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…antisemitismo

Mi telefona un giornalista da Israele. Intervista sull’antisemitismo nell’Italia contemporanea. Domande più o meno scontate: ma c’è antisemitismo in Italia? Che ruolo ha nella politica contemporanea? Ma la Lega com’è? E l’Islam? E l’immigrazione? Una visione contingente che non consente di farsi un quadro reale del ruolo che l’antisemitismo ha giocato nella costruzione di un immaginario sommerso e radicato nel profondo. A volte dormiente, altre spumeggiante, l’ostilità antiebraica italiana si nutre di una letteratura propria e per lo più misconosciuta. Chi volesse occuparsi della cura di un’antologia tutta italiana (altro che Mussolini ispirato da Hitler!), dovrebbe inoltrarsi nella pamphlettistica dell’Ottocento. Ecco alcuni consigli di lettura: Francesco Gambini, Dell’ebreo possidente, Torino 1815; dello stesso autore anche Della cittadinanza giudaica in Europa, Torino 1834. Era un funzionario giacobino, passato in seguito a servizio di casa Savoia. Gambini è l’espressione più precoce, violenta e diffusa di un antisemitismo “nazionale” italiano. Poi si passi a padre Ferdinando Jabalot, Degli ebrei nel loro rapporto con le nazioni cristiane, Roma 1825. Era un predicatore Domenicano, una delle più cristalline testimonianze di antisemitismo cattolico. Un testo più tardo è poi quello del padre gesuita Antonio Bresciani, L’ebreo di Verona, pubblicato a puntate dalla “Civiltà Cattolica” negli anni 1850-51. Uno scritto fondamentale, nel quale la figura dell’ebreo viene ormai accomunata a quella del liberale borghese “anticristiano” nella polemica contro il progresso che sarà fondamento essenziale della rottura fra Chiesa e Stato unitario fino all’inizio del secolo XX. Trent’anni più tardi si va decisamente sul pesante quando un anonimo dà alle stampe a Prato Il sangue cristiano nei riti ebraici della moderna sinagoga (1883). Un volumetto che propone come reale pericolo tutto il bagaglio di superstizioni legate ai riti ebraici. E non mi perderei di Paolo Mantegazza, La razza ebrea davanti alla scienza, in “Il Fanfulla della Domenica” 20-27 settembre 1895. Igienista di chiara fama e dichiaratamente non antisemita, è protagonista di una chiara espressione di antisemitismo razzista della prima ora. Il testo diede il via a una dura polemica con l’economista ebreo Leone Carpi. Mi fermerei qui. Nel Novecento ci sarà ben altro, ma i fondamentali sono tutti qui. Buona lettura.

Gadi Luzzatto Voghera, Direttore Fondazione CDEC

(14 novembre 2018)