenza digitale
èStoria: Pagine Ebraiche
fra i protagonisti del festival

locToccherà alla redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane l’onore di aprire la prima e l’ultima giornata dei lavori del prestigioso festival èStoria, che richiama ogni anno a Gorizia i protagonisti internazionali della ricerca storica e un grande pubblico di giovani e di appassionati agli studi della storia anche come strumento di conoscenza e di interpretazione della società contemporanea.
La storica dell’architettura Donatella Calabi e gli storici dell’ebraismo Anna Foa e Simon Levis Sullam apriranno sulle rive dell’Isonzo nella mattinata di venerdì 20 maggio, assieme al direttore dell’area Comunicazione e della redazione giornalistica dell’Unione Guido Vitale, la prima giornata del festival con un confronto sui cinque secoli del ghetto di Venezia.
Ancora la redazione di Pagine Ebraiche sarà protagonista, all’apertura dell’ultima giornata del festival goriziano, di una grande conferenza dedicata alla nuova schiavitù della dipendenza tecnologica e della demenza digitale. Al confronto parteciperanno fra gli altri gli storici e i sociologi Ubaldo Fadini, Giuseppe Longo e Nicola Strizzolo.
Un impegno, quello dei giornalisti dell’Unione, che vede per la prima volta la presenza del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche fra i protagonisti del festival della Storia anche grazie all’invito rivolto alla redazione dall’associazione di coordinamento fra tutte le realtà giovanili locali. A Gorizia, infatti, hanno sede fra l’altro le sedi delle università di Trieste e di Udine in particolare dedicate allo sviluppo delle Relazioni internazionali, con la Scuola di formazione più prestigiosa nella formazione dei giovani diplomatici italiani e della Comunicazione.
Sono questi solo due degli innumerevoli appuntamenti che il programma del festival mette in calendario fra il 20 e il 22 maggio.
Schermata 2016-04-28 alle 14.27.09“Schiavi” è il titolo scelto per l’edizione 2016 di èStoria, con l’intenzione dichiarata di riflettere nuovamente su un tema che non può lasciare indifferenti: Schiavi segnerà per la manifestazione l’occasione di riflettere sulla libertà negata, la libertà cercata e la libertà conquistata.
Ancora una volta la storia interrogherà la letteratura, il diritto, la fede, l’economia, il giornalismo e numerose altre discipline per un confronto sulle diverse forme di schiavitù nella storia e nell’attualità. Si riuniranno a Gorizia i maggiori storici e intellettuali in Italia e nel mondo che hanno affrontato il tema della schiavitù, ma ci sarà spazio anche per le testimonianze di chi la schiavitù la combatte attivamente e di chi l’ha subita sulla propria pelle.
Numerosissimi, in questo contesto, i protagonisti e i temi che fanno riferimento, da Israele all’Europa, al mondo ebraico. Fra i tanti nomi quelli di Ehud Toledano, Droor Zeevi, Claudio Magris, Boris Pahor. E numerosissimi i grandi temi che saranno affrontati, dalla Memoria della Shoah alla schiavitù nel mondo islamico alla figura del filosofo goriziano Carlo Michelstaedter, grande protagonista della cultura europea del ‘900 che ha reso la realtà ebraica isontina nota nel mondo della cultura.
“La condizione dello schiavo – ha dichiarato nella conferenza stampa di presentazione il direttore scientifico del festival Adriano Ossola – è la negazione dell’essenza umana, poiché riduce l’individuo allo stato di mera forza lavoro. In termini giuridici la schiavitù fa di un individuo la cosa di un padrone, il quale dispone in modo totale del suo corpo, del suo lavoro e dei suoi beni. Lo schiavo può essere venduto, affittato, dato in concessione come un animale: la forma più violenta e radicale di sopraffazione degli uomini sugli uomini. In termini economici, nelle società antiche e in quelle preindustriali, la schiavitù è presente in tutte le regioni del mondo, come lo è all’epoca della tratta negriera, quale elemento fortemente reddituale dell’economia capitalistica: i porti di partenza e quelli di approdo, lo scambio uomini-merci, la piantagione agricola, le miniere, diventano alcuni dei simboli più vistosi del fenomeno. Allo stesso tempo sono endemiche le ribellioni e le rivolte che vanno dalla Roma tardo-repubblicana a Santo Domingo o agli Stati Uniti tra ‘700 e ‘800, in quanto la riduzione in schiavitù è intrinsecamente legata al suo opposto, la resistenza.
Il 16 piovoso dell’anno II (4 febbraio 1794) la Rivoluzione Francese ratifica in maniera solenne per la prima volta nella storia l’abolizione della schiavitù: la Francia verrà seguita nei decenni successivi dalla pluralità degli Stati coinvolti nel sistema schiavistico, ma inizierà per converso la tratta clandestina, forse ancora più vitale e cruenta di quella legalizzata. Per l’abolizione definitiva dobbiamo attendere allora il XX secolo. Tuttavia il concetto e la pratica rinascono nei campi di concentramento e di lavoro forzato prima, e poi in altre forme, come quelle dello sfruttamento o della vendita dei bambini, nell’uso indiscriminato della mano d’opera in condizioni pre-moderne, attraverso la prostituzione forzata o la degradazione della condizione femminile come servitù domestica, nelle migrazioni di massa che stanno mutando l’assetto geopolitico di molte regioni nel mondo odierno. E la schiavitù permane ai giorni nostri, in forma molto più che metaforica, in tutte le dipendenze (gioco, alcol, droga, sesso ecc.) che sono consustanziali al mondo post-capitalistico.
Di tutto ciò parleremo nella dodicesima edizione di èStoria riunendo i migliori storici mondiali sul tema, testimoni, uomini di legge, filosofi, scrittori e giornalisti, per continuare a riflettere sulle storture della natura e della storia dell’umanità, perché, con Rousseau, riteniamo che “l’uomo è nato libero, ma ovunque è in catene”.

