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Ticketless – I buoni (e i cattivi)

cavaglionLuca Rastello è un bravo saggista, cui si devono importanti inchieste sulle guerre nei Balcani, la Tav, i narcotraffici. Si può dissentire, ma l’indipendenza del giudizio non è in discussione. Il suo esordio nella narrativa (Piove all’insù, Bollati-Boringhieri, 2006) fu salutato da larghi consensi. “I Buoni” (Chiarelettere) smaschera i finti buoni che operano nelle organizzazioni no profit, nel volontariato che incanta con le parole e pugnala alle spalle gli ingenui. Una spietata denuncia contro il “tradimento dei chierici”. In uno dei personaggi del libro, don Silvano, i lettori, specie a Torino, non hanno avuto difficoltà a riconoscere il leader di una associazione che dispone di molti appoggi politici, il cui leader appare assai spesso in televisione. Le reazioni sono state aspre, ma non sono entrate nel merito del romanzo, perché in Italia se scrivi un libro scomodo non vieni criticato. Vieni semplicemente ignorato. Sopire, tacere. Una vecchia regola di manzoniana memoria.
libro rastelloDi questo libro bello e coraggioso invece bisogna parlare e consigliarlo agli amici: racconta una storia di emigrazione, di violenza e di reclusione. Contesta l’idea diffusa secondo cui la legalità sarebbe un valore assoluto e non invece un metodo. In nome della legalità si possono infatti coprire nefandezze, senza bisogno di essere Eichmann. Se qui parlo del romanzo di Rastello è per segnalare un paradosso che ci riguarda da vicino: da quel mondo di pseudo-buoni sovente parte una pseudo-analisi dei “cattivi” ossia dei nazisti e del sistema concentrazionario. Tra le mille iniziative dei “buoni” vi sono i treni della memoria dove a migliaia di studenti vengono somministrati improbabili paragoni storici, supponiamo tra mafia e Shoah. Auschwitz e Capaci pari sono: la memoria diventa un valore assoluto e astratto come la legalità. Assolutamente da non perdere l’ultima fatica di Rastello: oltre ad essere un buon romanzo, aiuta a tenere aperti gli occhi sulle contraddizioni del nostro malinconico presente.

Alberto Cavaglion

(18 giugno 2014)