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Qui Bologna – Leggere per Crescere. Arte di Israele protagonista

Schermata 2014-03-24 alle 14.22.06Grande spazio a Israele oggi alla Children’s Book Fair di Bologna, dove si riunisce tutto il mondo dell’editoria per ragazzi: nella parte riservata ai professionisti del settore si terranno due interventi di Orit Bergman, illustratrice e scrittrice, le cui opere danno un carattere forte allo stand, allestito con grande cura nel padiglione 30. Il primo momento sarà incentrato sul rapporto fra testo e illustrazione, mentre più tardi verrà presentato il suo ultimo libro, parzialmente autobiografico “Diary of a shark catcher” (Diario di un cacciatore di squali). Protagonista della giornata anche Orna Granot, curatrice della sezione dedicata al libro illustrato per l’infanzia dell’Israel Museum di Gerusalemme, che a Pagine Ebraiche – nel testo che segue – ha raccontato lo sviluppo dell’illustrazione nel suo paese, e come il lavoro degli artisti israeliani si sia trasformato negli anni, pur mantenendo caratteristiche che lo rendono molto particolare e apprezzato ben fuori dai confini del paese.
E le tavole originali di una quindicina di illustratori israeliani saranno esposte fino al 4 maggio al Museo Ebraico di Bologna, dove questa sera la mostra verrà inaugurata dopo Disegni di frontiera, la lezione con cui aprirà la serata il professor Antonio Faeti, che per primo ha insegnato Letteratura per l’infanzia all’università. Parteciperanno all’inaugurazione della mostra anche Emilio Campos, presidente del museo, l’addetta culturale dell’ambasciata d’Israele Ofra Farhi e Anna Forlati, dell’associazione culturale Teatrio di Venezia, organizzatrice della mostra. E torneranno a intervenire anche, dopo la giornata in fiera, Orna Granot e Orit Bergman.

L’arte di Israele

“I libri illustrati per bambini, in Israele, stanno attraversano un periodo di grande prosperità, sono uscite cose davvero meravigliose e il livello di professionalità è altissimo”. A dirlo è Orna Granot, curatrice della sezione dedicata al libro illustrato per l’infanzia dell’Israel Museum di Gerusalemme, che spiega: “La bravura degli illustratori israeliani, che spesso sono anche autori dei testi è dovuta anche dalla qualità delle nostre accademie. Gli insegnanti sono a loro volta illustratori di altissimo livello, ottimi professionisti che per di più conoscono molto bene il mercato del libro. Molte delle novità sul mercato addirittura derivano dai progetti fatti dagli studenti durante l’ultimo anno”. Le case editrici sono parte di questi nuovi fermenti e stanno facendo scelte più coraggiose rispetto al passato, evidenti anche in questa ricerca di nuovi talenti fra i neodiplomati, a cui viene immediatamente offerta la possibilità di misurarsi con il mercato. Sono anche frequenti, in Israele, i casi di giovani che iniziano illustrando libri altrui e dopo qualche tempo sentono la necessità di scrivere le proprie storie; ne è un ottimo esempio l’ormai famosa Orit Bergmann, presente in Italia in questi giorni, e in particolare a Bologna insieme a Orna Granot, in occasione della Children’s Book Fair e dell’inaugurazione della mostra Balene e capelli blu, che dopo essere stata organizzata a Venezia lo scorso aprile dall’organizzazione Teatrio di Oddo De Grandis, proprio con la collaborazione della curatrice dell’Israel Museum, è ora ospite del museo ebraico della città. E proprio all’Israel Museum è grande lo spazio dedicato ai libri illustrati per i bambini e addirittura nei testi ufficiali di presentazione di una delle sezioni del museo dedicate ai bambini, la Ruth Youth Wing for Art Education, si può leggere che “l’esistenza in un museo di una biblioteca per bambini il cui focus sia l’illustrazione dovrebbe essere naturale, perché l’illustrazione è principalmente un’opera d’arte.” Un approccio che parrebbe logico e naturale, ma che non è affatto comune. “Da noi – spiega ancora Granot, che vi lavora – i libri sono catalogati e ordinati per illustratore, non per autore come di solito avviene nelle biblioteche per bambini. Così si abituano subito a riconoscere mani diverse, stili a volte talmente distanti gli uni dagli altri che possono modificare radicalmente la percezione di una stessa storia. L’educazione all’arte è una priorità assoluta, e le illustrazioni dei libri sono le prime opere d’arte che i bambini prendono in mano. Sono importanti, al punto che spesso abbiamo una memoria precisa di una certa illustrazione vista da bambini, più precisa del ricordo della storia. Ma non sappiamo praticamente mai chi era l’illustratore”.
Eppure gli illustratori hanno un ruolo fondamentale, fungono da tramite tra parole e immagini, vivono sul confine fra i due mondi e sono, nel senso più ampio del termine, dei mediatori. Possono trattare argomenti drammatici o leggeri, essere divertenti o serissimi, e spaziano dall’illustrazione per l’infanzia alla satira politica. Gli illustratori israeliani hanno in genere un approccio coraggioso, molto radicale, che li sta portando ad ottenere sempre più spesso riconoscimenti anche prestigiosi al di fuori del loro paese. Alcuni artisti hanno scelto di confrontarsi con i grandi classici, reinterpretando testi universali, noti ai bambini di tutto il mondo. I giovani illustratori israeliani sfidano le convenzioni visive, e forse anche le tendenze più universali o commerciali. Che sia un uso particolare degli spazi bianchi, la distorsione delle forme, o in genere la capacità di creare nuovi linguaggi in un ambito che dal punto di vista estetico ha certamente delle forme di rigidezza, tutto porta a un tentativo di infrangere le regole tradizionali di un mercato che accetta difficilmente le rotture con la tradizione. Orna Granot a questo proposito spiega come “sia difficile, nella realtà, presentare un testo o un’illustrazione nei libri per bambini che sia manifestamente arte sovversiva ottenendo popolarità commerciale. È dunque sorprendente e gratificante sottolineare che la transizione verso una rappresentazione più complessa, talvolta ombrosa, dell’infanzia emerge chiaramente in molte illustrazioni attualmente pubblicate”. Tra gli artisti più maturi c’è la capacità, per esempio, di produrre illustrazioni anche cupe, eppure fresche, e interessanti per i bambini che ne sono giustamente attratti, molto più che dalle immagini stereotipate, fatte di stili noti e già visti ovunque che non sono più capaci di incuriosire, di far pensare.

Ada Treves, Pagine Ebraiche, aprile 2014

(24 marzo 2014)