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Pierluigi Cappello (1967 – 2017)

ogni goccia balla il tango

Ogni goccia balla il tango, così si intitola il libro che il poeta friulano Pierluigi Cappello aveva dedicato ai bambini. Illustrato da Pia Valentinis e pubblicato da Rizzoli, era arrivato in redazione come regalo per il quarto compleanno di DafDaf, innescando una serie di reazioni che si erano trasformate in magia, come solo la poesia, quando sa toccare il cuore, sa fare. In un momento che per il giornale ebraico dei bambini era difficile alcune persone vicine a DafDaf si erano messe a discutere, a ragionare, fino a prendere la decisione, allora considerata un po’ folle, di dedicare un’edizione speciale del mensile, il numero 50, proprio alla poesia. Così Anna Castagnoli, Nadia Terranova e Luisa Valenti, Pia Valentinis e Guido Vitale insieme alla redazione di DafDaf hanno scelto, raccontato e illustrato versi di Umberto Saba, Edmond Jabès, Viviane Lamarque e Michele Giordano, oltre che ovviamente di Pierluigi Cappello, in un gioco di incroci e di rimandi e di sguardi d’intesa e sorrisi ed emozioni che sono poi la ricchezza più grande di DafDaf, il suo tesoro di umanità e di amicizia, di principi e di idee.
DD 50 cover
I versi di Cappello scelti e raccontati dalla redazione, e illustrati da Pia Valentinis, erano questi:

La pioggia

Questa pioggia è da ascoltare,
è il concerto delle gocce:
fatto in battere o in levare
suona note dolci o chiocce.
Fruscian gocce sopra il prato,
tamburellano le foglie
ridon tutte sul selciato
piange il vetro che le accoglie.
Sembra quasi dire il cielo
sono triste e allora piango,
ma in compenso, in parallelo,
ogni goccia balla il tango,
molte scendon le grondaie
tristi alcune, alcune gaie.

ed erano accompagnati da qualche riga di spiegazione per i giovani lettori, che riproponiamo.

Alla fine del libro Cappello racconta come è andata: ha iniziato a scrivere poesie per bambini per esaudire un desiderio di Chiara, sua nipote, che gli ha anche chiesto perché alcune poesie siano capaci di emozionare chi le ascolta “come quando volo giù dallo scivolo nel parco”.
La risposta è in alcune parole che ci piace riportarvi qui:
“La forma delle parole, quando stanno insieme, disegna cose che sapevamo già. Però ci appaiono come una scoperta, una porta che si apre, una corsa giù per lo scivolo che un po’ ci dà gioia e un po’ ci fa paura. Quella paura bella perché, quando arriva, in un attimo l’abbiamo scampata”.
Più avanti scrive:
“Anche un bambino capisce che la poesia non è solo un gioco con le parole, e che lì dentro c’è qualcosa di più, che ha a che fare con i suoi sensi, la sua immaginazione e la sua anima. Certo, pare che le parole, in una poesia, siano manipolate, spinte, fatte saltare per aria come in un gioco”. E, continua “quando si gioca ci sono tutte le fantasie, le paure, i rischi della vita. La differenza è che lì, nel gioco, sono molto più intensi, e per fortuna (o sfortuna?) si può tornare indietro.”
In un’intervista ha detto un’altra cosa bella: “Se la poesia non scende in mezzo alla gente, se non si ‘sporca le mani’ con la terra, che poesia è? Il mio desiderio più grande è che le mie poesie vengano stropicciate dai lettori”.

A tre anni di distanza, in occasione del settimo compleanno di DafDaf, a poche ore dalla morte di Cappello, in bocca resta uno strano sapore, un po’ amaro e un po’ dolce, e il ricordo di un regalo grande, e il pensiero di come in un momento di difficoltà la poesia abbia saputo fare la differenza.

Ada Treves twitter @ada3ves
(2 ottobre 2017)