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… distinguere

L’ultimo intervento di Sergio Della Pergola sull’estremismo di gruppi (gruppuscoli, speriamo) che vogliono sovvertire le istituzioni dello Stato d’Israele e i recenti fatti di Colonia mi producono un analogo sentimento: non si può mai rimanere uguali a se stessi. È necessario trovare il coraggio di distinguere all’interno delle cose che si amano ciò che non è possibile accettare. E non si può accettare l’estremismo omicida, o fiancheggiatore di omicidi, di certo fanatismo israeliano, perché la disumanità non fa bene alla società e alla politica di Israele, né si può accettare, in Europa, il relativismo di una cultura di immigrazione che riporta la civiltà occidentale alla cultura delle caverne. Il giudizio non è nuovo e non è certo difficile da condividere. Ciò che invece credo sia difficile è cercare di rimanere sereni e non lasciarsi andare, a nostra volta, a sentimenti estremi, quei sentimenti che potrebbero farci condannare Israele, tout court, o l’Islam, tout court. Diventare tutti D’Alema o diventare tutti Salvini non è affatto difficile, ma bisogna resistere. E per resistere bisogna un po’ cambiare la propria indeflettibile fede nell’assoluto delle cose e delle persone. Bisogna riconoscere che anche in Israele qualcosa non funziona, e bisogna riconoscere che anche nell’Islam qualcosa non va. E non si può difendere Israele solo perché il nostro cuore sta lì, e non si può difendere tutto ciò che è islamico soltanto perché la cosa è politically correct. Bisogna riuscire a distinguere e a distanziarsi, dando alle cose il giudizio che meritano. Lo sforzo che ci si richiede non è certo da poco, perché gli avvenimenti recenti stanno ribaltando le convinzioni di molti di noi che, a destra o a sinistra, avevano fino a ieri solide posizioni da sostenere. Ora le convinzioni stanno traballando. Si vorrebbe cercare di evitare la deriva. Voglio continuare ad amare Israele, un Israele che si riavvicini sempre più ai suoi ideali originari, e voglio continuare a pensare che l’accoglienza di immigrati disperati in Europa sia ancora possibile. Ma per questo qualche cosa deve cambiare. E, per tornare a questioni comuni, credo che l’educazione alla civiltà sia un problema fondamentale da affrontare.

Dario Calimani, anglista

(12 gennaio 2016)