Quattro giornate in cui la città di Gorizia sarà animata da circa 150 eventi tra convegni, presentazioni, dialoghi, mostre, proiezioni di film, laboratori e altre iniziative.
La schiavitù, pur essendo abolita dagli Stati a partire dall’ultimo trentennio del Settecento, non è sparita: attualmente si contano quasi 36 milioni di schiavi, uomini e donne di ogni età privati della libertà. Il traffico di esseri umani, il lavoro infantile, lo sfruttamento sessuale, il matrimonio precoce e forzato, la schiavitù per debito e il lavoro forzato continuano a infestare diverse aree del mondo, in un circolo vizioso che include razzismo, diritti civili negati, iniquità sociale ed economica. E inoltre, in termini più metaforici che strettamente storiografici, anche l’uomo del 2016 apparentemente libero non è privo di catene invisibili: quanto resta della nostra libertà, al netto di dipendenze, bisogni indotti, condizionamenti e limitazioni?
Ancora una volta la storia interrogherà la letteratura, il diritto, la fede, l’economia, il giornalismo e numerose altre discipline per un confronto sulle diverse forme di schiavitù nella storia e nell’attualità.
Di particolare rilevanza due anniversari che contribuiscono alla ricchezza del programma della manifestazione: il centenario della presa di Gorizia da parte dell’esercito italiano nel 1916 e i cinquant’anni dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei di Gorizia. In particolare, la collaborazione con ICM, realizzata con l’aiuto della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, permetterà al pubblico di partecipare ad appuntamenti che ricorderanno la rilevante attività culturale svolta in questi cinquant’anni e alcuni momenti di grande rilevanza, come la visita di Giuseppe Ungaretti in città nel 1966.

Fra le sezioni che raccontano il Festival,
Schiavi:
La sezione prevede dibattiti, eventi, progetti giovanili e proiezioni cinematografiche per approfondire il tema schiavi tra passato e presente.
Serata di apertura speciale Madre Dignità: dal commento dei testi sacri delle grandi religioni monoteistiche, alle storie di ogni giorno, ai conflitti etici, alle parole dei poeti, lette dall’attore Moni Ovadia propone un prontuario contro l’abisso spalancato sotto di noi. Dopo la cerimonia di inaugurazione, Schiavi dei numeri: Piergiorgio Odifreddi converserà con Giuseppe O. Longo. I grandi matematici non sono stati solo dominatori dei numeri: molti grandi uomini del pensiero furono davvero schiavi di discipline esigenti fino allo sfinimento.
Un momento di confronto importante sul ritorno della schiavitù nei nostri giorni sarà il dibattito tra Luciano Canfora e Seymour Drescher, coordinato da Antonio Gnoli, ma anche Migranti dalla Grande Guerra a oggi, una panoramica su alcuni scenari a partire dalla Grande Guerra, per affrontare, tra le problematiche contemporanee dei migranti, anche quella del traffico degli uomini.
Kevin Bales, attivista, massimo studioso della schiavitù contemporanea, nominato per il suo Disposable People, New Slavery in the Global Economy al Premio Pulitzer, co-fondatore, attivista di Free the Slaves e professore di Storia della Schiavitù Contemporanea, ha viaggiato sotto copertura per incontrare schiavi e schiavisti, e ha dimostrato nei suoi libri come la schiavitù moderna penetri l’economia globale.
Originario del Benin, poi emigrato in Costa d’Avorio, Grégoire Ahongbonon, anche definito il Basaglia Nero, dopo un percorso di fede cristiana da trent’anni dedica la sua vita ai malati di mente e alla loro liberazione. È stato insignito di numerosi Premi e riconoscimenti internazionali.
Yvan Sagnet, che porterà la sua esemplare testimonianza di lotta al caporalato, sarà protagonista dell’evento conclusivo del festival: senza il suo impegno e quello dei compagni che hanno lottato con lui, non esisterebbe la legge contro il caporalato, sebbene i caporali esistano al Sud da più di un secolo.

