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MedFilm, l’israeliano Lapid protagonista

nadlad

Più antico festival di cinema della Capitale, il MedFilm da 25 anni affronta ed esplora tutte le sponde culturali del Mediterraneo. Un impegno culturale che, sottolinea Ginella Vocca, presidente e fondatrice del festival, “con coraggio si colloca al centro delle controversie, delle visioni, delle differenze e delle diffidenze”. Tra i protagonisti di quest’edizione il regista israeliano Nadav Lapid, vincitore con il suo “Synonymes” dell’Orso d’oro alla sessantanovesima edizione della Berlinale. Al centro la vicenda di Yoav, che alla fine del servizio militare scappa a Parigi con pochissime cose, uno zaino mezzo vuoto e un po’ di conoscenza della lingua. A poche ore dal suo arrivo, anche quel poco gli viene però sottratto. Yoav si trova così completamente nudo, costretto a ripartire da zero.
Ma, come già raccontato su Pagine Ebraiche a poche ore dal trionfo berlinese, non c’è solo l’imprevedibile: “Yoav aveva già fatto la scelta più drastica possibile per chi intende lasciarsi alle spalle una vita, un’identità, un paese: non pronuncerà più una sola parola della sua lingua materna. Niente ebraico: le parola hanno il potere di creare mondi, il loro rifiuto dovrebbe, nelle sue intenzioni, poterli distruggere”. Un film parzialmente autobiografico, spietato ed estremo, che ha suscitato e continua a suscitare reazioni forti. La proiezione al MedFilm è in programma quest’oggi alle 18 (Savoy 2).
Alle 19.30 (Savoy 4) sarà invece la volta di “Noi” di Benedetta Valabrega, incentrato sul tema della Memoria. Per generazioni i fratelli hanno smesso di parlarsi. Ora le tre sorelle vogliono rompere il tabù. Per farlo, racconta “Noi,” ripercorrono all’indietro la genealogia della famiglia scoprendo una linea di scontro permanente che segna il loro modo di stare al mondo.

(10 novembre 2019)