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Museo della Shoah, allo studio nuove soluzioni

“La richiesta degli ex deportati di un Museo attivo subito può essere accolta in una sede provvisoria, in attesa dell’ultimazione dei lavori dell’edificio definitivo nell’area di Villa Torlonia. Questa soluzione è perfettamente compatibile con la necessità dell’amministrazione comunale di aggiudicare una gara d’appalto che avrebbe dovuto essere conclusa da mesi e con l’aspettativa di un Museo della Shoah degno di questo nome da parte della cittadinanza”. È quanto afferma Luca Zevi, progettista a Villa Torlonia, relativamente alle voci e ai nuovi scenari apertisi nelle ultime settimane sulla costruzione del luogo che a Roma raccoglierà le memoria della deportazione e dello sterminio degli ebrei italiani. Una soluzione che Zevi sviluppa, più approfonditamente, in una lettera inviata ai membri del cda della Fondazione Museo della Shoah.
Il suo intervento ruota attorno a un interrogativo: come uscire dall’attuale situazione di conflittualità condotta tramite quelli che definisce “colpi di indiscrezioni agli organi di stampa”? Ripartendo dalla proposta originaria del Testimone della Shoah Piero Terracina. Questi quindi i passaggi che vengono individuati: “Procedere risolutamente all’aggiudicazione della gara d’appalto integrato per la progettazione esecutiva e la realizzazione del museo nell’area di villa Torlonia, onde poter celebrare solennemente la posa della prima pietra il 27 gennaio 2015; individuare contemporaneamente una sede provvisoria (possibilmente in prossimità di quella definitiva), da inaugurare lo stesso 27 gennaio, nella quale allestire un’esposizione temporanea dei materiali del museo fino all’ultimazione dei lavori di realizzazione dell’edificio definitivo”.
Una soluzione, sottolinea ancora, “che tiene conto di tutte le esigenze emerse nel dibattito degli ultimi giorni e soprattutto delle sacrosante esigenze avanzate dagli ex deportati, consentendoci di superare una brutta difficoltà di percorso e di scongiurare il rischio di una paralisi del lungo cammino intrapreso insieme, che abbiamo invece tutti il dovere di condurre alla destinazione concordata nel corso degli anni, ufficialmente approvata dal Comune di Roma e già finanziata”.
In vista della riunione del Consiglio comunitario di giovedì 11 settembre continuano a rincorrersi le voci: a questo punto, stando a quanto scrivono i giornali, non è da escludere che ci si impegni a inaugurare all’Eur la mostra sulla liberazione dei lager nazisti inizialmente prevista al Vittoriano per il prossimo 27 gennaio e allo stesso tempo di implementare l’azione su Villa Torlonia. In Campidoglio, si legge su Repubblica, sarebbe stato intanto chiesto un parere all’avvocatura “sui possibili rischi di danno erariale evocati nei giorni scorsi dal senatore Pd Luigi Manconi con una lettera al sindaco Marino pubblicata dall’Huffington Post”. Con una risposta che, si spiega, “avrebbe consigliato molta cautela”.
Continua a sostenere l’ipotesi Eur il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, che dice: “Abbiamo iniziato a dare l’assist alla sua realizzazione a Villa Torlonia già dal 27 gennaio 2004, sono passati 10 anni. In quell’occasione immaginavamo con l’allora sindaco di Roma Walter Veltroni di vederlo realizzare in poco tempo. A questo punto dobbiamo fare tutti un passo indietro: la parola passa ai veri protagonisti, che sono i sopravvissuti”. A sostegno di questa ipotesi una petizione lanciata da alcuni iscritti con una raccolta firme in corso al Portico d’Ottavia e in altri quartieri. “Sì a un museo, reale e definitivo. È importante per i sopravvissuti, per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti”, è lo slogan dell’iniziativa. Nel testo introduttivo un breve commento da parte dei sopravvissuti alla Shoah Giuseppe Di Porto, Sami Modiano e Piero Terracina e alcune riflessioni sviluppate dai nipoti a nome dei Testimoni (oggi scomparsi) Angelo Di Porto, Marisa Di Porto e Giulio Amati.
Di diverso taglio altre iniziative lanciate in questi giorni, come l’appello dell’Istituto Nazionale di Architettura a favore di Villa Torlonia. “Comprendiamo l’esigenza di celebrare adeguatamente il settantennale dell’apertura dei cancelli di Auschwitz il prossimo 27 gennaio 2015 avanzata opportunamente da alcuni ex deportati. Tale esigenza – si legge sul sito – può essere soddisfatta dal una solenne cerimonia di posa della prima pietra in quella data e, contemporaneamente, dall’inaugurazione di una sede provvisoria del museo che possa ospitare un’esposizione temporanea dei materiali raccolti, fino alla conclusione dei lavori dell’edificio definitivo”. A mobilitarsi anche il giornalista del Corriere della Sera Paolo Brogi che, in una lettera aperta indirizzata a Piero Terracina, scrive: “L’accordo con l’Ente Eur è ancora da concludere, a quanto pare, e richiederebbe poi un consenso del consiglio Comunale, che non si sa come si esprimerà sulla questione. Tutto ciò comporta l’abbandono, come è noto, del progetto sul terreno adiacente a Villa Torlonia, per il quale sono stati profusi sforzi e intelligenze. Il risultato da raggiungere appare peraltro piuttosto modesto. Se fosse stato promosso dalla giunta Alemanno chissà cosa sarebbe stato detto”. Caro Piero, si domanda quindi il giornalista, “è questa la conclusione che davvero ti aspettavi quando hai sollevato il problema di trovare un nuovo spazio per il Museo della Shoah per permettere ai superstiti di avere in tempi brevi un luogo dove conservare la memoria di ciò che orribilmente è stato?”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(9 settembre 2014)