Formalmente abolita solo nel 1981, la schiavitù in Mauritania è tuttora in uso, tra una politica ambigua e tradizioni dure a morire. Initiative for the Resurgence of the Abolitionist Movement (IRA) è il movimento di opposizione guidato da Biram Dah Abeid, attualmente imprigionato dal governo mauritano. Attraverso le parole di Yacoub Diarra, un attivista del movimento e collaboratore di Biram, uno squarcio sugli schiavi ai margini del Sahara.
La religione è una forma di schiavitù? Religio etimologicamente significa legame, relazione, collegamento. Ma la religione è necessariamente destinata a incrementare la schiavitù? Una stimolante riflessione del noto teologo italiano Vito Mancuso a dialogo con Armando Torno. Ancora sul tema del sacro, Paolo Flores D’Arcais e Andrea Bellavite s’interrogheranno sul conflitto tra fedi religiose e libertà individuali che si tramuta con sempre maggiore frequenza in quello tra fondamentalismo e democrazia.
Tra le cifre caratteristiche della manifestazione, il desiderio di accostare la storia ad altre discipline: in questo contesto si collocheranno gli interventi di Emanuele Severino che rifletterà sull’etica dei rapporti umani proprio in relazione al fenomeno della schiavitù.

Testimonianze d’eccezione quelle di Boris Pahor, Yvan Sagnet, Pacem Kawonga, Amani El Nasif, Shady Hamadi che porteranno al pubblico di Gorizia le loro sofferte esperienze di vita, di lotta, di privazione ma anche di riscatto.
èStoria ha voluto anche affrontare i temi della schiavitù dal gioco d’azzardo con Nadia Toffa: quanto sottile è la linea tra passatempo e dipendenza? Quanto gravi possono essere i danni per chi si lascia incantare dal canto non delle sirene ma della roulette? Ma anche le schiavitù da droghe e alcolici, sostanze con i quali gli adolescenti sembrano entrare in contatto sempre prima e più massicciamente, con Alessandra Di Pietro.

La schiavitù nel cinema: Non mancheranno le proiezioni di capolavori del cinema che hanno trattato il tema della schiavitù, Iqbal, Ultimo bambino di Auschwitz, Malcom X, Spartacus, Amistad, 12 anni schiavo e L’isola degli zombies, introdotte e commentate da Paolo Lughi e Mario Serenellini. Con Nic Fields (Spartaco) e Jeff Fynn-Paul (Amistad). In collaborazione con Associazione Palazzo del Cinema Hiša Filma e Kinemax.

Grande attesa per la proiezione di “Isonzofront – La mia storia”, straordinario docu-fiction RAI che racconta gli anni della prima guerra mondiale sul fronte dell’Isonzo attraverso le testimonianze delle persone in essa coinvolte, soldati italiani, austroungarici e semplici civili. (Regia di Massimo Garlatti-Costa – Prodotto da RAJA FILMS)

Trincee – Centenario Grande Guerra: L’edizione 2016 darà seguito al filone inaugurato nel 2014, “Trincee”, dedicato al centenario della Grande Guerra. Si tratterà di una sezione ad hoc che verrà mantenuta all’interno del festival fino all’edizione 2019, anniversario del trattato di Versailles. Torneranno diversi componenti del Comitato storico internazionale per ricordare gli eventi principali connessi al 1916. Spazio di particolare rilievo sarà dato alla presa di Gorizia da parte dell’esercito italiano nel centenario dell’avvenimento. Non mancheranno eventi per incrociare la storia con il teatro e la musica, legandosi anche all’anniversario della morte dei fucilati di Cercivento con lo spettacolo Fûc Amí – Fucilati per l’esempio ideato da Luciano Santin.

