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Salvarsi, libro di Storia dell’anno

IMG-20180914-WA0001“Sono molto contenta. È un riconoscimento importante e non mi era mai successo prima di essere applaudita da una platea di 130 storici e accademici. È stato molto emozionante”. L’applauso tributato alla storica Liliana Picciotto è quello arrivato in occasione del conferimento del prestigioso premio della Sissco – Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea all’opera Salvarsi. Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah 1943-1945 (Einaudi 2017) come miglior libro di storia contemporanea dell’anno. “Con il volume Salvarsi Liliana Picciotto porta a compimento un’incredibile lavoro di scavo nei documenti e nella memoria”, si legge nella motivazione della giuria al lavoro frutto del grande progetto portato avanti dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. “Credo che il premio rappresenti il giusto riconoscimento a un lavoro di un gruppo di studio, poi ottimamente sintetizzato dal libro di Liliana, a cui va tutta la nostra stima e gratitudine – commenta il direttore del Cdec Gadi Luzzatto Voghera – Si tratta di un progetto in cui è stato fatto un grandissimo lavoro di ricerca di documenti e testimonianze, e il nostro auspicio è che il premio sia una spinta per altri studiosi a venire al Cdec e studiare questo patrimonio storico”.
Come spiega la giuria della Sissco, Salvarsi è il frutto di nove anni di ricerca, con 613 interviste e un notevole lavoro su fonti documentarie nazionali e internazionali, che hanno reso possibile ricostruire la sorte di 10.599 persone sull’insieme dei 31.822 ebrei salvatisi. “Attraverso le biografie di salvi e salvatori – si legge nella motivazione del riconoscimento, conferito presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi dell’Insubria, nel quadro del
Convegno annuale Sissco – l’autrice riflette sulle modalità della salvezza, sulle differenze fra regioni, sulle caratteristiche sociali dei soggetti coinvolti, sulla Chiesa, sulla Resistenza. La rappresentazione grafica e numerica si incrocia con le storie dirette dei testimoni: ne emerge un affresco corale che riflette tuttavia le innumerevoli sfumature, la fluidità di un contesto complesso non classificabile secondo rigide categorie”. Il libro ricostruisce in modo puntuale e dettagliato le vicende degli ebrei salvati e dei salvatori. “È un omaggio ai generosi soccorritori di ebrei, ma è anche un tributo a quei capifamiglia di allora che seppero usare preveggenza, coraggio e capacità di affrontare uno stato di allarme permanente”, ha più volte ricordato Picciotto, che davanti – assieme al gruppo di lavoro del Cdec – ha un’altra sfida: ricostruire la storia degli ebrei che hanno combattuto nella Resistenza. “Non è un tema nuovo ma vogliamo andare a fondo, e rappresentare l’apporto fondamentale degli ebrei alla nascita della Repubblica. Sarà molto più difficile delle altre ricerche, perché non avremo a disposizione testimonianze dirette”.
Tornando al premio della Sissco, la giuria di storici ha voluto poi ricordare l’attualità di un lavoro dedicato al concetto di soccorso dell’altro, resilienza e “altruismo privato”, come definito da Picciotto l’aiuto prestato agli ebrei, frutto di un moto di compassione umana e personale. “L’aiuto fu frutto di un atteggiamento spontaneo e collettivo che in quel momento storico caratterizzava la società italiana quasi costretta a un’accoglienza indiscriminata a tutti coloro che dovevano fuggire, nascondersi, trovare un rifugio. – si legge nel testo della Sissco – Gli ebrei si mossero in un’Italia sommersa in mezzo a decine di migliaia di clandestini in cerca di asilo e di soccorso. Fu una resistenza ‘civile, non armata e non politicizzata, germogliata in mezzo alla gente stanca della guerra, della retorica del regime, della violenza nazista, dell’alleanza con la Germania, delle difficili condizioni di vita, dei bombardamenti degli alleati’”. “Il libro – conclude la giuria – si chiude con parole particolarmente attuali in un momento in cui molti paesi chiudono le porte ai profughi da guerre e massacri e irridono l’altruismo dei soccorritori. ‘Dobbiamo guardare con riverenza a uomini che hanno considerato la cura degli altri un valore assoluto, rivoluzionando il pensiero comune di allora, fatto di timore, diffidenza e assenza di umanità’”.

Daniel Reichel