Qui Torino – Guido Fubini, maestro di laicità
Come scrive Anna Segre su l’Unione informa di venerdì 27 maggio, per ricordare Guido Fubini rendendo giustizia alla sua poliedrica personalità, occorrerebbero tre, quattro, dieci convegni. Ieri ha avuto luogo il primo: la Comunità ebraica di Torino ha infatti dedicato una giornata di studi al giurista, scrittore, antifascista resistente scomparso nel 2010. I lavori hanno visto alternarsi al tavolo degli oratori Franco Segre, Anselmo Calò, Dario Tedeschi, Stefania Dazzetti, Marco Brunazzi, David Meghnagi, Antonio Caputo, Gastone Cottino, Tullio Levi, Alberto Cavaglion, Stefano Levi Della Torre e Gustavo Zagrebelsky. Studiosi, amici e compagni che hanno voluto ricordare una figura di riferimento per gli ebrei italiani e per la società tutta. Una figura emblematica per impegno nei tavoli della politica, della giurisprudenza e dell’ebraismo in ricordo della quale è stato recentemente bandito un concorso a premio annuale destinato a tesi di dottorato inedite e dedicate ad alcuni temi che furono al centro dell’interesse di Fubini.
“Guido aveva una visione pattizia dei rapporti sociali – spiega lo storico Marco Brunazzi nel suo intervento riguardo all’impegno politico di Fubini – ma non era una fredda concezione contrattualistica. Secondo lui il patto era la migliore soluzione per tutelare i nostri diritti. A questa concezione, affiancava l’amore per la giustizia .Questa, in estrema sintesi, la sua biografia politica”.
Il tema del patto ricorre anche nell’intervento del presidente del Gruppo di Studi ebraici Franco Segre, incentrato sul binomio ebraismo-laicità,elemento chiave della riflessione di Fubini: “Il rapporto fra uomo e Dio è un antagonismo contrattuale, è una lotta continua suggellata da un accordo”.
La lotta quotidiana di Guido Fubini era a favore della parità di diritti: dall’Intesa allo Statuto dell’UCEI alla tutela dei diritti delle minoranze e della libertà religiosa. “Guido è stato uno dei primi a invocare un nuovo accordo fra Stato e le istituzioni ebraiche italiane – spiega l’avvocato Dario Tedeschi, intervenendo sul ruolo del giurista torinese nell’Intesa del 1989 fra governo e Unione – si batté per l’autonomia negoziale dell’UCEI e considerò l’Intesa come un accordo in cui agli ebrei si riconosceva il diritto di essere uguali ma anche di essere se stessi”.
“Ispirandosi a Ruffini, era un sostenitore del diritto alla diseguaglianza – afferma la studiosa Stefania Dazzetti – e credeva nel principio “a ciascuno il suo” e non “a ciascuno lo stesso”. Non amava la passività e premeva perché l’ebraismo italiano si impegnasse per la piena attuazione dell’articolo 8 della Costituzione (sull’uguaglianza religiosa) e perché si autoregolamentasse. Voleva una comunità aperta e plurale”.
Un uomo attento ai problemi istituzionali, alle questioni normative, non privo di una spiccata sensibilità culturale. Ne fu un esempio la sua guida alla Rassegna mensile d’Israel. “Guido scrisse nel suo primo editoriale sulla Rassegna – ricorda il consigliere UCEI Anselmo Calò – che la scommessa della rivista, la sua scommessa, era di dimostrare che era possibile produrre cultura ebraica. Fubini salvò la Rassegna e vi diede un nuovo impulso, trattando argomenti nuovi come il rapporto fra ebraismo e Mediterraneo raccontando l’universo sefardita”. Anche David Meghnagi ricorda l’esperienza di Fubini alla Rassegna, il suo tentativo – riuscito – di “favorire un dibattito aperto e privo di ambiguità”.
Alberto Cavaglion sceglie di parlare del Fubini scrittore, “esponente di una lunga tradizione di giuristi nella storia della letteratura italiana”. La sua penna ironica e raffinata veicolava il suo messaggio, raccontava un ebraismo laico e impegnato. “Fu tra i primi a dare una lettura antifascista del seder di Pesach, a sottolinearne il potenziale libertario, e questo ben prima delle leggi razziste del 1938”. L’ironia, di cui Fubini fu preclaro maestro, “è – secondo Stefano Levi Della Torre – categoria etica e conoscitiva, essenzialmente antifondamentalista: l’attitudine eminentemente laica con cui Guido approcciava qualsivoglia questione”. La laicità, cifra dell’impegno e dell’esistenza di Fubini, è tema del dialogo socratico con cui Levi Della Torre e Gustavo Zagrebelsky chiudono la giornata. Il primo ricorda “il rapporto intelligente di Guido con la tradizione, rispettoso ma non supino, profondamente responsabile”. Il secondo illustra la dialettica diritti individuali-diritti collettivi, oggetto di attenti studi da parte di Guido Fubini.
Spetta al collega e amico di Fubini Gastone Cottino tirare le somme della giornata: “Oggi abbiamo recuperato una fetta di memoria e riflettuto sulle ragioni del nostro essere cittadini e democratici. Permettetemi di concludere con un sogno, una fantasia che condividevo con Guido: ascoltare presto un concerto dell’orchestra israelopalestinese diretta da Daniel Barenboim”.
Manuel Disegni e Daniel Reichel