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…terrorismo

Non è facile sorvolare sulle valutazioni date da stampa e televisione sull’attentato di Gerusalemme in cui un terrorista munito di camion ha massacrato quattro giovanissime reclute israeliane. L’occasione ha dimostrato come l’arte sottile della distinzione, impiegata a fini demagogici, possa stravolgere lo spirito umanitario che certa amica sinistra sbandiera a ogni piè sospinto, ma solo in casi convenienti. Alle valutazioni riduttive del Consigliere comunale di Milano Sumaya Abdel Khader, figlia di giordano-palestinesi, ha risposto un attento post di Emanuele Fiano sul suo blog in Facebook. Ma a rispondere dovrebbe essere forse, finalmente e una volta per tutte, il PD nazionale. Gli attentati commessi per le strade di un paese, quando avvengono in Israele, sono atti partigiani o sono terrorismo? La differenza fra Nizza, Berlino e Gerusalemme sta nella pura differenza degli obiettivi umani o nella differenza delle motivazioni confuse di chi che commette l’atto terroristico? In breve e con parole semplici: una mente come quella di Sumaya Abdel Khader, presa qui a puro titolo esemplificativo, può giustificare il camion che sale sul marciapiedi e uccide quattro giovani solo perché indossano una divisa (ma non sempre, in passato, le vittime alle fermate degli autobus indossavano una divisa) o può trovare il coraggio e l’obiettività morale di ammettere che un atto di terrorismo è tale ovunque esso venga commesso, indipendentemente dai sottili distinguo politici a cui si possa far ricorso? Ossia: l’antisionismo o l’opposizione alla politica di uno specifico governo possono giustificare una strage a sangue freddo?
Perché se la risposta, con qualsiasi motivazione si volesse addurre, fosse positiva bisognerebbe ricavarne che chi giustifica è, consapevolmente o meno, un fiancheggiatore del terrorismo, alla stregua di Lotta Continua, che negli anni Settanta ‘comprendeva’ le azioni dei Brigatisti Rossi e li definiva ‘i compagni che sbagliano’. È un po’ come se si giustificasse il massacro di Srebrenica, dove le truppe serbo-bosniache massacrarono migliaia di musulmani bosniaci; in fin dei conti, si potrebbe infatti argomentare, i massacratori qualche motivo potevano averlo per fare quello che fecero. A trovare colpe è semplicissimo, e il pensiero semplice e destrutturato è alla portata di tutti, è, appunto, il più semplice da usare, ed è quello che con più facilità fa presa sulle menti ingenue, quelle che hanno fretta di ragionare e di trarre conclusioni, per quanto pericolose.
Ma se chi fiancheggia il terrorismo, dell’ISIS o dei palestinesi che sia, lo fa in buona fede (ma non sono certo di che cosa significhi, in questo caso, ‘buona fede’), allora queste menti sottili dovrebbero tenere ben presente che il terrorista non ama i fiancheggiatori incerti, coloro che, senza sporcarsi le mani di sangue, sostengono la causa del sangue dalla poltrona di casa. Per il terrorismo il sostenitore moderato è più pericoloso del nemico dichiarato, e la moderazione, al moderato, può risultare inaspettatamente letale, quando il terrorismo gli arriva sulla soglia di casa.

Dario Calimani, Università Ca’ Foscari di Venezia

(10 gennaio 2017)