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Antisemitismo: dobbiamo parlar chiaro.
Se vogliamo un futuro a testa alta

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Si può. Si deve. Denunciare l’apparato ideologico dell’antisemitismo che il mondo arabo continua a disseminare a piene mani nelle nostre società. Non è razzismo e non è istigazione all’odio, ma solo un modo chiaro di chiamare le cose con il proprio nome. Di salvaguardare le nostre società e di combattere per i valori che sono propri del mondo libero. È fare il nostro dovere.
La sentenza di Parigi e l’assoluzione dello storico Georges Bensoussan per noi non è solo la buona notizia che riguarda un caro amico, è una svolta. Ma lo è anche per i tanti amici arabi che spesso mettendo a repentaglio la propria sicurezza e la propria tranquillità tentano di spezzare i terribili vincoli dell’odio tramandato da generazioni. Una subcultura praticata senza ritegno da regimi e organizzazioni feroci e balorde.
Come ha ricordato su queste pagine intervenendo a difesa di Bensoussan la storica Anna Foa “Proprio questo il momento di distinguere tra gli studi seri, volti a sfatare miti e a chiarire ed interpretare la storia, e il razzismo che dilaga. Proprio perché il momento è grave, la nostra attenzione deve raddoppiare, non calare”.
Grazie al coraggio di Georges e di chi ha voluto essergli a fianco, non solo il mondo ebraico, non solo la Francia, ma tutto il mondo libero può guardare al futuro con maggiore speranza.
Sta a noi ora fare in modo che questo gesto di coraggio non sia svilito e monopolizzato dai piazzisti della propaganda isterica, che sia patrimonio comune e condiviso e sia presidio per ogni ebreo dei valori di libera identità e libera espressione. I soli su cui possiamo fare affidamento.
Dire le cose come stanno. Sempre. Anche quando sono inevitabilmente scomode o imbarazzanti, per gli altri come per noi. Si può, si deve. Se vogliamo un futuro e speriamo in amici sinceri non abbiamo altra strada da percorrere.

gv

(8 marzo 2017)