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Poltroneria o merito?

anna segreIn una delle mie classi è stato scelto tra i libri da leggere per l’estate Una barca nel bosco di Paola Mastrocola (2004), che finora non conoscevo. I temi trattati e l’ambientazione in un liceo torinese offrono certo interessanti spunti di riflessione per studenti liceali torinesi; tuttavia devo dire che ho trovato il testo sconcertante, urtante, e anche per certi aspetti gratuitamente offensivo. Propone un’immagine della scuola, del modo in cui è organizzata e ancor di più degli insegnanti, veramente terrificante, senza sfumature, senza vie di mezzo, senza attenuanti. Sono descritte solo persone ignoranti, il cui unico scopo nella vita pare essere quello di lavorare il meno possibile. Tutto ciò che è variazione rispetto alla scuola di un tempo (che poi, ricordiamocelo, era la scuola gentiliana, cioè la scuola fascista), cioè l’accoglienza, le compresenze, le uscite didattiche, gli scambi culturali, ecc., è presentato come una sorta pretesto per non fare lezione su cui si accordano allegramente allievi, insegnanti e genitori. Certo, non si può dare per scontato che l’autrice condivida del tutto il punto di vista dell’io narrante, tuttavia è indubbio il pesantissimo sarcasmo che avvolge qualunque riferimento a una scuola che cerca di rinnovarsi e di essere inclusiva.
Ancora di più sono rimasta sconcertata da ciò che manca: la politica pare essere ridotta a una variazione nel modo di vestire e (in un solo episodio che poi non avrà alcun seguito) a una generica accusa di fascismo rivolta al protagonista; nessun riferimento ad assemblee o elezioni studentesche, ad attività legate all’attualità, al Giorno della Memoria o a cose simili. Sono anche queste, nella visione del protagonista dietro a cui si cela l’autrice, tutte scuse per non insegnare / studiare?
Forse la mia impressione sarebbe stata diversa se avessi letto il romanzo quando è uscito 14 anni fa, ai tempi in cui effettivamente il sistema dei debiti senza gli esami a settembre rendeva le insufficienze quasi irrilevanti (e io ancora non insegnavo al liceo classico); va anche detto che in anni successivi alla pubblicazione del libro noi insegnanti siamo stati oggetto di pesantissime campagne di delegittimazione che forse la Mastrocola non poteva prevedere e che oggi rendono offensivo ciò che allora forse suonava solo ironico. Peraltro trovo condivisibile sia la critica a quegli insegnanti che considerano un valore intrinsecamente positivo l’inserimento dell’allievo nel gruppo classe, anche quando significa adeguamento al branco e sacrificio del proprio senso critico, sia la riflessione su una scuola che nel suo voler essere facilitante si rivela in realtà profondamente classista perché la selezione che non avviene sulla base dell’impegno e delle capacità si realizzerà poi negli anni successivi sulla base del contesto sociale e famigliare in cui si è inseriti.
Per caso mi sono ritrovata a leggere il libro proprio nei giorni in cui in cui consultavo la tabella elaborata nella mia scuola, sulla base delle indicazioni ministeriali, con i criteri per stabilire quali insegnanti debbano essere considerati meritevoli; praticamente il merito consiste in tutto ciò su cui la Mastrocola fa ironia: organizzazione di uscite didattiche, attività per l’inclusione, metodi didattici innovativi. Tutto, insomma, tranne entrare in classe e trattare un argomento con gli allievi, spiegando, discutendo, ascoltando le loro osservazioni, ecc. (insomma, quello che un tempo si definiva insegnare). E allora mi domando: possibile che non ci sia una via di mezzo tra considerare tutto ciò che varia rispetto alla scuola tradizionale un puro pretesto per non fare il proprio mestiere e trattarlo addirittura come un criterio di merito?
Intanto navigando su internet ho scoperto che Una barca nel bosco è oggetto di infinite schede riassuntive, schemi, lezioncine on line e commentini così che gli allievi si trovano la scheda-libro già pronta senza bisogno di leggere il romanzo: esattamente il genere di cose su cui l’autrice scarica il suo sarcasmo. Una sorta di contrappasso?

Anna Segre, insegnante

(31 maggio 2018)