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Qui Bologna – Dalí, segno ebraico

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Quale filo lega il mondo surreale di Salvador Dalí, l’ebraismo e la psicanalisi di Freud? Un intreccio raccontato da due serie grafiche che dalla mostra “Dalí Experience” a Palazzo Belloni si trasferiscono al Museo ebraico di Bologna per la mostra collaterale “Dalí. A Jewish Experience” che si inaugura oggi e che sarà visitabile fino al 7 maggio.
Il racconto di questo suggestivo percorso comincia con le “Dodici tribù d’Israele” pensate dall’artista in occasione del venticinquesimo anniversario dello Stato d’Israele. Si tratta di 13 grafiche – incisioni più colore applicato con stencil – risalenti al 1972, che ritraggono i capostipiti delle tribù ebraiche. Abba Eban, allora ministro degli Affari Esteri per Israele, afferma in proposito: “O per la loro ambiguità o per la loro ambivalenza questi ritratti hanno un grande significato per noi. Attraverso la sua immaginazione, abbondante e diversa, Dalí in questo album aiuta a raccontare la civiltà israeliana agli inizi, il suo carattere mistico e la sua evoluzione”.
Si prosegue con le illustrazioni per “Moïse et monothéisme”, l’ultima opera di Sigmund Freud, in cui lo psicanalista esamina la natura delle religioni monoteiste, la figura di Mosè in relazione alla teoria sul complesso di Edipo e le similitudini che intercorrono tra figura paterna e divinità.
Dalí, da sempre affascinato dalla psicanalisi freudiana, nel 1975 crea 10 litografie incise su lastre d’oro e stampate su pelle di pecora, dove intreccia figure erotiche con simboli primitivi, illustrando molti credo di religioni diverse e immagini che rappresentano l’ipotetico Mosé non ebreo di Freud, liberatore degli ebrei dalla schiavitù.

(15 marzo 2017)