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…terrorismo

Questo inizio anno è scandito da una serie di attentati. Cina, Gran Bretagna, Giappone, Germania, tutti luoghi in cui disagiati di vario tipo si sono scagliati con macchine e coltelli su gente inerme. Stupiscono le pseudo-motivazioni di queste persone quasi sempre con precedenti clinici: in Cina si tratta di un individuo «anti-sociale», così come da quelle parti si definiscono gli oppositori del sistema; a Manchester di una persona che pare urlasse «Viva Allah»; in Germania (Bottrop) sembra che la persona coinvolta sia l’ennesimo (già successo in Gran Bretagna, Canada, Usa, Italia, Norvegia) che ce l’aveva con gli stranieri; in Giappone l’attentatore ha dichiarato alla polizia di voler protestare contro la pena di morte. Così, mentre ci spendevamo in puerili teorie senza alcuna consistenza politica e geopolitica, che insistevano su fantomatiche battaglie di Lepanto e di sostituzioni etniche, la realtà vera è che il jihadismo faceva scuola ben oltre i propri confini, divulgando un metodo di uccisione totalmente anarchico e incontrollabile. Questa sembra essere la cifra del nostro tempo. Naturalmente, però, a ben pochi interessa vedere l’intero, così ognuno continuerà a contare i morti che gli fanno più comodo per vedere confermati i fantasmi che si agitano nella propria testa. Come diceva il grande Giorgio Gaber: «Non facciamoci condizionare dalla realtà».

Davide Assael, ricercatore

(2 gennaio 2019)