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In cornice – High Line

liberanomePerché il profondo West Side di New York è così alla moda? Merito delle splendide gallerie d’arte, ma anche della High Line, un vero capolavoro di recupero architettonico della sede di una vecchia linea ferroviaria. Quindi chapeau al lavoro dello studio Diller, Scofidio + Renfro, a cominciare da Elizabeth Diller, nata a Lodz da una famiglia di sopravvissuti alla Shoah e oggi autrice di una serie di progetti che ridisegnano la Grande Mela. L’High Line era la sede sopraelevata di binari che costeggiavano il fiume Hudson sul lato Ovest di Manhattan e ormai in disuso da tempo. La sede ferroviaria era stata in parte smantellata per far posto a case, ma una buona porzione, fra Gansevoort Str (a sud della 1a strada) e la 30esima strada era ancora in piedi e pericolante. In realtà, tutta la zona era tradizionalmente la meno attraente di Manhattan (Bronx escluso), anche se già da un paio di decenni il recupero era iniziato grazie alla grandi gallerie d’arte che ne avevano fatto il proprio centro. Ma al di là di alcune splendide costruzioni, l’area mancava di un’anima finché non è stata inaugurata la High Line: la sede dei binari, è diventata un parco urbano, una camminata piacevolissima in un ambiente riscattato con utilizzo di materiali (parti di binari, ghiaia, metallo di colore dei binari) che richiamano il vecchio uso, oppure altri che hanno le dimensioni delle traversine e che servono per creare l’ampio percorso pedonale. Splendide le sedie (quasi a sdraio) in legno che appoggiano su piccole ruote che scorrono sui vecchi binari o che sono fisse sui quei binari. Splendida l’idea di fra crescere del verde fra i vecchi binari o nella ghiaia. A tratti le traversine spariscono del tutto e si crea uno spazio ampio, occupato da banchetti di bibite o di gelati (sempre particolari) o acquistare libri. Notevole l’idea di creare una sorta di teatro in legno che guarda la città, la realtà, che è la vera protagonista. Insomma un percorso mozzafiato – al termine del quale fa capolino qualche pensiero sull’impatto disastroso della Shoah per tutta l’umanità.

Daniele Liberanome, critico d’arte

(28 luglio 2014)