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In ascolto – Eli Eli

milanoSara Segal ha solo 16 anni quando la neonata compagnia teatrale diretta da Abraham Goldfagen, all’epoca la prima e unica composta da professionisti, si ferma nel suo villaggio natio, in Romania. È l’inverno 1876-1877 e per la prima volta si decide che il ruolo della nipote nella commedia “Die Bobe mit’n Enikel” verrà affidato a una donna. Ed è così che Sara Segal, giovane sarta, sale sul palco e si innamora del teatro, ma a quell’epoca alle ragazze di buona famiglia, talento o no, è vivamente sconsigliata la vita dell’artista girovago. Quando la mamma mette il veto, Sara trova la soluzione: sposa uno dei tre responsabili della compagnia e insegue il suo sogno, il teatro in yiddish, a cui rimarrà legata fino alla fine dei suoi giorni.
Sara Segal diventa così Sophie Goldstein, si esibisce a Bucarest, a Odessa e in tutta la Russia imperiale, poi si sposta in Galizia, a Berlino e in altre località della Germania e infine torna in Romania. Alla morte del marito sposa un altro attore, Max Karp e con il nome di Sophia Karp attraversa l’oceano ed è proprio a New York che diventa protagonista di una curiosa vicenda musicale. Nell’aprile 1896 la direzione del Windsor Theatre sulla Bowery mette in scena un dramma dal titolo “The Hero and the Brocho or the Jewish King of Poland for a Night” e affida al compositore Jacob Sandler la scrittura delle canzoni.
Moishe Hurwitz, autore della sceneggiatura, esprime la necessità di avere un brano triste, simile a una preghiera. In una sola notte Sandler compone “Eli Eli”, ispirata al Salmo 22 e l’esecuzione viene affidata all’ebrea Sophia Karp. Il successo della canzone è immediato, sono in molti a eseguirla, altrettanti a creare nuovi arrangiamenti che si discostano spesso dall’idea originale. Spettacolo dopo spettacolo, pubblicazione dopo pubblicazione, Eli Eli non è più di nessuno e il suo autore, Jacob Sandler, si premura di raccontare ai giornali americani la verità, sperando che poco alla volta il suo nome ritorni giustamente su partiture e programmi di sala.
Ma aldilà dei problemi sul diritto d’autore, certo seri, c’è un elemento ancor più interessante: quella melodia che i grandi cantori, tra cui anche il famoso Yossele Rosenblatt, hanno accolto lungo gli anni nel novero dei brani liturgici e religiosi e hanno diffuso in ogni comunità ebraica americana, esiste grazie a una donna, che scelse di non fare la sarta nello shtetl ma di dare voce al suo talento.

Maria Teresa Milano

Consiglio d’ascolto:

(17 novembre 2016)