La Storia in testa: Sezione dedicata come nelle precedenti edizioni a numerosi anniversari e a svariate novità editoriali a tema storico e di attualità.
Anniversari: Nel 2016 il ghetto ebraico di Venezia, il più antico del mondo, compie 500 anni, ma ricorrono quest’anno anche i cento anni dalla morte di Francesco Giuseppe d’Asburgo, i 60 anni dai processi di Norimberga e di Tokyo, i Cento anni dalla battaglia dello Jutland, i 100 anni dalla battaglia di Verdun.
ISIS – due incontri per fare chiarezza su uno dei fenomeni più inquietanti dei nostri giorni. “Guerra all’Isis” di Gastone Breccia (Il Mulino) reportage teso e affascinante nato dall’esperienza dell’autore sul fronte curdo con i peshmerga che combattono l’Isis.
Incontro “Isis” il film, in collaborazione con Club Atlantico Giovanile del Friuli Venezia Giulia e con il collettivo YOTA.

Barack Obama – un leader del terzo millennio. Alla vigilia delle elezioni presidenziali americane, Paul Finkelman, Massimo Teodori (Obama il grande – Marsilio) e Tiziano Bonazzi con William Ward si confronteranno sui risultati e gli obiettivi mancati dei due mandati della presidenza Obama.

Putin, il nuovo zar – Chi è davvero Vladimir Putin, un «nuovo Zar»? Ne dialogheranno Georg Meyr e Gennaro Sangiuliano, quest’ultimo autore di Putin, vita di uno zar (Mondadori, 2015), una ricostruzione densa e suggestiva, nella quale si ripercorrono le tappe più significative di una straordinaria avventura umana e politica.

La schiavitù in 100 mappe di Bernard Gainot e Marcel Dorigny. Dall’antichità ai giorni nostri in oltre 150 mappe e grafici, la lunga storia della schiavitù per la prima volta un quadro completo e inedito (Leg). L’analisi globale del commercio degli schiavi dal XV al XIX secolo, uno sguardo completo e originale sulle società schiavistiche di ieri e di oggi.

Donne della Repubblica (AA.VV. introduzione Dacia Maraini – Il Mulino) – Il 2 giugno 1946 le donne italiane sono per la prima volta chiamate al voto. Da questo anniversario, un libro ci offre una panoramica sull’affermazione in Italia dell’impegno femminile, con particolare riguardo a politica, letteratura e giornalismo.

Contro le donne. Storia e critica del più antico pregiudizio – Una storia antichissima che nessuno ha mai raccontato. Lo fa Paolo Ercolani (Marsilio), affrontando il più antico pregiudizio dell’umanità: quello contro le donne! Da Esiodo e Omero alla Bibbia fino ai nostri giorni, il pensiero filosofico, religioso, politico, ma anche scientifico, si è scagliato compatto contro la donna. Un’analisi unica e sorprendente sulla storia e sull’attualità del pregiudizio contro le donne, ma anche sulle misure teoriche e culturali per lasciarselo alle spalle.

Gli ultimi giorni di Roma, illuminante affresco sulla caduta dell’impero romano di Michel De Jaeghere, direttore di Le Figaro Histoire, che interverrà in una conversazione con Alessandro Barbero.
Esilio dalla Siria – Attraverso il personale esilio di Shady Hamadi (Add editore) il racconto-testimonianza del dramma e della sofferenza del popolo siriano che sta conducendo una lotta quotidiana contro l’indifferenza.

Sottomissione? La questione femminile e il Medio Oriente – Incontro con Amani El Nasif, la giovane donna che, nata in Siria ma cresciuta in Italia, si è ribellata al velo e al matrimonio combinato, a dialogo con Farian Sabahi. Amani è autrice del romanzo autobiografico Siria mon amour (Piemme).

Dopo il successo di Canale Mussolini (Mondadori – Premio Strega 2010), con Antonio Pennacchi per continuare a scoprire le gesta dei Peruzzi, famiglia numerosa e ramificata di pionieri bonificatori, grandi lavoratori, eroici spiantati, meravigliosi gaglioffi, e donne generose e umorali, attraverso il suo Canale Mussolini – Parte seconda.
Ostaggi del Führer – con Mirella Serri per scoprire la storia segreta dei prigionieri illustri di Hitler in Italia che fino all’ultimo i tedeschi avevano cercato di salvaguardare dalla morte, nella speranza di poterli usare come ostaggi alla fine della guerra. (Gli invisibili, Longanesi).

