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“Da questa area è possibile accedere alle immagini raccolte e catalogate dall’Archivio fotografico a partire dal 2001. Le fotografie qui pubblicate provengono da varie collezioni e costituiscono il patrimonio fotografico della Fondazione CDEC. La sezione viene costantemente arricchita di nuovi materiali”. Queste sono le parole poste a titolo della sezione fotografica della Digital Library alla quale lavorano con passione e competenza ricercatori e volontari della Fondazione CDEC da molti anni. Si tratta di un progetto di lunga durata, che valorizza un patrimonio storico e memorialistico che troppo spesso resta inconsapevolmente chiuso nei cassetti delle case delle famiglie ebraiche italiane. È materiale che non possiamo rischiare di perdere, e che siamo quindi impegnati a valorizzare seguendo percorsi tematici che in futuro aiuteranno i ricercatori o i semplici curiosi a ritrovare sguardi, paesaggi, atmosfere familiari, memorie, oggetti, edifici. Le strade da intraprendere per la valorizzazione di questo materiale sono molte, e di sicuro la più rilevante e produttiva è la mostra tematica. Lo testimonia la commovente esposizione sul 16 ottobre 1943 realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma, che si è arricchita “in corso d’opera” di numerose fotografie che le famiglie ebraiche romane hanno estratto dai cassetti nascosti e portate in mostra, perché ci volevano essere anche loro, perché volevano testimoniare che anche loro c’erano. Un’altra occasione sarà la grande mostra sugli ebrei italiani e la Grande Guerra che il CDEC sta preparando per il prossimo settembre in collaborazione con la Fondazione MEIS a Ferrara. In pratica l’oggetto fotografico diviene non solo un bene da raccogliere, conservare e descrivere, ma un vero e proprio oggetto di interazione culturale, che lega i singoli, le famiglie e le istituzioni culturali ebraiche in un progetto complessivo di valorizzazione e recupero di materiale che, altrimenti, andrebbe fatalmente disperso. Il CDEC in questi giorni ha deciso di accorpare l’archivio fotografico con l’archivio documentario, in modo da rendere più funzionale il lavoro di raccolta, di digitalizzazione e di catalogazione. Le decine di migliaia di immagini sono consultabili nel nostro archivio, e i ricercatori ne mettono a disposizione sul web una selezione arricchita da informazioni biografiche e bibliografiche e da appositi percorsi concettuali, in modo da fare della fotografia uno strumento didattico e di studio. Di questi tempi i nostri ragazzi utilizzano lo scatto fotografico come mezzo per comunicare sensazioni, idee, sapori; usando Instagram o Snapchat si dicono molto di più di quel che noi si possa pensare, dimostrandoci che è l’immagine – oggi – il principale medium di comunicazione. Valorizzare le foto del passato ci aiuta – ne siamo certi – a collegare la nostra ricerca storica con la contemporaneità, magari aiutandola a fornirle un senso.

Gadi Luzzatto Voghera, Direttore Fondazione CDEC

(24 febbraio 2017)