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…unicità

L’unicità dell’evento-Shoah rispetto a tutti gli altri numerosi casi di sterminio di massa viene sostenuta in vari modi, tutti validi; si tratta di un complesso di elementi che presi nel loro insieme vanno a disegnare un evento eccezionalmente grave che è stato negli ultimi anni assunto come punto di riferimento ineludibile di riflessione etica sul peso della storia che ci portiamo alle spalle. Tentiamo di schematizzarli brevemente: unico caso nella storia in cui pregiudizi alla base di un’ideologia secolare come l’antisemitismo conducono a progettare lo sterminio di un intero popolo, azione che da allora viene chiamata “genocidio” (termine ora in gran voga e di cui ampiamente si abusa); unico caso in cui la civiltà europea tenta di eliminare in modo largamente volontario una parte fondamentale del suo patrimonio umano e culturale; unico caso in cui l’intera macchina militare e burocratica di uno stato assume come fine programmatico lo sterminio di un popolo; unico caso in cui la furia persecutoria propria di un uomo (Hitler) si trasforma in azione che verrà messa in pratica da chi riconosceva in questo uomo il proprio leader; unico caso in cui un’intera generazione di un popolo – quello tedesco – partecipò in vari gradi e con minime eccezioni a un genocidio.
Non si tratta – come a volte si sostiene – di considerare la Shoah come evento particolare solo perché ha colpito gli ebrei. Certo, gli ebrei sono morti a milioni, vittime di una macchina inaudita di sterminio. Ma non è in questo che risiede l’unicità. Ogni morte violenta è di per sé “unica” e impone una riflessione etica che conduca all’elaborazione di una necessaria memoria. L’unicità della Shoah, oltre che negli elementi elencati schematicamente, risiede – a mio parere, e sulla scorta. dell’insegnamento di Bauman – nel fatto che si tratta di un meccanismo che nasce all’interno di un mondo occidentale, liberale, industrializzato, tecnologicamente avanzato che nella sua presunzione di superiorità morale verso altre civiltà è stato capace di produrre sì cose ottime (dagli antibiotici al motore a scoppio, dalla democrazia al cinema a quel che si vuole aggiungere) ma anche prodotti terribili come la Shoah e la bomba atomica. Ma se l’atomica è un’elaborazione, per quanto traumatica, prodotta da un’élite di politici, scienziati e militari e utilizzata in modo a dir poco discutibile, la Shoah senza la partecipazione di massa degli europei, che in vari gradi e con diverse responsabilità si sono trasformati in carnefici, non avrebbe potuto essere realizzata; è per questo che si può parlare di “macchina” dello sterminio .
Oggi la Memoria della Shoah è un dovere, per rammentarci che la sua unicità risiede nel fatto di essere un nostro prodotto e il non ricordare, il non rifletterci (nel senso di guardarci allo specchio di questo evento), significherebbe di fatto accettare l’idea che tutto ciò potrà ripetersi, perché no, con la nostra partecipazione attiva. Di conseguenza, ognuno di noi ha il dovere di individuare nel presente quei fenomeni sociali, o quelle azioni politiche che se sul momento possono sembrarci delle semplici ingiustizie, potenzialmente possono alimentare e riprodurre nel tempo una “macchina dello sterminio” che se parte è poi molto complicata da fermare.

Gadi Luzzatto Voghera

(10 febbraio 2017)