Sezione Giovani: Grazie al consolidamento della collaborazione con interlocutori quali il Punto Giovani di Gorizia, l’Assessorato alle Politiche Giovanili di Gorizia e la Consulta Provinciale degli Studenti, si rinnova l’esperienza dell’anno precedente che ha visto i giovani nel ruolo di protagonisti del Festival. Ne è risultato l’ampliamento del programma della Tenda Giovani, appositamente realizzata: le associazioni di studenti universitari e altre realtà del mondo giovanile continuano a seguire il tema Giovani dello scorso, abbinandolo alle riflessioni su Schiavi. Una vetrina sulla realtà giovanile con incontri, dibattiti e presentazioni. Verranno affrontate tematiche legate al lavoro, alle dipendenze, al ruolo femminile. Speciale cineforum Giovani: quattro serate per ragionare insieme sulla schiavitù nelle sue molte sfaccettature: Requiem for a dream (2000, di Darren Aronofsky, 102 minuti) – La fuga di Martha (Martha Marcy May Marlene, 2011, di Sean Durkin, 102 minuti) – Girl Model (2011, di David Redmon e Ashley Sabin, 77 minuti), Noi siamo infinito (The Perks of Being a Wallflower di Stephen Chbosk, 2012).

Premio alla divulgazione storica – Premio Friuladria 2016: Nel corso del Festival viene assegnato il premio Il romanzo della storia che grazie a Banca Popolare FriulAdria-Crédit Agricole unisce èStoria e pordenonelegge.it
Il vincitore dell’edizione 2016 è Claudio Magris “scrittore, germanista e drammaturgo che nei suoi scritti ha provato anzitutto la debolezza delle frontiere tra i popoli, giungendo poi ad abbattere quelle disciplinari tra storia e letteratura. (…) In particolare, nell’ultimo romanzo Non luogo a procedere (Garzanti), il confronto tra essere umano e storia emerge in tutta la sua asprezza e inevitabilità, anche a partire dalla tragica storia del nostro territorio nel Novecento, per risalire poi ad altre epoche di schiavi e ingiustizie.”
Il premio è stato vinto nelle scorse edizioni da Roberto Saviano, Max Hastings, Ian Kershaw, Corrado Augias, Daniel Goldhagen, Edward Luttwak e Luciano Canfora.

ERSA: In collaborazione con Ersa un percorso denominato La storia in tavola, affronterà le schiavitù alimentari con Marino Niola, l’alimentazione infantile nell’attualità con Ciro Vestita, mentre Fabio Parasecoli con Stefano Cosma, analizzeranno la produzione del cibo in rapporto a forme di coercizione e di vera e propria schiavitù, nel passato e nel presente.

Turismo storico consapevole: èStoriabus. Anche quest’anno i percorsi degli èStoriabus con nuove escursioni attraverso i luoghi-simbolo della Grande Guerra, dal Fronte dell’Isonzo alla Bainsizza e Caporetto, corredate dai racconti degli storici che guideranno i visitatori dove la storia ha lasciato un segno indelebile.

FVG Èstoria: Sono numerose le realtà che nella regione Friuli Venezia Giulia si dedicano alla ricerca e alla divulgazione della storia e della cultura, ciascuna a partire da interessi e prospettive differenti. Una grande ricchezza per il territorio: il Festival ha voluto essere una vetrina a disposizione per queste associazioni e istituti che con passione si dedicano al territorio, realizzando una sezione che ospiterà incontri appositamente realizzati per presentare le proprie attività e temi di ricerca.

I Giardini pubblici saranno animati anche dal gruppo di rievocatori Grigioverdi del Carso (Ronchi dei Legionari).

Di particolare vigore l’immagine scelta per rappresentare l’edizione 2016 di èStoria. Il murale sottolinea come la scoperta del Nuovo Mondo, oltre ad aprire grandi opportunità, abbia significato la morte di civiltà, lo sterminio e l’asservimento di popolazioni, lo sfruttamento di ecosistemi, dando un’ennesima riprova alla parole di Jean-Jacques Rousseau: “l’uomo nasce libero e ovunque si trova in catene”.(Lo sbarco degli spagnoli a Veracruz (con ritratto di Hernan Cortés come un gobbo), 1951, National Palace, Città del Messico.

(Nella foto un’immagine della conferenza stampa di presentazione del festival)

(28 aprile 2016)