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…poesia

Una vita.
Muoiono mille a mille.
Non si alzano.
Mai,
mai più.
Sono versi di una poetessa diciassettenne di Czernowitz morta nella Shoah, incisi nel bronzo nel Memoriale ebraico della città tedesca di Eisenach. Cugina di Paul Celan, era un’altra delle tante voci spente sul nascere che avrebbero potuto, se lasciate in vita, elevarsi alte nel panorama culturale del Novecento. E’ una figura poco conosciuta questa della giovanissima Selma Meerbaum-Eisinger, che Francesca Paolino, la germanista che ne sta studiando l’opera, racconta in un libretto delle edizioni del Faro, Una vita. Selma morì in un campo di lavoro di Michailovka nel dicembre 1942 e di lei ci restano, oltre ai suoi versi e alle sue fotografie, il racconto che della sua morte fa un artista suo compagno di prigionia, Arnold Daghani, oltre a un disegno in cui questi raffigura il corpo morto della poetessa calato dalla cuccetta su cui era morta, conservato a Yad Vashem.

Anna Foa, storica

(20 gennaio 2014)